I numeri del 2025 raccontano una montagna sempre più frequentata (e fragile)

Ci sono numeri che non lasciano molto spazio all’interpretazione.
Nel 2025 il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico ha registrato 13.037 missioni di soccorso, il dato più alto di sempre, con un incremento dell’8% rispetto al 2024. Non è un picco isolato, ma la conferma di una pressione crescente e costante sul sistema di soccorso in montagna.
Dietro a questi numeri ci sono quasi 205.000 ore di lavoro e oltre 46.000 soccorritori coinvolti. Un impegno enorme, che racconta quanto la montagna sia oggi frequentata, attraversata, vissuta.

INCIDENTI: LA CADUTA RESTA IL PROBLEMA PRINCIPALE

Se si guarda alle cause, il quadro è chiaro:

  • Cadute o scivolate: 45%
  • Malori: 14,1%
  • Incapacità durante l’attività: 8,1%

Quasi un intervento su due nasce quindi da una perdita di equilibrio, da un errore di movimento, da una sottovalutazione del terreno. È un dato che pesa, perché indica come il problema non sia tanto l’evento eccezionale, quanto la gestione dell’ordinario.

ESCURSIONISMO IN TESTA

Anche le attività coinvolte raccontano molto:

Escursionismo: 43,6%
Mountain bike: 7,6%
Sci: 7,4%
Alpinismo: 5,2%

La montagna facile, quella accessibile, è oggi quella che genera più incidenti.

Non è più solo questione di alpinismo o di attività tecniche: è l’outdoor diffuso, praticato da un numero sempre maggiore di persone, spesso con livelli di esperienza molto diversi.

UN DATO CHE COLPISCE: 528 MORTI

Il numero più duro resta quello delle vittime: 528 persone decedute nel 2025, con un aumento del 13% rispetto all’anno precedente.

Accanto a questo:

  • 9.624 feriti
  • 4.231 illesi
  • 140 dispersi

Non solo interventi, quindi, ma conseguenze spesso gravi, quel +13% segna un’inversione di tendenza, interrompendo il leggero miglioramento degli anni precedenti.

CHI È LA PERSONA SOCCORSA

L’identikit resta stabile: prevalentemente uomo (69,5%), italiano (81,1%), con età più frequente tra i 50 e i 60 anni, spesso escursionista, spesso coinvolto in cadute o difficoltà legate al terreno. Ancora una volta: non l’estremo, ma il quotidiano.

L’ESTATE, LA STAGIONE PIÙ CRITICA

Quasi la metà degli interventi si concentra nei mesi estivi:

  • Agosto: 17,9%
  • Luglio: 13,6%
  • Settembre: 11,4%

Il periodo di massimo afflusso coincide con il momento di massimo rischio, più persone in montagna significa inevitabilmente più incidenti, ma anche più esposizione per chi non è sempre preparato.

TECNOLOGIA E SOCCORSO

Cresce anche il ruolo della tecnologia, con l’app GeoResQ: 354 eventi gestiti e 55.000 nuovi utenti (256.000 totali). Uno strumento che migliora la rapidità degli interventi, ma che non sostituisce la prevenzione.

PREVENZIONE: IL VERO PUNTO

Il report lo dice chiaramente: serve più formazione, sensibilizzazione e consapevolezza, perché i numeri raccontano una realtà semplice: gli incidenti non nascono solo da condizioni estreme, ma da errori comuni, ripetuti, spesso evitabili. Cadute, difficoltà, sottovalutazione, la montagna resta quella di sempre ma il modo in cui la frequentiamo è cambiato.
E allora la sicurezza non è un tema accessorio, ma parte integrante dell’esperienza, sapere quando fermarsi, scegliere un itinerario adeguato, leggere il terreno: oggi, più che mai, è lì che si gioca la differenza.

 

© foto CNSAS

 

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