Al TORX i numeri arrivano sempre dopo. Prima ci sono le montagne, le notti, il sonno che manca e una Valle d’Aosta attraversata da un capo all’altro. Solo alla fine resta il tempo, quello che decide le classifiche e quest’anno ha riscritto più di un record. L’edizione 2026 ha portato ancora una volta il TORX oltre i suoi stessi riferimenti, con prestazioni che hanno cambiato la storia del TOR330, del Tot Dret e del Tor des Glaciers.
Dopo dieci giorni di gare, ha lasciato dietro di sé cinque nuovi record e 1.789 finisher su 2.606 partenti, il numero più alto nella storia della competizione. Ma più ancora dei numeri complessivi, è stata la qualità di alcune prestazioni a dare un significato particolare a questa edizione.

Il TOR330 ha visto un nuovo record assoluto e un risultato storico per la classifica femminile. Il TOR130 ha portato per la prima volta un atleta sotto le 21 ore. E sul TOR450, la gara che più di tutte allontana l’idea dell’ultra come semplice competizione di velocità, Franco Collé ha trovato una nuova dimensione della propria storia al TORX.

TOR330 – Tor des Géants: Zhao corre nella storia, Hartmuth entra nel podio assoluto

Trecentotrenta chilometri, circa 24.000 metri di dislivello e una successione di Alte Vie che, alla fine, lascia molto meno spazio alla velocità pura di quanto possano suggerire i tempi dei primi. Quest’anno, però, il cronometro è tornato protagonista.
Jiaju Zhao ha vinto il TOR330 in 65h55’22”, diventando il primo atleta cinese a conquistare il Tor des Géants e, soprattutto, abbassando il precedente record di Victor Richard, che nel 2025 aveva chiuso in 66h08’22”. Zhao è stato l’unico a scendere sotto le 66 ore, precedendo di quasi un’ora lo svizzero Jonathan Schindler, secondo in 66h55’06”. Terzo il cinese Weiqiang Zhang, in 71h53’56”.
Ma il risultato che più modifica la storia del TOR330 è quello di Katharina Hartmuth. La tedesca ha chiuso in 67h10’09”, a poco più di un’ora dal vincitore, conquistando non soltanto la vittoria femminile ma anche il terzo posto assoluto. È la prima donna a salire sul podio assoluto del Tor des Géants. Il suo tempo rappresenta inoltre il nuovo record femminile della gara, migliorando di circa dodici ore il precedente primato.
Dietro Hartmuth, la classifica femminile ha visto Huiping Zhang seconda in 80h35’31” e Manuela Vilaseca terza in 82h31’56”. Quarta Melissa Paganelli, prima italiana, in 82h55’29”; quinta Claire Bannwarth in 88h37’07”.
È un risultato che va oltre la semplice vittoria femminile. Hartmuth ha corso a un ritmo sufficiente per inserirsi tra i primi tre di una delle ultra più dure e lunghe del calendario, in una gara nella quale la classifica assoluta continua a raccontare una sfida con una componente fisica e mentale difficile da tradurre in numeri. E proprio per questo il suo terzo posto è probabilmente uno degli episodi destinati a rimanere più a lungo nella memoria di questa edizione.

Anche i numeri dei finisher raccontano una gara particolare: dei 1.118 partenti, 690 hanno raggiunto Courmayeur, pari al 61,7%. È il secondo miglior dato nella storia del TOR330, alle spalle dei 743 arrivati del 2025.

TOR130 – Tot Dret: Lemoine rompe il muro delle 21 ore

Se il TOR330 è la gara della lunga permanenza in montagna, il TOR130 – Tot Dret rappresenta una sorta di versione compressa dello stesso viaggio: 130 chilometri e circa 12.000 metri di dislivello, abbastanza per entrare nella dimensione dell’ultra ma ancora abbastanza vicino alla velocità da permettere ai migliori di correre per gran parte del percorso.
Quest’anno Nicolas Francesco Lemoine ha spostato ancora più avanti il limite. L’italo-francese ha vinto in 20h53’03”, diventando il primo atleta a scendere sotto le 21 ore e migliorando di 17’06” il precedente record di Gionata Cogliati, fissato nel 2024 in 21h10’09”.
Alle sue spalle Ke Li, secondo in 22h34’23”, e Giulio Vettori, terzo in 22h51’38”.
Nel femminile ha vinto la statunitense Stephanie Howe, capace di chiudere in 25h35’47” e di occupare anche il settimo posto assoluto. Seconda Fangyuan Wen in 27h43’12”, terza Tatiana Mitkina in 30h54’03”.

La gara di Lemoine racconta anche qualcosa che difficilmente compare in una classifica. Durante la discesa dal Col de Champillon, l’atleta si è fermato per prestare assistenza a un concorrente impegnato in un’altra gara, rimanendo con lui fino all’arrivo dei soccorsi prima di riprendere la propria corsa. Un episodio che non cambia il risultato finale, ma che restituisce una delle dimensioni meno misurabili dell’ultratrail.

TOR450 – Tor des Glaciers: Collé cambia distanza

E poi c’è il TOR450. Quattrocentocinquanta chilometri e circa 32.000 metri di dislivello positivo, lungo le Alte Vie 3 e 4. Qui la parola “gara” sembra quasi diventare insufficiente: la gestione del sonno, dell’alimentazione, delle crisi e del ritmo entra nella prestazione tanto quanto la capacità di correre.
A vincere è stato Franco Collé, al debutto sulla distanza. Il valdostano ha impiegato 122h01’57”, precedendo il tedesco Volker Fohrmeister, secondo in 126h22’41”, e Alessandro Roncato, terzo in 130h29’23”.
Per Collé è un capitolo nuovo in una storia che al TORX sembrava già avere pochi spazi da esplorare. Dopo quattro vittorie al TOR330, il valdostano ha scelto di misurarsi con la distanza maggiore e al primo tentativo ha conquistato il successo. Il suo tempo è il secondo più veloce nella storia del TOR450, anche se il confronto con il record di Sébastien Raichon va letto tenendo conto delle modifiche al percorso introdotte nel 2026, che hanno aggiunto circa quattro chilometri.

Tra le donne ha vinto la statunitense Kaitlin Allen, in 147h49’29”, davanti ad Amy Sproston in 153h03’00” e alla francese Céline Rouquié, terza in 156h02’11”. Il tempo di Allen è il secondo miglior crono femminile nella storia della prova.

 

© foto TORX

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