La Patrouille des Glaciers non è semplicemente una gara, nata come prova militare tra Zermatt e Verbier, è diventata negli anni una delle competizioni più iconiche e dure al mondo, un viaggio in quota da affrontare in cordata, dove resistenza, strategia e spirito di squadra contano quanto la gamba.
Nel 2026, questa tradizione si è rinnovata con un’edizione spettacolare, capace di numeri importanti, oltre 4.000 partecipanti tra Zermatt e Arolla con prestazioni di altissimo livello. Ma soprattutto, è stata l’edizione del dominio francese: per la prima volta nella storia, la Francia ha conquistato entrambe le classifiche principali, uomini e donne.

UOMINI: FRANCIA AL COMANDO

La gara maschile ha confermato il livello sempre più alto della competizione. Su un percorso che supera i 50 chilometri e attraversa ghiacciai, creste e lunghi tratti tecnici, la differenza non la fanno solo i watt, ma la capacità di gestione. La vittoria è andata alla squadra francese composta da Xavier Gachet, Samuel Equy e William Bon Mardion, che ha imposto ritmo e controllo lungo tutta la traversata completandola in 5 ore e 43 minuti, a pochi minuti dal record. Alle loro spalle il team svizzero, a 5 minuti e 18 secondi, le squadre svizzere hanno comunque confermato profondità e competitività, riuscendo a piazzarsi sul podio e a mantenere alta la tradizione di casa, senza però riuscire a contrastare davvero il dominio transalpino. È una gara che non lascia spazio all’improvvisazione: qui più che altrove emerge la dimensione collettiva dello sci alpinismo, si parte in tre e si arriva in tre, legati fisicamente e simbolicamente lungo tutto il percorso.

 

 

DONNE: RECORD E PRESTAZIONE STORICA

Se la gara maschile ha confermato i valori in campo, quella femminile ha scritto una nuova pagina. Il team francese composto da Axelle Gachet Mollaret, Margot Ravinel e Célia Perrillat Pessey ha firmato una prestazione straordinaria, vincendo e stabilendo il nuovo record della gara in 7h04’41’’. Un tempo che abbassa significativamente il precedente record e che racconta l’evoluzione tecnica e atletica dello sci alpinismo femminile. Non più solo resistenza, ma velocità, precisione e gestione perfetta della gara. Alle loro spalle, il team guidato dalla campionessa olimpica Marianne Fatton, pagando circa venti minuti ma mantenendo comunque un livello altissimo. Terzo posto per il trio composto da Caroline Ulrich, Alessandra Schmid e Thibe Deseyn.
Il dato più significativo, però, va oltre il podio: è la qualità complessiva della prestazione. Il record non è solo un numero, ma il segnale di una disciplina che continua a evolversi, spingendo sempre più in alto il limite.

 

 

UNA GARA CHE RESTA UNICA

La Patrouille des Glaciers resta una gara diversa da tutte le altre, paragonabile forse solo al Trofeo Mezzalama, non solo per la durezza del percorso o per la quota, ma per ciò che rappresenta: una sintesi tra alpinismo e competizione, tra strategia e resistenza, tra individuo e squadra.
In un’epoca in cui lo sci alpinismo si avvicina sempre più al formato olimpico e alle dinamiche dello sport moderno, la PDG conserva una dimensione più ampia. Qui il tempo conta, ma conta anche come ci arrivi. E forse è proprio questo il suo valore più grande: ricordare che, anche nel contesto della performance, la montagna resta un ambiente da attraversare prima ancora che da vincere.

 

© foto Patrouille des Glaciers

 

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