Atomic Backland 102 e Backland 101 W review

Abbiamo provato in anteprima l'attesissimo upgrade di uno dei prodotti più venduti sul mercato

Nel segmento freetouring Atomic si è sempre destreggiata con onore grazie al successo della linea Backland FR, capostipite di una sempre più frequente tendenza ad alleggerire il largo per permettere di macinare più dislivello e allo stesso tempo godere in discesa. Backland 102, in vendita dal prossimo autunno, è l’upgrade del precedente modello di larghezza 100 mm, passato un po’ in sordina negli ultimi anni a causa del suo posizionamento in un limbo ancora poco definito con caratteristiche di peso-rigidità-stabilità che non convincevano i testatori. 

La nuova versione, che abbiamo avuto la possibilità di provare in anteprima a metà gennaio durante un evento nei dintorni della sede di Atomic, in Austria, ha attirato invece la nostra attenzione, grazie ad alcune modifiche che hanno colmato le passate lacune. La sostituzione dell’inserto in carbonio ultraleggero con legno di Frassino è il primo elemento che fa guadagnare punti a questo nuovo prodotto. La maggior pastosità garantita dal legno risolve infatti gran parte di quei problemi di irrequietezza caratteristici di una struttura troppo rigida e leggera, che provocava fastidiose vibrazioni in condizioni di neve dura o ghiaccio, pur rimanendo a 1.430 g nella misura 179 cm. Quei due millimetri in più al ponte aiutano in galleggiabilità, accompagnati egregiamente dalla nuova spatola con tecnologia HRZN 3D, che allarga la superficie di portanza, limitando l’aumento di peso. Lo shape della punta aiuta anche a svincolarsi da crosta o nevi umide, rendendolo adatto a chi non padroneggia al 100% la sciata.

Anche la larghezza più vicina in versione femminile, Backland 101 W, rispetto alla vecchia costruzione guadagna malleabilità grazie allo switch tra carbonio e Frassino. In salita sembra di portare a spasso uno sci light (1.260 g nella misura 164 cm), con il quale si potrebbe rischiare senza troppe preoccupazioni di abbattere il muro dei 1.500 D+. Maneggevole nelle inversioni, su ripido e traversi possiede uno shape che non dà problemi. Quando poi si girano le torrette e si parte per la discesa ci si trova a cavalcare un docile destriero che non teme velocità e asperità del terreno. Galleggia bene in neve fresca, a patto che non ce ne sia troppa, non soffre il tritato e anche in crosta si svincola bene.

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