Ci sono atlete che dominano il proprio sport. E poi ci sono quelle che finiscono per ridefinirne i confini. Janja Garnbret appartiene senza dubbio alla seconda categoria.

A soli 27 anni la slovena aveva già costruito un palmarès che, per molti, sarebbe bastato a una carriera intera: decine di vittorie in Coppa del Mondo, numerosi titoli mondiali e soprattutto due ori olimpici, conquistati a Tokyo 2020 e Parigi 2024. Per anni è stata semplicemente imbattibile nelle competizioni, al punto da trasformare ogni gara in una lotta per il secondo posto.

Eppure, negli ultimi anni, Garnbret ha progressivamente spostato parte delle proprie energie verso la roccia. Una scelta naturale per chi, dopo aver vinto tutto nelle competizioni indoor, cercava nuove motivazioni e nuove domande. La risposta è arrivata a Céüse, una delle pareti simbolo dell’arrampicata sportiva mondiale.
Qui, il 6 giugno, Janja ha scritto una nuova pagina di storia diventando la prima donna a scalare Bibliographie, una delle vie più difficili del pianeta, valutata 9b+.

Ma per capire davvero il valore dell’impresa bisogna parlare della via. Bibliographie si sviluppa attraverso circa 35 metri sul celebre calcare di Céüse attraverso oltre 80 movimenti estremamente impegnativi. Una linea che richiede forza, resistenza e una precisione quasi assoluta. La storia della via inizia nel 2009, quando viene attrezzata dall’americano Ethan Pringle. Per oltre dieci anni resta però un progetto irrisolto, quasi una leggenda moderna dell’arrampicata sportiva. A risolvere l’enigma è nel 2020 il tedesco Alexander Megos, che dopo anni di tentativi propone addirittura il grado 9c, il livello più alto mai immaginato nell’arrampicata sportiva. Sarebbe stata soltanto la seconda via al mondo dopo Silence di Adam Ondra a ricevere una valutazione simile. L’anno successivo arriva però la ripetizione di Stefano Ghisolfi, che trova una diversa sequenza di movimenti e suggerisce il declassamento a 9b+, valutazione poi accettata dallo stesso Megos e diventata il riferimento attuale.

Da allora Bibliographie è rimasta uno dei grandi testpiece mondiali. Prima di Janja erano riusciti a salirla soltanto cinque climbers: Alex Megos, Stefano Ghisolfi, Sean Bailey, Sébastien Bouin e Jorge Díaz-Rullo. Un elenco ristretto che racconta meglio di qualsiasi numero la difficoltà della linea.
Per Garnbret il successo assume un significato particolare anche perché arriva lontano dalle luci delle competizioni. Negli ultimi due anni la slovena ha dedicato sempre più tempo alla roccia, affrontando il processo lento e spesso frustrante del lavoro su una via estrema: studio dei movimenti, condizioni meteo perfette, tentativi falliti e ritorni continui. Un terreno molto diverso da quello delle gare, dove il risultato si misura in pochi minuti.

L’impressione è che questo non sia un punto di arrivo, ma una nuova partenza. Per anni Janja Garnbret è stata considerata la più forte atleta da competizione della sua generazione. Oggi sta dimostrando di poter lasciare un segno altrettanto profondo anche sulla roccia.

E forse è proprio questo l’aspetto più interessante della sua salita: non il fatto che sia la prima donna ad aver scalato Bibliographie, ma il fatto che una delle vie più difficili del mondo non venga più raccontata come un’impresa maschile o femminile. Semplicemente, come una delle più grandi prestazioni di arrampicata degli ultimi anni.

 

Qui il video di Janja Garnbret su Bibliographie.

 

 

© foto Jessica Glassberg/Red Bull Content Pool

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