Dopo i primi chilometri vallonati, veloci e in parte asfaltati, ho iniziato a recuperare terreno senza però andare fuori giri. Il sentiero che sale verso la balconata è forse il tratto in cui ho spinto più del previsto, ma le sensazioni erano buone e sono riuscito a rimontare fino alla dodicesima posizione, quella che poi avrei mantenuto fino al traguardo.
La lunga balconata verso il Deffeyes è il cuore della gara. Il terreno è tecnico e richiede concentrazione continua: oltre una certa velocità diventa difficile guadagnare davvero secondi. Qui ho preferito correre sciolto, trovando il mio ritmo e gestendo alimentazione e idratazione. Quest’anno ho scelto di usare uno zaino anziché la cintura, sacrificando qualche grammo in più ma con abbastanza autonomia da saltare il primo ristoro e non perdere tempo nelle soste. Una scelta che, alla fine, si è rivelata vincente.

Dal Deffeyes il percorso cambia volto. La morena del ghiacciaio, con il suo fondo di sabbia compatta, invita ad aumentare il ritmo e dà quasi l’illusione che il più sia fatto. In realtà è uno dei punti più insidiosi della gara: dopo un tratto veloce arriva una nuova risalita di circa 100-150 metri di dislivello, probabilmente il momento più duro della giornata. Con le gambe già provate dalla salita iniziale e dalla successiva discesa, lì bisogna stringere i denti. È stato il mio unico vero momento di difficoltà, ma sono riuscito a limitare i danni e a conservare la posizione.
Anche la successiva discesa richiede attenzione. Il sentiero è stretto, umido, con vegetazione alta che riduce la visibilità e rende difficile lasciar correre le gambe. Più che cercare velocità, conta rimanere lucidi.
Quando si entra nel bike park, invece, la gara torna finalmente nelle mie corde. Il fondo diventa più scorrevole e negli ultimi tre chilometri, lungo la poderale che riporta verso La Thuile, riesco a ritrovare un ritmo sostenuto fino al traguardo.
Chiudo dodicesimo, con la sensazione di aver corso esattamente la gara che avevo nelle gambe. Ho gestito bene i momenti delicati, ho superato gli avversari con cui normalmente riesco a competere e sono arrivato davanti a chi, di solito, mi precede.
E poi c’è tutto il resto. Perché al di là del cronometro e della classifica, passare una giornata a correre in un ambiente come quello di La Thuile è già un regalo. Sentieri tecnici, ghiacciai, balconate e panorami che accompagnano ogni chilometro ricordano perché continuiamo a mettere un pettorale: per la fortuna di vivere montagne così, di corsa.
Testo di Paolo Dellavesa
© foto Pierre Lucianaz / La Thuile Trail
