Alcuni gruppi alpinistici appartengono a una parete o ad una montagna, e altri che finiscono per appartenere a una città intera. I Ragni di Lecco, nati nel 1946 ai piedi delle Grigne, sono probabilmente entrambe le cose. Per ottant’anni i loro maglioni rossi hanno viaggiato dalle Alpi alla Patagonia, dall’Himalaya al Karakorum, costruendo una delle storie più importanti dell’alpinismo italiano.
Tra i protagonisti che hanno fatto la storia del gruppo ci sono Riccardo Cassin, Carlo Mauri, Walter Bonatti e, nelle generazioni successive, Matteo Della Bordella, Matteo De Zaiacomo, Luca Schiera e molti altri. Dalle grandi pareti del passato alle spedizioni e alle nuove aperture contemporanee, l’identità dei Ragni è rimasta legata a un’idea di alpinismo esplorativo, spesso lontano dalle logiche della semplice conquista della vetta. Oggi il gruppo continua a investire sui giovani, anche attraverso il rapporto con il CAI Eagle Team.
Per festeggiare gli ottant’anni, dal 16 al 18 ottobre Lecco diventerà il teatro della prima edizione del Lecco Climbing Festival. Tre giorni in cui l’alpinismo esce dalle montagne e invade la città, con talk, mostre, incontri, arrampicata urbana, proiezioni e attività per il pubblico. In programma ci sono nomi come Silvo Karo, Sean Villanueva O’Driscoll, Nicolas Favresse, Luka Lindic, Marcel Schenk, Alessandro Baù e Matteo Della Bordella, insieme a numerosi Ragni di ieri e di oggi.

Tra gli appuntamenti ci saranno la mostra dedicata agli 80 anni del gruppo, la presentazione del volume La storia dei Ragni di Lecco in 80 vie, il RampeGamma, competizione di street boulder nel centro storico, una torre di arrampicata in Piazza Cermenati e diverse serate alpinistiche. Ci sarà spazio anche per il trail running, con un test delle scarpe SCARPA e una corsa sulle rive del lago.
Più che una celebrazione del passato, l’idea è quella di mettere sullo stesso palco la memoria delle grandi pareti e chi quelle pareti dovrà ancora provare a salirle. Per tre giorni, insomma, Lecco torna a fare quello che sa fare da ottant’anni: guardare verso l’alto.
