Virginia Oliveri: ‘Che emozione vincere la 100 Porte’

Tra gli obiettivi stagionali anche la CCC

Virginia Oliveri, protagonista nello scorso fine settimana con la vittoria alla 100 km della Porte di Pietra.

Raccontaci la tua gara.
«Avendo fatto tutte le distanze della manifestazione, volevo provare la 100 Porte. Alla partenza per me era una incognita perché non ero sicura di avere la distanza e il dislivello, ma mi sentivo bene e volevo provarci. Sono partita con un buon ritmo e le gambe rispondevano bene: ero molto sorpresa quando sono arrivata al primo ristoro in prima posizione, anche della gara più corta. Davide Ansaldo che mi faceva assistenza mi ha detto di rallentare un po’. Così mi sono risparmiata a metà gara perché conoscevo la difficoltà del finale. Non ho mai corso tranquilla perché dietro c’era la Zimmerman. L’arrivo è stato veramente emozionante perché questa gara rappresenta tanto. Sono veramente felice della mia prestazione, perché è stata condivisa con tanti amici».

Presentati, per chi non ti conoscesse.
«Ho provato il trail per caso nel 2003 e poi è diventata una passione, non mi considero una montanara, sono una persona che corre gare di ultramaratona che si è innamorata della montagna».

Sull’Appennino tu vinci spesso a prescindere dalla distanza: dal Gorrei alla 100 delle Porte di Pietra. C’è qualche motivo?
«Le mie prime gare sono state proprio nell’Appennino, mi trovo molto bene perché non si va mai in quota, io di solito ho problemi quando vado oltre i 2000 metri. Poi il terreno e molto simile a quello di casa».

Alle Porte avevi una avversaria di livello come la Zimmerman a cui hai rifilato 45 minuti. All’UTMB 2015 ti aveva dato ore…
«Denise Zimmerman è un mito, anche lei fa le 24 ore su strada, penso che in questa occasione io stavo molto bene ed ero molto motivata, mentre lei probabilmente era un po’ stanca perché fa tante gare: il distacco di 45 minuti non me lo aspettavo, ma dipende spesso e volentieri della giornata. La ruota gira, all’UTMB io non riesco a esprimermi e sicuramente lei va molto, ma molto meglio di me, ed è per questo che quest’anno provo a fare la CCC».

Lavori, sei una mamma, come concili tutto con una preparazione di livello?
«Lavoro in un albergo come receptionist: un lavoro duro mentalmente. Abitando a 8 km (di sentieri) dal lavoro, vado e torno molto spesso di corsa e mi alleno anche sulla sabbia dopo il lavoro, poi faccio tante gare e anche questo, nella giusta misura, aiuta a rimanere in forma».

Mi sembra che sei vegetariana. Quanto conta l’alimentazione?
«Per me è tutto, è come la benzina che metti alla macchina: io mangio vegetariano, senza latticini e senza uova, e seguo uno stile di vita molto ordinato che per me è importante come l’allenamento».

Tu passi una parte dell’anno in Argentina: com’è il trail lì?
«Da qualche anno il trail è cresciuto tantissimo anche in Argentina, ma noi abitando sul mare in un posto senza dislivello prendiamo quel periodo per staccare dalle gare e fare un po’ di lavori di velocità».

Fare ultra su pista e strada è un vantaggio oppure è un handicap per il trail?

«Non è facile coniugare queste discipline ad alto livello, ogni anno diventa più difficile: siamo nati sulle ultra su strada e siamo capaci di passare ai sentieri tecnici, non è facile fisicamente, ma per la testa a volte fa bene cambiare un po’».

Che consigli puoi dare alle giovani che iniziano con il trail?
«Di divertirsi e fare tutto con passione, se deve succedere succederà. Facendo yoga ho imparato che bisogna avere pazienza, lavorare tanto, ma non fare mai il passo più lungo della gamba».

Prossimi obiettivi?
«Come ‘lunghi’ Cromagnon, Orobie, CCC e la Spartathlon, poi sicuramente tante altre gare più corte».
 

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