Alcuni record sembrano appartenere solo all’evoluzione degli atleti e delle performance. Altri, anno dopo anno, finiscono per dipendere sempre di più dalla montagna. Sul Cervino oggi è così.
La preparazione, la forma fisica e la conoscenza del percorso restano fondamentali, ma devono fare i conti con un ambiente che sta cambiando rapidamente. Le alte temperature rendono più instabili le rocce, aumentano il rischio di scariche e restringono sempre di più le finestre in cui affrontare una salita veloce in sicurezza. Il paradosso è che, in certe mattine di luglio, il caldo è tale da permettere di correre in maglietta a oltre 4.000 metri. Comodo, certo. Peccato che lo stesso caldo sia uno dei principali responsabili delle condizioni che rendono il Cervino sempre più delicato da affrontare.
In questo contesto Nadir Maguet ha scritto un’altra pagina importante del suo rapporto con la montagna simbolo della Valle d’Aosta, casa sua. Il valdostano, atleta La Sportiva, ha fermato il cronometro a 3h 01′ 48″, mancando di 9 minuti e 46 secondi il Fastest Known Time lungo la via normale. Un tempo straordinario, che chiude un progetto inseguito per anni, pur senza riuscire a superare un primato che continua a resistere.
La salita si sviluppa lungo la via normale italiana con partenza da Breuil-Cervinia (2.025 m), passaggio fino alla croce posta poco sotto la vetta del Cervino (4.476 m) e ritorno sullo stesso itinerario. In totale sono circa 14 chilometri e 2.500 metri di dislivello positivo, su un terreno che alterna sentieri, neve, roccia e lunghi tratti di arrampicata, dove velocità e sicurezza devono convivere fino all’ultimo metro.

Per Nadir questa non è mai stata una semplice caccia al record. Nato e cresciuto ai piedi del Cervino, con questa montagna ha costruito un legame che va oltre l’aspetto sportivo. Già nel 2023 era arrivato a pochi minuti dal primato, lasciando aperto un conto personale con quella piramide di roccia che domina la sua valle. Il nuovo tentativo rappresentava l’ultimo capitolo di un progetto costruito attraverso anni di allenamenti specifici, ricognizioni e una conoscenza sempre più profonda dell’itinerario.
«Per chi è nato e cresciuto ai piedi del Cervino questa montagna rappresenta molto più di una cima. È parte della propria identità», ha spiegato Maguet al termine della prova. «Questo progetto mi ha accompagnato per anni, spingendomi a crescere, a mettermi in discussione e a conoscere sempre più a fondo questo ambiente».

A rendere ancora più significativo il risultato è il nome dell’uomo che continua a occupare la prima posizione. Il record appartiene infatti a Kilian Jornet, che nel 2013 completò il percorso in 2h 52′ 02″, una prestazione che, a distanza di tredici anni, resta ancora imbattuta. In un’epoca in cui gli FKT vengono continuamente aggiornati grazie all’evoluzione dei materiali, della preparazione atletica e della conoscenza dei percorsi, quello del Cervino continua a rappresentare un’eccezione.
E forse non è un caso. Negli ultimi anni il Cervino è diventato uno dei simboli più evidenti degli effetti del cambiamento climatico sull’alpinismo. Il degrado del permafrost rende più instabili molti tratti della montagna, le scariche di sassi sono sempre più frequenti durante le giornate calde e le guide alpine monitorano con attenzione l’evoluzione delle condizioni. Solo pochi giorni fa le guide di Zermatt hanno annunciato la scelta di rinunciare ad accompagnare clienti lungo la via normale svizzera durante i periodi di caldo estremo, ritenendo il rischio ormai eccessivo.
Paradossalmente, le temperature elevate possono anche offrire qualche vantaggio a chi corre: meno ghiaccio, meno neve e la possibilità di affrontare buona parte dell’itinerario con un abbigliamento leggero, quasi estivo. Ma è un vantaggio apparente. Perché la montagna che si percorre in maniche corte è spesso la stessa che, poche ore dopo, diventa più fragile, instabile e imprevedibile.
È anche per questo che il tempo di Jornet continua ad assumere un valore particolare. Non solo per il livello atletico richiesto, ma perché appartiene a un Cervino che, pur essendo lo stesso sulla carta, oggi presenta condizioni sempre diverse e sempre più difficili da interpretare.
Il record resta lì, immobile. Nadir Maguet gli è arrivato a vicino, dimostrando ancora una volta di essere tra i migliori interpreti della corsa in alta montagna. Ma, soprattutto, ha ricordato che sul Cervino il cronometro racconta solo una parte della storia. L’altra la scrive, come sempre, la montagna.
© foto La Sportiva
