Trentapassi Vertical Race, un'esperienza 'mistica'

Il racconto del nostro collaboratore Flavio Saltarelli

Davide Zanotti ce l’aveva promesso. Il suo Trentapassi Vertical Race ci avrebbe fatto toccare il cielo con un dito. Ed è stato di parola. Tremendamente ripido, tremendamente a picco sul Lago d’Iseo, tremendamente bello: una lucida follia che ha dato ai circa ottanta finisher emozioni indelebili. E tra coloro che sono arrivati al gonfiabile Red Bull posto sulla cuspide della Corna Trentapassi, c’ero anche io. Secondo il mio altimetro 1080 metri di dislivello positivo in poco più di tre chilometri e mezzo, considerato il tratto lungo lago della partenza. 1080 metri che ho superato ritornando bambino, arrampicando, mulinando i bastoni da fondo e soprattutto gattonando. Gattonando a cinquant’anni su pendenze impossibili dove poco prima erano passati volando Urban Zemmer e l’amico Marco Facchinelli. Gattonando nonostante le nuove La Sportiva che avevo ai piedi funzionassero davvero a meraviglia nella guerra impari contro la forza di gravità. Marco mi aveva anche preparato una tabella in vista di questo impegno, ma la voglia di neve me l’ha fatta trascurare in favore delle pelli di foca. E così mi sono trovato ad arrancare, nel blu dipinto di blu temendo però di finire laggiù: nel Lago d’Iseo. E ci sarei arrivato direttamente, senza toccare terra. Il Monte Guglielmo bianco di neve, l’azzurro dell’acqua cristallina, il verde di un presente che pur alzando gli occhi al cielo non mi permette di vedere: il collo ha non ha sufficiente escursione! Ci si aggrappa a ciuffi d’erba, a rocce, a corde fisse, sotto lo sguardo sempre vigile degli operatori del CNSAS. Il cuore pompa a manetta anche da fermo. Tutto è amplificato. È un’esperienza mistica; ma va fatta tenendo bene piedi e mani aggrappati per terra, o in cielo, forse. Ed è una lotta continua tra gli occhi che vorrebbero ammirare scorci d’infinito e la necessità d’assecondare le ragioni del cronometro; che, anche per i tapascioni come me, corre. Anche troppo. Ma poi il viaggio finisce. È la cima, sono scene da Pierra Menta. Campane, urla d’incitamento per tutti. Per i primi come gli ultimi. Tutti si sono comunque ‘scornati’ con la Trentapassi.
 

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