Nadir Maguet, il Mago trasformista

Prima fondista, poi biathleta, scialpinista. E ora dobbiamo chiamarlo skyrunner? Su Skialper di aprile-maggio un'ampia intervista all'atleta valdostano

© Chiara Redaschi

Nadir, allora, sei uno scialpinista o uno skyrunner?

«Me lo chiedono in tanti adesso. Ma, come in tutte le cose, ci sono sempre delle novità. Ho iniziato con lo sci di fondo, poi ho scoperto il biathlon, diventando anche campione italiano Ragazzi. Ho provato, per un anno, pure il calcio e non andavo male: volevano farmi fare un provino per il Torino, ma non mi piaceva l’ambiente. Così grazie a Teto Stradelli, che era mio compagno di scuola e faceva già gare di skialp, ho provato sci e pelli e ho sfidato mio padre nel vertical notturno del paese: se l’avessi battuto mi avrebbe comprato l’attrezzatura, che per quell’occasione mi ero fatto prestare. Inutile dire come è andata e che grazie a Marco Camandona ho iniziato ad allenarmi con lo sci club Corrado Gex. Ricordo ancora quella volta al Trofeo Vetan quando mi ha insegnato i cambi di assetto sull’asfalto, pochi minuti prima del via. Poi dai vertical sono passato alle individual e in estate ho iniziato a fare prove di sola salita per allenarmi, infine la salita ha lasciato posto anche alle skyrace, perché sono molto simili a una gara di scialpinismo. E così siamo arrivati all’estate scorsa quando ho deciso di partecipare alle Golden Trail Series e di fare la mia prima gara di quasi quattro ore, a Chamonix. Un’altra novità».

© Chiara Redaschi

Per la cronaca Nadir Maguet nel 2019, dopo avere collezionato il secondo posto alla Marathon du Mont Blanc e alla Dolomyths di Canazei e la vittoria alla Ring of Steal, presentandoti al secondo posto alle finali, dietro a quel Kilian che ha avuto davanti anche alla skyrace dei Mondiali scozzesi, nel 2018, ha dovuto ritirarsi, chiudendo al quinto posto. E una stagione a così alto livello ci ha fatto venire voglia di andare a casa sua, a Torgnon, proprio per capire qual è la vera anima del Mago. Abbiamo fatto gli ultimi tornanti prima del suo pied-a-terre sotto una fitta nevicata, pochi giorni prima del lockdown. Saremo riusciti a capirlo? Per leggere l’intervista integrale dovete comprare Skialper 129 di aprile-maggio. Però vi anticipiamo cosa pensa dei tre mondi che ha frequentato, potrebbe essere un indizio. Potrebbe…

© Chiara Redaschi

Scialpinismo, trail e skyrunning sono tre mondi molto vicini, con fatica e dislivello al centro: sono più i punti in comune o le differenze?

«Più che in generale tra i tre sport, farei una distinzione tra le Golden Trail Series e il resto, soprattutto su come sono gestite e comunicate. Prendi per esempio la Coppa del Mondo di scialpinismo: si corre con poco pubblico e per gli atleti non c’è visibilità. Alle Golden Trail Series ti intervistano prima e dopo la gara, producono un video per ogni tappa dove fanno vedere i momenti più importanti con la voce dell’atleta a commentare, c’è un live streaming. E poi la formula della finale alla quale partecipano solo i primi dieci, portando anche un accompagnatore, ti fa vivere a stretto contatto con gli altri, fino alla gara c’è un bello spirito, quasi di vacanza, mentre nelle altre occasioni sei sempre solo».

Skialper 129 è in distribuzione in edicola, oppure puoi ordinare la tua copia qui

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