Ueli Steck, the swiss machine

Su Skialper di giugno intervista esclusiva all’alpinista svizzero

Per descriverlo è stato coniato un nuovo termine: speed solo. Molti storsero il naso commentando queste sue salite in velocità nelle Alpi, in nome di una non meglio definita purezza dell’alpinismo. Smisero quando videro cosa riuscì a fare portando il suo stile in Himalaya. Stiamo parlando, naturalmente, di Ueli Steck, intervistato da Alessandro Monaci sul numero di giugno di Skialper. Un articolo corredato dalle stupende foto di PatitucciPhoto, realizzate durante l’impresa all’Annapurna. Ecco alcune anticipazioni dell’intervista…

HIMALAYA – «Ho iniziato perché avevo scalato così tante volte l’Eiger che un giorno mi sono chiesto quanto veloce potessi andare». Da una battuta, nasce una vera e propria filosofia dell’andare per monti… Però la destinazione finale era l’Himalaya. «Era interessante fare questo step anche lì: salire 2.000 metri di parete in giornata, mentre gli altri ci mettono tre giorni. Essere lenti è una cosa stupida: specialmente ad alta quota non puoi riposare, anche dormendo in realtà continui a perdere energia. Se salgo su una montagna in cinque o sei giorni, torno giù completamente esausto. Se faccio un tentativo di 24 ore ci metto due o tre giorni a recuperare. Poi meno stai a 8.000 metri e meno corri il rischio di fare errori. E infine le previsioni meteo… Per 24 ore sei certo che siano perfette, dopo tre giorni vai al 60%. E ciò vuol dire che al 40% rischi di morire».

UELI E KILIAN – «Prendi me e Kilian: lui è pazzesco! Sul Cervino ha salito 1.270 metri di dislivello in un’ora! Io non posso fare una cosa simile, ma lui non è un arrampicatore. Sulla cresta dell’Innominata, nelle parti tecniche, in un’ora ha salito solo 370 metri, mentre io su quel terreno riesco a salirne 500 o 600. Ma non c’è paragone fra le mie capacità di resistenza e le sue. C’è spazio per raggiungere il massimo, però io ora sono vecchio. Se i giovani alpinisti iniziassero un allenamento mirato, penso che potrebbero scalare (intendo parti veramente tecniche, non solo un pendio di neve) 800 metri in un’ora. L’Eiger in due ore non è impossibile! Si farà nella pausa pranzo o dopo il lavoro».

COME BONATTI – «Per me è lo stesso, come Bonatti, l’Annapurna è la fine. Mi è assolutamente chiaro che se provassi a rifarlo morirei. Non è una gara, qui c’è in gioco la vita».

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