Intervista ad Andrea Peron

Ora la parola passa alla difesa

E’ un argomento delicato, prima di emettere giudizi o condanne sarebbe opportuno dar modo all’atleta di dimostrare la sua eventuale estraneità ai fatti. Mi sono sentito con Andrea qualche ora dopo la notizia choc, proprio per ascoltare direttamente da lui cosa avesse da dire a tal proposito. La sensazione è di una persona scossa ed incredula, in balia di uno tsunami. Non ha comunque perso il suo aplomb ed è stato estremamente lucido nelle sue considerazioni.
Andrea, bel casino eh? “Non me la sarei mai aspettata una cosa del genere. Potrei esser caduto nella tentazione del doping all’epoca di quando ero un ciclista professionista. Sarebbe stato "giustificato" dal facile guadagno di centinaia di migliaia di € ed invece non l’ho mai fatto. Ho vinto una medaglia d’argento alle Olimpiadi, una d’oro ai mondiali, che senso avrebbe avuto doparmi per un 15^ posto al Mezzalama?”
Il comunicato parla di efedrina “Ecco per l’appunto, uno dovesse doparsi usa tutt’altro tipo di sostanze. E’ da qualche ora che mi sto scervellando per ricordare cosa posso aver mangiato o bevuto nei giorni precedenti che potesse contenere questa sostanza, che sinceramente si trova in tanti alimenti”.
Eri solo al controllo doping? “No sono stato sorteggiato io, Guido Giacomelli, Blanc e la Francesca Martinelli. Se poi c’era qualcun altro non lo so”
Ciclismo=doping l’equazione immediata a cui tutti abbiamo pensato subito. “Tutto ciò non centra nulla con il ciclismo. Se avessero trovato positivo un concorrente qualunque non lo avrebbe scritto nessuno, ma siccome sono stato un ciclista allora chiaro che tutto si complica e viene amplificato. Io pratico lo scialpinismo per pura passione ed amore per la montagna, il ciclismo ripeto in questa mia attività non centra nulla”
E adesso? “Ora attendo di vedere il referto, da lì si potranno capire tante cose. Deciderò quale strategia adottare per la mia memoria difensiva”
Cosa ti preoccupa di più? “Amo la mia persona e la mia immagine. Non ho mai barato nella mia vita, chi mi conosce sa la mia etica ed i miei principi. A questo tengo di più, per questo mi batterò per dimostrare che non ho assunto nulla in modo intenzionale per far ricorso al doping. Sarei un folle infangare la mia immagine e la mia credibilità per il Mezzalama a 40 anni."

Andrea adesso ti attende la salita più impegnativa della tua carriera e ti auguro di venirne fuori a testa alta. Parlo a nome dello scialpinismo, ma siamo tutti abbastanza sconvolti. I dubbi su tante performance ci sono e rimangono tali. Ma quando si passa dalle illazioni ai risultati dei test, le cose iniziano a cambiare, di certo la cosa migliore sarebbe quella di non dover affrontare certi argomenti.  E’ ora invece di iniziare a pensare a test ematici e non delle urine, prevenire è meglio che curare.
 

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