Arrivederci Pierra, al prossimo anno

Le ultime riflessioni prima del ritorno a casa

Alla fine, anche per chi segue la Pierra Menta facendo la spola dalla linea d’arrivo alla sala stampa o posizionandosi sul percorso alla ricerca di scatti convincenti, le difficoltà non sono state di poco conto. Nulla di neanche lontanamente paragonabile ai quasi diecimila metri di dislivello che si sono sobbarcati gli atleti in queste quattro giornate, ma pur sempre di difficoltà si può parlare. L’ultima, in ordine cronologico, è stata quella di scegliere la fotografia per l’articolo finale sulla gara prima, quello che volevamo scrivere prima di salire in macchina per rientrare a casa. Un problema non da poco, visto e considerato tutte le emozioni che abbiamo vissuto in questa quattro giorni in terra transalpina. Poi abbiamo trovato una soluzione d’istinto, ovvero abbiamo inserito la foto che più di ogni altra ci ha fatto emozionare, quella che come si suol dire, ci ha fatto venire il nodo in gola.

Areches, sono da poco passate le 9:30 del mattino. Sulla linea d’arrivo della Pierra Menta sono già schierati tutti i fotografi e gli operatori video. Nevica e le temperature hanno riacceso improvvisamente il ricordo dell’inverno appena terminato. In alto, alla nostra destra, vediamo arrivare due atleti. Il primo è William, fa un paio di curve in neve fresca e poi si ferma ad aspettare il suo compagno Mathéo. Tagliano il traguardo insieme e festeggiano la terza vittoria in questa gara.

Pochi istanti dopo, sempre in alto, sulla destra, spuntano due tutine color azzurro e rosso. Sono quelle dei due alpini Damiano Lenzi e Matteo Eydallin. Sono italiani e come professione hanno deciso di assecondare il loro talento naturale. A differenza di chi li ha preceduti, non devono aspettarsi l’uno con l’altro, arrivano insieme, esattamente come è successo in tutte le altre tappe. Oltre che amici, sono un team molto affiatato, forse perfetto. Tagliano il traguardo, si stringono la mano e poi si abbracciano. Hanno appena vinto una delle corse più prestigiose dello sci alpinismo. Sono anche italiani e da queste parti non è un dettaglio di poco conto. Strano ma vero, infatti, anche se siamo in Francia, qui si parla anche la lingua italica. La si è parlata molto con Silvano Gadin, ormai un’istituzione nonché lo speaker ufficiale della manifestazione che da dieci anni racconta la corsa ai francesi, e l’hanno parlata ripetutamente i montanari del posto incontrati in giro ricordando con nostalgia e orgoglio colui il quale da noi porta il nome di Fabio Meraldi ma che per loro rimane e rimarra per sempre ‘le roi’.  

Lo scatto che ritrae questi due ragazzi sul traguardo finale, quello che abbiamo scelto per il nostro ultimo articolo, può far immaginare tante cose anche a chi non è propriamente un addetto ai lavori. Può fare intuire la loro enorme dedizione per questo sport, il loro talento innato che hanno saputo impreziosire con fatica e sacrificio, i momenti difficili su queste salite o ancora molto altro. E la fitta nevicata che li ha accolti al traguardo, non ha fatto altro che rafforzare l’idea che abbiamo scelto lo scatto giusto, quello che più di ogni altro ci ha fatto venire in mente quel famoso nodo in gola.

Grazie Damiano, grazie Matteo, grazie per quel nodo in gola, il piacere più intimo che custodiamo gelosamente e che ci rende fieri di parlare di questo sport.

 

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