Gara perfetta, combattuta dal primo all’ultimo metro

Descrivere la Zegama-Aizkorri dopo averla vissuta da spettatore è molto difficile. Tante sono le immagini e le emozioni vissute che farne una sintesi è praticamente impossibile. Lo scorso anno chiesero a Kilian Jornet di descriverla e lui disse ‘Zegama è Zegama’, semplice ma molto efficace. Quest’anno al termine della sua prova, Fabio Bazzana ha confidato qualcosa del tipo ‘«qui è inutile girarsi, tanto hai sempre qualcuno dietro». Zegama è l’essenza dell’agonismo, della sportività e del coinvolgimento. Zegama è Zegama.

10:48 – SANCTI SPIRITU – A dire il vero già il solo nome incute un qual certo timore. Nulla in confronto a quello che nella realtà dei fatti attende gli atleti in gara  e gli spettatori che si recano per la prima volta nel tempio dello Skyrunning. Il Sancti Spiritu è molto facile da descrivere, vi è un punto di ristoro posto al termine di una discesa e da li parte un muro che in realtà è prato in forte pendenza e che costituisce la prima parte della salita all’Aizkorri. Uno strappo che non può non far male alle gambe. Il pubblico presente, al pari di un finale di tappa alpina al Tour de France, ma su un colle di quelli che contano. Fulvio Dapit, più che un veterano della corsa un pezzo di storia della stessa, dice che non ha mai visto tanto pubblico come quest’anno. Le prime stime parlano di 5000 persone. Si scierano i fotografi cercando il punto giusto per immortalare gli attimi preziosi. Jordi Saragossa e Ian Corles sono concentrati e non lasciano nulla al caso, vogliono lo scatto dell’anno. Dalla cima del prato, dove una staccionata di legno delimita il pascolo dalle primo rocce, è facile intuire quando stanno per arrivare i primi concorrenti perché il frastuono è realmente assordante. Ci siamo, tutti aspettiamo Kilian Jonet, ma la vera attesa e per scoprire chi questa volta è riuscito a stare al suo ritmo. Tempo pochi minuti e sbucano dal tornante due atleti, sono lo stesso Kilian e Marco Degasperi. Oggi ho scoperto che anche loro sudano perché il Sancti Spiritu non fa sconti a nessuno, neanche a due grandissimo come loro. Perfetti, all’apice dello sforzo, con i piedi sempre in spinta e molto concentrati. Nei pochi secondi del loro passaggio, è come se il frastuono delle trombe svanisce, tutti ci concentriamo su uno sguardo, un reespiro, un particolare.  Passano in 1h48’ dopo 21 km di gara. A più di un minuto, i primi inseguitori tra cui l’italiano Tadei Pivk. Tra le donne, è in testa l’americana Stevie Kremer e  ha un vantaggio di 1 minuto su Fmelie Forsberg e di 4 minuti sull’italliana Silvia Serafini. Stevie è preoccupata, dice che in discesa è probabile che la riprendano. Nuria Picas è attardata e il suo passo è meno convincente di chi la precede. Come da tradizione, il pubblico attende il passaggio degli ultimi e li applaude esattamente come i primi. Zegama è Zegama.

12:54 – ZEGAMA – Il record è li a portata di mano e può finalmente essere infranto dopo 8 anni. Chi arriva per primo sul traguardo, però, si chiama Kilian Jornet (Salomon Santiveri) e come è ormai risaputo nessuno schema terreno gli appartiene. Nulla vale più del saluto alla folla prima di tagliare il traguardo tantomeno i 20 secondi dal 3h54’18’’ di Rob Jebb e neanche i 5 sul secondo, Luis Alberto Hernando (Adidas). Solo loro due sanno come hanno corso l’ultimo chilometro, noi lo intiuiamo vedendoli ansimare e piegarsi in due dallo sforzo. Meno di 5 minuti dopo, è la volta di Tadei Pivk (Team Crazy) e dell’Italia che ancora una volta entra nella storia della grande corsa basca. Arriva anche l’ottavo posto di Daniele Cappelletti (Valetudo Skyrunning). Seguono, ventesimo l’inossidabile Fulvio Dapit (Team Crazy) e ventisettesimo il giovane Fabio Bazzana (Team Crazy) che chiude la sua prova con lo sprint sullo spagnolo Angel Arrieta  tra una vera e propria ovazione del pubblico. Zegama è Zegama.

13:40 – ZEGAMA – Kilian è appoggiato alla transenna e parla con sua mamma Nùria. Aspettano l’arivo di Emelie che è attesa da li a breve sulla linea del traguardo. E’ quindi la volta  le donne ma c’è poco tempo per festeggiare tanto sono intense e veloci le emozioni. La svedese Emelie Forsberg (Salomon) precede di 1’40’’ la spagnola Nuria Picas (FEEC-Buff) che a sua volta ha 3 soli secondi sull’americana Stevie Kremer (Salomon Agisko). In meno di due minuti, la pratica del podio femminile è risolta. La Picas, fa il segno alla Kremer che la teneza d’occhio negli ultimi chilometri cercando di amministrare l’esiguo vantaggio. Per loro due, un testa a testa ininterroto dal 34° chilometro. Lontana dal suo tempo record che resiste ma con una prova maiuscola l’italiana Emanuela Brizio (Valetudo Skyrunning) chiude in quarta posizione assoluta e sesta è la connazionale Silvia Serafini (Team Salomon Agisko) che si porta a casa una gran bella esperienza ma anche una brutta slogatura alla caviglia. Con il decimo posto di Debora Cardone sono quindi cinque gli atleti italiani che entrano nei primi 10, due uomini e tre donne. Ma qui si sa, il podio è allungato, entrare nei trenta a Zegama vuol dire avere il talento e la cattiveria per saper spingere dall’inizio alla fine, senza nessuna sosta tanto da alzare gli schizzi di fango fino alla schiena. Zegama è Zegama.

BRIVIDI – Fulvio Dapit e Stephanie Jimenez a pranzo confidano che arrivati al Sancti Spiritu, al cospetto del pubblico presente,  hanno avuto la pelle d’oca, non figurata ma reale. Ho notato lo stesso particolare su alcuni atleti al traguardo con la pelle d’oca sulle gambe Le due curve finali del percorso sono impressionanti, due ali di folla che sanno cosa dire e, soprattutto, come dirlo. Anche per me, da ieri, Zegama è Zegama.

LE PROSSIME TAPPE – Archiviata la prima Ultra, la Transvulcania, e la prima Sky, il verdetto è praticamente univoco. In entrambe le gare, primo Kilian e secondo Luis Alberto, prima Emelie e secinda Nuria. Le Skyrunner® world Series 2013 si trasferiscono prima ad Andorra per la seconda Ultra, il 21 giugno con la Ronda dels cims di 170 km e la settimana dopo a Chamonix per la Marathon du Mont Blanc.  Lo spettacolo continua.
 

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