Zegam-Aizkorri, come si costruisce il mito

La storia della manifestazione radicata in quella del suo stesso territorio

Per la prima giornata trascorsa durante la trasferta spanola si Zegama, avevo immaginato di sintetizzare le impressioni raccolte dagli atleti incontrati oggi.Ho deciso di concentrarmi alla sua stesura dopo cena come se instintivamente avessi pensato che la serata mi avrebbe offerto ulteriori spunti di riflessione. E infatti, tra un bicchiere e l’altro, la stessa è terminata parlando di Mario Poletti con alcuni abitanti del posto.

IL MUSEO CITTADINO – Questo epilogo di giornata in realtà è anche la più logica prosecuzione del suo inizio. In mattinata, infatti, quasi per caso mi sono trovato  visitare il museo del paese. Questo, ubicato all’interno di una costruzione interamente in pietra accuratamente ristrutturata, offre ai suoi visitatori una prima immagine chiara di cosa rappresenti la corsa in questione per i suoi cittadini. Uno dei tre piani, infatti, è quasi interamente dedicato alla Zegama-Aizkorri mendi maratoaia.Vi è un po’ di tutto, dai pettorali di alcuni protagonisti, alle maglie e le scarpe utilizzate nel corso delle 11 edizioni disputate. Sinceramente non so se in Italia esista qualcosa di simile ma rendere permanente la promozione di un evento sportivo che, tra l’altro, ha lo scopo di promuovere il suo stesso territorio, all’improvviso mi è parso qualcosa di molto logico e razionale.

MARIO POLETTI IL GRANDE – Quando gli atleti erano ormai già a dormire, sotto le loro finestre si è accesa un vibrante dibattito con alcuni abitanti del paese. Il tema di discussione, chi sia realmente stato il più forte tra tutte le edizioni disputate. Riconoscendo la grandezza della prestazione di Rob Jebb, in particolare nellla discesa finae, e inchinandosi allo strapotere di Kilian Jornet, chi ha veramente lasciato il segno è stato sicuramente Mario Poletti. Se ne ricorda, in particolare, la grinta e la determinazione in gara. La discussione è molto tecnica, analizzando le prestazioni dei principali protagonisti nei singoli tratti di gara. Si perchè la Zegama-Aizkorri, come accade per  le grandi classiche, nel corso dei tutte le edizioni non ha mai registrato una sola modifica del suo percorso originario, neanche di un solo metro. Lo stesso percorso è quindi diventato un riferimento preciso, il metro di paragone delle generazioni che nel frattempo si succedono.

KILIAN LA STAR –  Nel pomeriggio, al termine dell’allenamento che Kilian ha fatto con Michel Lanne, il mio sguardo all’improvviso si è soffermato su tre o quattro banbine che ridevano mentre erano sedute su una panchiana alle spalle del campione spagnolo. Istintivamente mi avvicino e chiedo a una di loro perchè stessero ridendo. Mi fanno capire, imbarazzate, che avrebbero voluto chiedere un autografo al loro beniamino. Nel frattempo, lo stesso Kilian era già rientrato in albergo e mio malgrado non potevo più essere il loro ambasciatore come invece avrei voluto fare. Gli do appuntamento per l’ora di cena promettendogli che avrei chiesto allo stesso Kilian di uscire dall’albergo per incontrarle. Giunta l’ora, evidentemente la voce si era sparsa e le bambine erano diventate una quindicina. Tutte pronte, ciascuna di loro con un foglietto e una penna in mano. Alla fine, non sono riuscito a realizzare se fossero più imbarazzate loro nel chiederlo o lo stesso Kilian nel concedergli un autografo.

Domani, alle ore 9:00, ricognizione dell’ultima parte del pefcorso che con molta probabilità sarà il punto cruciale dell’intera gara. Il tratto di rocce, infatti e ricoperto di fango e le scarpe più adatte, insieme all’abilità tecnica, faranno sicuramente la differenza.

L’italiano Marco Degasperi è dato per partente, cercheremo di capire domani se tennterà di disputare l’intera gara o solo una parte.

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