L'uomo di Pierra

Una sera a cena con Guy Blanc

Ad Areches anche a giugno si parla di Pierra Menta. Si cammina per le vie del paese con lo sguardo sempre rivolto alle montagne, i rituali sono gli stessi. Stesso ristorante, stessa formagieri, sono le 18 e si rischia di andare al briefing. Invece si fa tappa al mitico Cafè des Sports dove incontriamo Guy Blanc per un aperitivo.

Guy da quando sei al timone del Pierra Menta? "Dall’inizio"
E non sei stanco? "Non sarei qui"
Lo sai che in Italia in tanti ti odiano? "Ho anche tanti amici. Dovrei fare un Pierra Menta solo per gli italiani, tante sono le richieste. Noi per motivi di sicurezza, ricettività e per garantire a tutti le stesse condizioni abbiamo capito che non possiamo accettare più di 200 squadre. Ma cosa credi che non piacerebbe anche a noi avere 1000 persone in gara?"
Quante squadre avete rifiutato quest’anno? "Oltre 400"
C’è un criterio di selezione? "Prima si stabilisce una quota per nazione e poi si valutano i curriculum. Le domande incomplete invece vengono scartate subito.
Le manifestazioni più importanti si corrono ogni due anni, voi perché avete scelto ogni anno? "Se la facessimo ogni 2 anni non avremmo più volontari. E’ fondamentale avere continuità,  saper dare motivazioni e creare il giusto affiatamento, ma anche per motivi legati agli sponsor."
I 500 volontari del Pierra sono un valore inestimabile … "Per la nostra gente è motivo di orgoglio far parte del Pierra Menta. Iniziamo ad avere il cambio generazionale, iniziamo ad avere i nostri figli nel gruppo. Il volontariato qui non si esaurisce mai, anche se ai vertici non si rinnova così facilmente. La nostra è’ una tradizione che ci si tramanda, è la forza che ci fa andare avanti. Il Pierra è un’attività che dura 12 mesi. In estate si vanno a sistemare i passaggi in quota, si fa formazione e sicurezza. Ci si trova sin dalla primavera ad analizzare la manifestazione passata e a programmare quella futura."
Cosa pensi di questo nuovo modo di concepire lo scialpinismo? "Non è tanto importante quello che penso io. Ritengo invece che lo scialpinismo tradizionale e quello moderno debbano convivere, confrontarsi e non pensare a rivendicare la propria immagine. E noi lo dimostreremo nel 2013 quando a febbraio organizzeremo i mondiali e a marzo la Pierra Menta. C’è posto e spazio per tutti."
Qui si è corso in tutte le condizioni, riuscite sempre ad assicurare la manifestazione. "E’ sicuramente motivo di orgoglio. Ci sono stati anni in cui abbiamo fatto 10 mila metri di salita senza mai andare sopra i 2 mila perché per 4 giorni è sempre piovuto. Altre volte il pericolo valanghe ci ha costretti ad itinerari alternativi anticipando molto le partenze, o come la scorsa edizione dover rinunciare al Grand Mont."
Ma quanti percorsi avete? "Ne abbiamo oltre trenta. E tutti sul territorio di competenza di Areches. Fuori giurisdizione non si può andare dal momento che la responsabilità della sicurezza sul territorio grava sul sindaco e gli altri sindaci non intendono assumersi responsabilità altrui. Servirebbe oltretutto una trafila burocratica assurda, restiamo quindi sempre dentro il nostro territorio."
Il ricordo più triste ed il più bello di 26^ edizioni. "Il più triste è legato alla tragedia del 1999, quando 9 dei nostri durante la tracciatura di una tappa rimasero sepolti sotto una valanga. Tutti morti. Sono quelle cose che ti segnano, ma abbiamo deciso di andare avanti anche per loro"
non mi ha detto il più bello "….la prossima edizione"

 

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