5 mesi di squalifica ad Andrea Peron

per NON avere commesso il fatto

Stamane abbiamo appreso dal sito del Coni la squalifica di 5 mesi inflitta dal Tribunale Nazionale Antidoping ad Andrea Peron. Il fatto come ben noto risale al controllo antidoping nel quale l’atleta è incorso al Mezzalama. Il comunicato riporta altresì gli articoli ed i codici a cui si rifà questa sentenza, precisando " rilevato l’illecito commesso". La squalifica di 5 mesi decorre dal 29 maggio e inibirà Andrea Peron a partecipare a qualsiasi manifestazione sportiva sino al 29 ottobre.
Letta così sembra una condanna che non ammette repliche, ma c’è qualcosa che non mi torna. Se le cose stanno così perché infliggergli solo 5 mesi? E perché il richiamo a quelle norme? Mi vado a vedere l’art. 10.4 del codice Wada e il 4.4 delle Norme Sportive Antidoping e capisco che la pena inflitta è inferiore a quella massima prevista per quella sostanza, a questo punto mi rivolgo prima ad Andrea Peron e poi al suo legale, l’avvocato Marco Cecconi, per capire esattamente come stanno le cose.

Andrea, ho letto la sentenza, vogliamo commentarla? " Sono felice perché mi è stata resa giustizia, ho sempre sostenuto di non aver mai fatto ricorso al doping in vita mia, e alla fine questo è stato accertato, non ho assunto volontariamente quella sostanza (efedrina) che poi mi è stata trovata, da un punto di vista morale sono pulito"

No scusa Andrea, cerca di spiegarmi bene perché dalla sentenza io capisco tutt’altro. "Ho rappresentato i fatti che mi sono accaduti dapprima davanti alla Procura Antidoping del C.O.N.I. e successivamente avanti al Tribunale Nazionale Antidoping, con tanto di memorie, analisi e consulenze tecniche.Io nei giorni precedenti il Mezzalama avevo una bronchite, ho assunto un comune sciroppo per la tosse – un farmaco da banco che mi era stato consigliato dal farmacista cui mi ero rivolto, liberamente venduto senza ricetta o prescrizione –, solamente che conteneva efedrina e così sono diventato un dopato.Dalle analisi sono riuscito a dimostrare la piena compatibilità tra la mia positività e quanto contenuto nel farmaco e che la stessa non era dovuta ad una assunzione  “intenzionale” volta ad aumentare le mie performances atletiche."

Ma allora perché condannarti? " se vuoi chiedilo al mio legale che ti spiegherà il principio per cui comunque sono stato ritenuto responsabile"

Avvocato Cecconi, ce lo spieghi lei  “Il Tribunale Nazionale Antidoping ha ritenuto, correttamente, ed in conformità a quanto rappresentato dalla difesa, che l’assunzione, per quanto inconsapevole, di efedrina da parte del Sig. Peron non fosse riconducibile alla volontà di quest’ultimo, di migliorare illecitamente le proprie prestazioni.Per tale motivo, residuando in capo all’atleta un profilo di “negligenza” per non aver attentamente verificato, quantomeno in etichetta,  la composizione del farmaco, è stata applicata la norma, prevista dal Codice Wada e dalle Norme Sportive Antidoping, che prevede una cospicua riduzione della sanzione comminabile.”

Andrea era stato condannato da media ancor prima di essere stato ascoltato dagli Organi Sportivi. E’ stata infangata la sua reputazione e la sua immagine, per qualche mese la sua vita è cambiata.  La vicenda impone molte riflessioni e comunque ci fa capire che la responsabilità ricade sempre su chi assume delle sostanze. Bisogna informarsi e dichiarare preventivamente ciò che si assume nell’interesse della propria persona. E’ un’azione di auto tutela. Quanti di noi assumono antistaminici per curare le allergie di stagione che magari contengono sostanze proibite non dichiarate? Personalmente sono contento che Andrea abbia potuto dimostrare la sua assoluta buone fede e la non intenzionalità di assumere un farmaco per fini diversi da quelli terapeutici. Ma alla fine quanto è costato questo sciroppo ad Andrea?Nessuno potrà mai risarcirlo dei danni morali e patrimoniali subiti per la sua reputazione infangata.
 

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