Waffle, powder e wilderness

Il rifugio più alto della Svezia è la base perfetta per lo scialpinismo nell’ultima vera natura selvaggia d’Europa

© Mattias Fredriksson

È come muoversi in una tazza di latte. Il vento soffia, nevica di traverso e ho freddo. Non vedo molto, le croci rosse che segnano il percorso sono l’unico indizio che mi indica dove andare e a volte scompaiono del tutto nella desolazione bianca e infinita. Forse non è stata una buona idea fare un giro con gli sci oggi, ma dopo il lungo viaggio fino a Björkliden, nella Lapponia svedese, 195 chilometri a Nord del Circolo Polare Artico, volevamo sgranchirci le gambe e prendere un po’ d’aria fresca. Presto ci pentiamo della nostra decisione, mentre ci spostiamo in cerchio per ritrovare la strada di ritorno al Låktatjåkka Mountain Lodge, una casa di legno nero circondata da enormi muraglie di neve a 1.228 metri sul livello del mare. Questo è il rifugio più alto della Svezia e, per la cronaca, bisogna sapere che la montagna più alta del Paese, il Kebnekaise, è di soli 2.097 metri. Alla fine ritroviamo la strada del ritorno. Qualche croce rossa ci riporta sulla traccia e così eccoci sciare nella polvere fino al rifugio.

La nostra breve avventura rende i deliziosi waffle – la specialità del rifugio – ancora più graditi durante il tè del pomeriggio. Låktatjåkka è una base perfetta per spettacolari escursioni scialpinistiche nella Lapponia svedese. Låktatjåkkastugan, come lo chiama la gente del posto, si trova a circa 100 chilometri dalla città di Kiruna e 9 chilometri a Sud-Ovest della stazione sciistica per famiglie di Björkliden. È una baita isolata tra i monti Loktacohkka (1.404 m) e Bajip Gohpácohkka (1.410 m), ma lo standard è sorprendentemente alto. Prima del Covid-19 Låktatjåkkastugan poteva ospitare 18 persone, una capienza ora ridotta a 11. Il ristorante serve ogni sera una cena con tre portate e in un angolo si sviluppa quello che definiscono come il bar più alto della Svezia. C’è anche una sauna, un accogliente soggiorno con una piccola biblioteca e uno speciale menu di waffle. Ma l’aspetto più importante è che si respira un’atmosfera molto genuina.

© Mattias Fredriksson

La storia di Björkliden, Låktatjåkka e dintorni è iniziata quando alla fine dell’Ottocento è stato trovato il ferro a Kiruna e Gällivare. La regione montuosa tra Kiruna e il confine norvegese era molto selvaggia, non c’erano strade e pochissimi la attraversavano. Per trasportare il minerale dalle miniere al porto di Narvik i governi di Svezia e Norvegia decisero di costruire una ferrovia e i lavori iniziarono nel 1898: solo quattro anni più tardi fu inaugurata la Ofoten Railway. Il percorso tra la stazione ferroviaria di Låktatjåkka, attraverso il passo di Låktatjåkka e fino a Björkliden, divenne popolare per gli escursionisti e gli sciatori, però le condizioni meteo da queste parti sono spesso avverse, così è nata l’idea di costruire una baita al passo. Le porte del Låktajåkko Mountain Lodge si aprirono nel 1939. La guerra fermò il tempo, ma quando finì il rifugio divenne una meta popolare per gli scialpinisti svedesi. L’apice arrivò negli anni ’70 e ’80 quando le vittorie di Ingemar Stenmark fecero decollare l’interesse per lo sci diverso da quello nordico.

La mattina dopo ci svegliamo con tanta neve fresca e i fiocchi cadono ancora abbondanti dal cielo. Ispirati dai rifugisti, usciamo decisi a fare qualche curva veloce sui pendii vicino al rifugio. C’è già la traccia nella neve e la nostra gitarella a Bijip Gohpacohkka è veloce. Quando inizio la discesa una vibrazione attraversa tutto il mio corpo. La neve è leggerissima, sembra di nuotare in una ciotola di cotone idrofilo. Non è certo una tipica giornata di sci svedese! Spesso qui le nevicate abbondanti sono accompagnate da forti venti che rendono la neve dura come la roccia. La gita è corta, ma il pendio ripido, quasi 50 gradi nella parte più esposta. In qualche modo la neve sembra ancora stabile, molto probabilmente perché la tempesta è arrivata dall’Atlantico, con molta umidità. Siamo a soli 40 chilometri in linea d’aria dal mare, sul versante norvegese.

Dopo una pausa e un pranzo veloce a base di waffle, ci avviamo verso Loktachohkka, sul versante opposto rispetto al rifugio. Individuiamo il percorso da seguire nella bufera e togliamo le pelli in cima, in prossimità del tipico omino di pietre. Non ha smesso di nevicare un attimo e il vento ha trasportato molta neve, per questo affrontiamo con molta prudenza la discesa verso Kopparåsen, una sciata di mille metri secchi di dislivello, fino alla strada tra Kiruna e Narvik. Il terreno è ripido, aritmico ed esposto, quindi il pericolo è molto maggiore su questo versante della montagna. Completamente soli, là fuori ci sentiamo abbastanza piccoli e di conseguenza le nostre scelte di percorso sono conservative. Il vento ulula, ma all’improvviso il cielo si apre e usciamo dal mare di nuvole. I restanti 600 metri di dislivello sono magici, soprattutto l’ultimo tratto fino alla stazione ferroviaria di Kopparåsen. Siamo a metà aprile, ma qui, nell’Artico, sono condizioni da pieno inverno.

La discesa ci ha ricaricato e ora c’è un gruppo di sciatori felici di pellare fino al Låktatjåkka Mountain Lodge quando il giorno volge al termine. Il vantaggio di soggiornare in questo rifugio è che si trova in quota e permette un rapido accesso al terreno al mattino. È un mondo al contrario per gli scialpinisti, con poco dislivello per raggiungere le discese e poi la risalita nel pomeriggio. Qualcosa di insolito in Svezia, ma molto redditizio. Stare al rifugio trasmette un senso di intimità. Gli ospiti e il personale la sera si incontrano nel soggiorno e nel bar per leggere e parlare. Si arriva a conoscersi tutti, soprattutto perché non c’è internet e gli smartphone non hanno praticamente campo. Invece ci sono un sacco di buoni libri e una selezione sorprendentemente di birra, vino e whisky di qualità. La cucina è di livello e si possono provare i piatti svedesi, a partire dalla carne di renna e alce.

Colazione anticipata e rotta verso Ovest per il nostro ultimo giorno al Låktatjåkka Mountain Lodge. C’è silenzio assoluto, l’unico suono proviene dagli sci e dalle pelli che scivolano sulla neve fredda. Copriamo una discreta distanza per raggiungere la cima del Gearggecorru (1.419 m). Il panorama è da wow: grandi vette tutto intorno e le montagne norvegesi a Ovest. Il terreno è selvaggio e impressionante. Non sembra di essere in Svezia, ma piuttosto sulle Alpi o in Norvegia. Non c’è una sola persona oltre a noi, anche se siamo relativamente vicini alla civiltà, a molte cime e località sciistiche famose. Sotto le punte dei nostri sci ci sono pendii che non avevo mai visto in Svezia. Ci dirigiamo verso Rissajaure, il lago più limpido del Nord Europa, e mi godo ogni secondo della discesa, fino alla stazione ferroviaria di Låktatjåkko. E vorrei schiacciare il tasto rewind.

© Mattias Fredriksson

IN BREVE

Låktatjåkka Mountain Lodge si trova a 1.228 metri di quota e a 9 chilometri dalla stazione sciistica di Björkliden, raggiungibile in auto o in treno (ci sono diretti da Stoccolma, la capitale della Svezia – sj.se per orari e prezzi). L’aeroporto più vicino è a Kiruna, a un’ora e mezza di auto. La stagione invernale del Låktatjåkka Mountain Lodge va da febbraio a metà maggio. Aprile è un’ottima scelta perché la neve è ancora fredda, ma le ore di luce maggiori e il bel tempo più frequente. Le gite sono abbastanza lunghe per gli standard svedesi, soprattutto quelle che finiscono alla stazione della ferrovia e richiedono di ripellare per salire al rifugio. La particolarità del Låktatjåkka Mountain Lodge è proprio questa: si dorme in quota e si raggiungono le cime velocemente, ma poi bisogna mettere in conto la pellata più lunga alla fine. Alcuni pendii intorno al lodge sono facili e non comportano rischi eccessivi, mentre altri sono l’opposto. È consigliabile affidarsi a una Guida alpina locale, anche perché ci si trova in ambienti molto selvaggi e con condizioni meteo estremamente variabili. Su sbo.nu ci sono i contatti di tutte le Guide alpine svedesi.

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