Gioie e dolori nel 'tappone' desertico

MdS Live – Il resoconto del nostro inviato Paolo Secco

Sono tante le emozioni provate in queste due lunghe giornate che hanno caratterizzato ‘il tappone’ tanto che è difficile riordinare le idee e cercare di imprimere tutte le sensazioni provate. La stanchezza incomincia ad insinuarsi anche nel fisico e nella mente degli uomini e delle donne che compongono l’enorme macchina organizzativa della MdS, quindi anche per noi giornalisti e fotografi. La sala (tenda) stampa ora è gremita in quanto un nutrito gruppo di giornalisti provenienti da tutto il mondo è arrivato al bivacco oggi, solo il tempo di ‘annusare’ l’atmosfera del campo e gustarsi gli ultimi giorni di gara.

LA PARTENZA VISTA DALL’ALTO –
Il tappone, come da tradizione, ha preso il via con due partenza separate. Il gruppone, composto da tutti i concorrenti ancora in gara con classifica a partire dalla cinquantunesima posizione, è partito alle ore 8,30, mentre i top 50 in classifica alle 12. Questo sistema è studiato al fine di permettere anche ai corridori, e ai camminatori, normali, di poter ammirare l’azione di corsa dei primi. Vedere correre a 4’/km (15 km/h) un atleta sulla sabbia e con lo zaino in spalla è veramente uno spettacolo; chi s’intende di corsa potrà certamente capirmi. Ovviamente la differenza di tempo verrà registrata dai cronometristi. Oggi ho la fortuna di essere caricato sull’elicottero e quindi poter ammirare dall’alto il via. Mi appresto a salire con non poco timore avendo visto nei giorni precedenti le evoluzioni che il pilota compie al fine di poter permettere riprese spettacolari. Eddie (il pilota) è capace di virate al limite delle gravità e passaggi radenti come pochi altri al mondo; alla fine tutto andrà per il meglio. Dopo aver fotografato lo start dall’alto, parto immediatamente con il mio autista al fine di incominciare anch’io la lunga giornata che caratterizzerà lo svolgersi di questi 75,7 km.

LA PROFEZIA DI SALARIS –
Il primo riscontro è al CP 1. Incito Salaris in decima posizione, lui in tutta risposta, correndo un falsopiano sabbioso in salita, mi risponde dicendomi ‘se sto bene li riprendo tutti e poi festeggiamo mangiando la bottarga’. Così sarà… alla fine l’italiano arriverà terzo, riconquistando anche la terza posizione in classifica generale. 

L’ABBANDONO DI GIULIANA ARRIGONI –
Passano tutti gli italiani e io cerco, nei limiti dello strettissimo regolamento, di aiutarli come posso. Ho provato sulla mia pelle che quando sei in queste condizioni anche solo un piccolo gesto, come ad esempio aiutarti a toglierti lo zaino, assume un valore enorme. Arriva Giuliana Arrigoni in grande crisi, vuole ritirarsi. E da due giorni che non riesce quasi più a mangiare e beve pochissimo. Si accascia sotto ad una tenda al CP1, le scarto una barretta e l’aiuto a mangiare strappandole dei piccoli pezzetti. Dopo circa 45 minuti la rimetto in piedi con grande difficoltà; ripartirà ma al successivo Check Point 2 sarà costretta a ritirarsi, nonostante la reidratazione forzata eseguita dai medici tramite l’infusione di 2 flebo di soluzione.

CALA LA NOTTE –
Ai successivi CP, la situazione si aggrava sempre più. In particolare al Check Point 4, dopo 65 km di gara, gli atleti arrivano stremati dai 9 km ininterrotti di dune che lo precedono. Inizia la notte e i corridori affrontano il buio. I demoni della stanchezza li sorvolano e tentano in ogni modo di impossessarsi della loro forza e della loro determinazione. Le uniche armi a disposizione per combatterli: una torcia frontale e una lampada luminescente da porre obbligatoriamente sul retro dello zaino. Il procedere in gruppo ti fa sentire meno solo nella notte e la lunga interminabile fila di piccole luci davanti a te ti infonde speranza. Mancano ancora 21 km, in queste condizioni praticamente una vita. Si formano dei gruppetti e gli atleti cercano di avanzare uniti.  Quando verranno meno le forze, l’aiuto di un compagno, anche se sconosciuto, potrà valere la gara; il ritiro o la vittoria, la sconfitta o la gloria. Ma non parliamo di quelle di classifica ma di quelle che vanno giustamente riconosciute a chi riesce a portare a termine una simile prova. Molti atleti si accampano proprio lì per la notte. Potranno sfruttare un tempo massimo d’arrivo fissato per le 18 del giorno seguente.

VERSO LA LINEA D’ARRIVO –
Nel frattempo ‘i mostri’, tra i quali il nostro Filippo Salaris, sono già tutti arrivati. In queste condizioni (oggi la temperatura ha superato i 40 gradi) una simile prestazione è veramente un’impresa da Superman. Il vincitore Hansal compirà i 75,7 km in meno di 7 ore. Giudizio: semplicemente pazzesco! 

INCONTRO NOTTURNO –
È passata la mezzanotte e con il mio autista decido di dirigermi verso la linea d’arrivo. Non è facile guidare nella notte desertica, nel buio più totale. Per fortuna Sahid, che guida il mio fuoristrada da una settimana, è un berbero di origini nomadi. Ha 24 anni ma non contano, qui la sopravvivenza ti fa maturare presto; si orienta ‘a sensazione’, guardando le stelle. Procediamo spediti fino a quando incappiamo in una duna improvvisa, insabbiando la nostra vettura. Appena il tempo di scendere e controllare la situazione ed ecco che la provvidenza del deserto si presenta: Insciallah! Quattro ragazzi berberi, di età apparentemente attorno ai 15 anni, si materializzano dal nulla. Stanno camminando a piedi nudi nel deserto, da dove provengano e dove vadano non è dato sapersi. Ho attraversato parecchi deserti e questa è una cosa che ormai non mi stupisce più. Puoi viaggiare per ore nel nulla e di colpo incontri una o più persone e ti chiedi: ma dove vanno? Come fanno a vivere? Cosa fanno qui? Tutte risposte che noi occidentali a stento ci diamo, dimenticandoci spesso che la natura, anche quella più inospitale come questa, può darci tutto il sostentamento che il nostro corpo necessita. Sgonfiamo le gomme, scaviamo nella sabba per far riemergere le ruote e i ragazzi gentilmente ci aiutano a spingere il pesante quattroruote fuori dall’insabbiamento. Mi sento in debito con loro, apro il mio zaino e trovo quanto mi era rimasto dal pranzo al sacco che l’organizzazione ha distribuito a tutti i giornalisti per la giornata odierna; una merendina al cioccolato e delle albicocche disidratate li riempiono di gioia. Noi ripartiamo verso il bivacco, loro scompaiono da dove sono arrivati, nel ‘nulla’ sahariano.

GRANDI EMOZIONI –
Una volta arrivati al bivacco incomincia un fiume di emozioni che si protrarrà tutta la notte fino al giorno successivo. I concorrenti arrivano stremati, la fatica estrema si legge sui loro volti, tagliano il traguardo ed il primo pensiero è quello di dirigersi in direzione della webcam posta qualche metro dopo la finish line e mandare un saluto a casa. Forse i loro amici non li hanno dimenticati, magari sono proprio lì in questo momento, davanti al computer e li stanno guardando. C‘è chi sventola la bandiera della propria nazione, chi manda baci, chi mostra la fotografia dei propri figli o dei propri genitori, altri la foto di qualche amico scomparso, molti per qualche iniziativa benefica per la quale hanno raccolto fondi. La notte è lunga e il continuo taglio del traguardo procede. Molti corridori, dopo essere giunti alla fine, ritornano alla linea d’arrivo per aspettare, anche per ore, qualche amico che nel frattempo si è attardato nella notte. Abbracci, baci, lacrime. Questa è fatica vera, questa è la MdS.

L’ARRIVO DI PAOLO ZUBANI –
Io aspetto fino al mattino successivo e alle 11 mi incammino sul percorso in cerca di Paolo Zubani. Il sole è cocente, il calore devastante. Lo vedo a due km dall’arrivo, si era fermato a dormire al CP4 ed è ripartito all’alba. Percorro con lui gli ultimi 2 km. Ci abbracciamo sulla linea d’arrivo ed è un momento magico. Era l’ultimo italiano che attendevamo al bivacco. Ora possiamo riposarci. Oggi tappa maratona in cui Salaris dovrà difendere il podio e per far si che la bandiera dell’Italia torni su un gradino in questa competizione.
 
 

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