Simona Morbelli, un podio aspettando la CCC

Al terzo anno nelle ultra, arrivano i risultati che contano

Dopo quelle di Alessandra Carlini e Marco De Gasperi, è arrivata anche la testimonianza diretta di Simona Morbelli, reduce da un podio nella 80 km di Chamonix. Quello di Simona, dopo il secondo posto di Alessandra Carlini sempre nella 80 km, il terzo posto di Antonella Confortola nel Vertical e il secondo posto di Marco De Gasperi nella 42 km, è il quarto podio conquistato dagli atleti italiani nel prestigioso fine settimana di Chamonix.   

Con i due secondi posti all’Ultrabericus Trail e a Le Porte di Pietra e il terzo posto al Trail dei Gorrei, questo è anche il quarto podio stagionale per l’atleta piemontese che sta affrontando sua terza stagione nelle ultra distanze. Un risultato importante che la proietta direttamente nella preparazione per la CCC dove vuole migliorare il suo settimo posto dello scorso anno.  

"La mia 80 km di Chamonix è iniziata a gennaio, quando ho pianificato il programma annuale di gare. Vivo a Courmayeur, amo la montagna, amo questo posto, come potevo non correrla? Sapevo sarebbe stata una gara tecnica. Sapevo che avrebbe avuto una risonanza di tipo internazionale. Sapevo che sarebbe stata dura.  Lo sapevo, e per questo volevo correrla a tutti i costi. Insieme a Fabrizio avevo fatto una breve ricognizione due settimane prima ma l’abbondante strato di neve residuo non ci aveva permesso di seguire interamente il tracciato di gara. L’inquietudine, anche per questo motivo, era quindi aumentata. Un problema alla caviglia sinistra, la neve e la presenza di discese tecniche, mi avevano messo in allarme.   

Il grande giorno arriva. Chamonix, h 02:00, apro gli occhi. Finalmente ci siamo. Gli attimi prima delle partenze sono i momenti peggiori.  Vorrei già correre, vorrei essere già in gara.  Start. Finalmente.  So che non devo tirare, l’inizio è tutto in salita, si corre diretti al Brevant. Io e Alessandra stiamo insieme, parliamo. So che a La Flegere troverò Fabio che è salito a piedi subito dopo la partenza. Davide invece lo ritroverò con Andrea a Vallorcine. Tutto prosegue bene per i primi 45 km. Il percorso è semplicemente favoloso. Sono a metà gara, vediamo cosa capiterà, le salite le gestisco sempre bene e penso che se tengo il ritmo potrò aumentare a breve. Devo solo fare due cose, non prendere una  storta alla caviglia infortunata e soprattutto non perdermi. Rimango concentrata, guardo il terreno, penso solo a tenere il ritmo e zac, alzo gli occhi e capisco che qualcosa non va. Niente più balisaggio. Dove mi trovo? Per chi corre questo è l’incubo peggiore. Accorgersi di aver sbagliato e di averlo fatto così bene da essere andati dalla parte opposta è terribile. Panico. Stress. Chiamo, grido e chiedo. Torno indietro. No, proseguo avanti. Andrea al telefono mi dice che si trova in bici da qualche parte ma non capisco dove. Ritrovo il percorso, inizio a chiedermi quanto tempo ho perso, cosa ci faccio ancora li e per quale  motivo sono stata così distratta. La mia testa rimane inchiodata a quei minuti persi.  

Arrivo a Le Bois, mi aspetta l’ultima salita. Ritrovo Fabio e Davide. Sono li ad aspettare me. Grazie. Supero la piccola stazione di Montenvers. Conosco il posto perchè vi passo spesso in inverno con gli sci. Jean-Michel lo aveva detto, solo pietre, difficile correre, si perderà parecchio tempo.  Alla mia sinistra i Dru. Penso a Bonatti, la storia dell’alpinismo mondiale. La salita finisce e inizia il lunghissimo traverso. Sotto, Chamonix si avvicina. Aspetto con ansia quella che so essere l’ultima discesa.

Arrivo in fondo e ritrovo Andrea con la bike. Lui davanti. Io dietro. Ogni tanto si gira ma non mollo. Eh no, siamo alla fine di questo incredibile viaggio, tra poco sarà tutto finito.   Attraverso il centro del paese, mi godo l’arrivo nella piazza della chiesa. Alberto, Alessandra, Giulio, Fabrizio, Andrea, Fabio, Davide sono tutti lì ad attendermi.  Manca Fulvio. Peccato. La gente sta applaudendo, grida il mio nome.  Assaporo tutto. Questi momenti acquisteranno ancor più valore con il passare del tempo perché le emozioni, più sono forti  più ti rimangono dentro".  

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