Ci sono record che durano anni, e altri che sembrano esistere solo per essere superati. Sul Monte Bianco, oggi, il tempo scorre più veloce che mai. Samuel Equy e Mathéo Jacquemoud (ebbene sì, ci ritroviamo per l’ennesima volt in questa primavera a parlare di lui) hanno fermato il cronometro a 4h41’24”, nuovo riferimento assoluto come tempo di andata e ritorno con gli sci tra il sagrato della chiesa di Chamonix e la vetta più alta delle Alpi.
Un numero che impressiona già da solo. Ancora di più se si pensa a cosa rappresenta: 31 chilometri di sviluppo e circa 3.800 metri di dislivello positivo. Un itinerario che per molti richiede due giorni, e che loro hanno trasformato in meno di cinque ore di movimento continuo.

Il precedente record, stabilito appena un anno fa dall’italiano William Boffelli in 4h43’24”, è durato poco. E non è un caso che a riuscirci siano stati due atleti nel pieno della forma: Equy, reduce dalla vittoria alla Patrouille des Glaciers, e Jacquemoud, che di record e grandi traversate continua a fare una vera arte.
Partiti alle 6:56 da Chamonix, i due francesi hanno affrontato una salita resa complessa dalle condizioni della Jonction, sempre uno dei punti chiave dell’itinerario. Equy ha raggiunto la vetta in 3h41’, Jacquemoud appena un minuto più tardi. Poi, una discesa velocissima ma tutt’altro che semplice, su neve dura e in un ambiente che non concede distrazioni, tra seracchi, ghiaccio e la costante necessità di scegliere la linea giusta.
Al di là del cronometro, questa prestazione racconta bene l’evoluzione dello scialpinismo contemporaneo: sempre più veloce, sempre più preciso, sempre più vicino a un equilibrio sottile tra performance atletica, tecnica alpinistica e conoscenza profonda della montagna. Sul Bianco, come altrove, non basta andare forte. Bisogna sapere esattamente dove, quando e come farlo.
E forse è proprio questo il dato più impressionante: non solo aver abbassato il record, ma averlo fatto su un terreno dove ogni minuto guadagnato è il risultato di esperienza, strategia e capacità di leggere una montagna che cambia continuamente.
La prossima frontiera? Qual’è il limite attuale per questo itinerario? Difficile dirlo oggi, un po’ come accaduto con il muro delle due ore in maratona: per anni un simbolo, quasi un limite fisiologico, prima di trasformarsi in un obiettivo concreto. Anche sul Monte Bianco, ciò che ieri appariva irraggiungibile oggi è diventato semplicemente il prossimo traguardo.
© foto Noa Barrau / Victor Barcus
