Stevie Kremer, le regole sono da riscrivere

A Chamonix, prestazione stellare dell’americana

Ci eravamo lasciati a fine maggio con la prima prova SKY delle Skyrunner World Series di Zegama dove avevamo assistito a una gara combattuta e avvincente anche in campo femminile. In quell’occasione, vinse la svedese Emelie Forsberg davanti alla spagnola Nuria Picas e all’americana Stevie Kremer. Distacchi molto limitati con solo 1’46’’ dalla prima alla terza.

LA PREPARAZIONE – La seconda prova del circuito mondiale prevedeva la Marathon du Mont Blanc che si è disputata domenica a Chamonix. Stessa distanza di Zegama, dislivello complessivo leggermente inferiore, percorso meno tecnico e, cosa più importante, con arrivo in salita. Sulla carta, le attenzioni erano tutte rivolte alla seconda sfida stagionale tra la Forsberg e la Kremer con l’italiana Silvia Serafini inserita di diritto tra le pretendenti alla vittoria finale per il suo ottimo secondo posto dello scorso anno. Se la parte finale del percorso in salita faceva pronosticare la Kremer, la parte iniziale molto veloce rimaneva un incognita mentre l’unica discesa della gara, dal Posettes a Tour, sembrava fosse a vantaggio esclusivo della svedese. Vi era poi una grande aspettativa sulla tattica di gara che le possibili protagoniste avrebbero adottato. In particolare per la Kremer che a Zegama si era portata in testa fin dall’inizio per poi essere sorpassata dalle dirette inseguitrici nella seconda parte di gara. Per prepararsi al meglio all’evento, la stessa Kremer si è quindi presentata a Chamonix dieci giorni prima provando e riprovando il percorso in modo meticoloso. Un’attenzione su tutte, la discesa dal Posettes, dopo 18 km di gara, riconosciuta anche dalla stessa come la vera incognita della giornata. Appurato che non ci fossero tratti particolarmente tecnici, si era infine convinta che l’unica strategia possibile in quel tratto fosse di spingere sulle gambe il più possibile per arrivare all’attacco della salita che porta a La Flégère con poco distacco dalle prime.

SENZA REGOLE – Questa la teoria, mentre la pratica ha visto una gara completamente differente. Senza remore e calcoli di sorta, la Kremer è partita in testa, proprio come a Zegama, spingendo letteralmente sulle gambe, esattamente come era nelle sue intenzioni. L’unica differenza è che l’ha fatto dal primo all’ultimo km e non solo nella tanto sospirata discesa. Come la sua compagna Silvia, ha optato per lo zainetto, segno inequivocabile di personalità senza necessità di dover imitare le avverarie più quotate e famose. Ad Argentere, il vantaggio di 1’40’’ sulla Forsberg lasciava spazio a qualsiasi tipo di interpretazione, anche a una tattica di gara troppo aggressiva, quasi come se la lezione di Zegama non le fosse ancora servita abbastanza. I 4’17’’ a Vallorcine ancora interlocutori, gli 8’49’’ al Posettes scontati perché dopo la salita e i 9’33’’ a Le Tour, sicuramente una sorpresa. Segno evidente che quella discesa di quasi 5 km l’aveva metabolizzata molto bene nei giorni precedenti. Da Tre le Champ al traguardo di Planpraz, semplicemente 12 km che rimarranno a lungo nella storia di questo sport. Il distacco sulla Forsberg diventa di 17’58’’ a La Flegere e di 21’54’’ all’arrivo. I parziali degli ultimi 12 km sono a dir poco impietosi; 11’05’’ sulla Forsberg, 11’40’’ sulla Serafini, quarta classificata e 14’26’’ sulla Lafaye, terza classificata.

VICINO ALLE 4 ORE – I ltempo finale di 4h03’16’’, merita poi delle ulteriori considerazioni. La Marathon du Mont-Blanc è una competizione che esiste ormai da dodici anni. Sempre molto partecipata, ha visto al via nel corso del tempo molti dei migliori specialisti della disciplina, in particolare i francesi ma non solo. Nel recente passato, la francese Stephanie Jimenez aveva stabilito il nuovo record del percorso in 4h39’36’’. Lo scorso anno, la svizzera Maude Mathys in 4h28’17’’ e l’italiana Silvia Serafini in 4h33’53’’ avevano ulteriormente migliorato con l’elvetica che scendeva per la prima volta sotto il muro delle 4h30’. Altri riferimenti storici, Maud Giraud 4h41’40’’ nel 2010 e 4h54’02’’ nel 2009 e Christiane Lacombe 5h16’42’’ nel 2008. Non più tardi dello scorso anno, con il suo tempo finale si sarebbe classificata ottava assoluta, lasciandosi alle spalle alcuni atleti di assoluto valore internazionale. Giusto per dare un’ulteriore riferimento, sempre lo scorso anno l’italiano Lorenzo Trincheri concluse la sua eccellente prova tredicesimo in 4h11’49’’.

VERSO IL FUTURO – Domenica a Chamonix, una ragazza americana di trent’anni, professione insegnante, ha rotto tutti gli schemi pre esistenti della maratona in montagna. Di colpo, ha spostato l’asticella di oltre 25 minuti, mai successo prima d’ora in una gara matura e competitiva. In sintesi, per la Kremer, prima vittoria in carriera nelle Skyrunner World Series, record letteralmente demolito di ben 25’01’’, soli 32’ di distacco dal vincitore con record Kilian Jornet e diciottesima posizione assoluta a 6’44’’ dal decimo posto. A questo punto, ci si domanda dove la stessa possa arrivare e presto lo scopriremo.
 

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.