Skialp Gran San Bernardo, dove il sole scia con te

Trenta itinerari censiti e mappati, un avveniristico bivacco per gli skialper, discese freeride, un pullmino per rientrare al punto di partenza e delizie gastronomiche a chilometro zero: siamo stati nel comprensorio per lo scialpinismo che sta sorgendo tra Italia e Svizzera

© Stefano Jeantet

Corrado è un sindaco sui generis. Lo capisco subito, a prima vista, appena oltrepassa la porta d’ingresso del bar in cui, insieme a Marco, lo stiamo attendendo. Il passo leggero e spedito denota l’entusiasmo che lo accompagnerà per le due intere giornate in cui mi farà da cicerone alla scoperta di Saint-Rhémy-en-Bosses, di Crévacol e dell’intera vallata del Gran San Bernardo. Così come dalla stretta di mano forte e decisa. Seduti al tavolo, davanti a una buona tazzina di caffè, inizia a raccontarmi del progetto Skialp Gran San Bernardo, intrapreso a partire dal 2016 in collaborazione con la vallata svizzera di Bagnes (quella che comprende anche Verbier) e che proprio nell’inverno 2019/2020 è entrato nel vivo grazie al finanziamento nell’ambito dei progetti Interreg Italia-Svizzera del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale. Perché qui a Saint-Rhémy, lungo il tracciato dell’antica strada romana che collegava Italia e Svizzera attraverso il valico del Gran San Bernardo, il territorio offre molto di più di quanto si possa immaginare. E se negli anni ’80 a farla da padrone era decisamente l’ampio e soleggiato comprensorio sciistico di Crévacol (A Crévacol, dove il sole scia con te, come recita un vecchio ma ancora attuale slogan), oggi si aggiungono le mille possibilità che la vallata offre agli amanti dello scialpinismo. Degli oltre 60 itinerari possibili, 30 sono stati censiti e da pochissimi giorni sono disponibili sul sito gulliver.it, con tanto di traccia Gpx, descrizione dettagliata del percorso, accesso automobilistico, cartina, gallery fotografica e, per alcuni, anche un breve video di circa tre minuti realizzato con il drone. Un vero e proprio vademecum per permettere, anche a chi viene da lontano, di addentrarsi in questo paradiso per le pelli e le discese in fresca. Il tutto correlato da un servizio privato di skialp-bus, integrativo e non sostitutivo dei servizi pubblici di linea, attivo nei territori di Saint-Rhémy-en-Bosses, Saint-Oyen ed Etroubles per collegare i diversi itinerari scialpinistici e prenotabile con una semplice chiamata attraverso tutti gli operatori turistici e professionali (Guide e Maestri di sci) che hanno aderito al progetto.

© Stefano Jeantet

E poi c’è l’ospitalità che in questa valle di passaggio fin dall’antichità ha un sapore particolare: alberghi, affittacamere, campeggi e ristoranti si sono ritrovati nel progetto skialp. Le tazzine sono ormai vuote ed è giunto il momento di lasciare il bar e andare a toccare con mano la realtà che Corrado mi ha appena descritto. In auto raggiungiamo il parcheggio degli impianti di Crévacol, dove le piste da sci tirate ad arte sono già baciate dai primi raggi del sole mattutino. Alcuni scialpinisti stanno risalendo la strada che costeggia le piste e che porta fino al nuovo bivacco, realizzato qualche mese fa appositamente per loro. A costruirlo, a occuparsi della progettazione e della messa in posa, sono stati proprio lo stesso sindaco e coloro, tra compaesani e Maestri di sci, che stanno lavorando perché la vocazione scialpinistica della località possa realizzarsi. Una piccola opera di architettura di montagna. L’ampia vetrata è un occhio sulla vallata e sul Col Serena, con interni in legno chiaro, elettricità e un piccolo impianto di riscaldamento. «Il bivacco vuole essere un simbolo di accoglienza per tutti gli scialpinisti, che qui sono ben visti e incorag- giati. Dai neofiti, che risalgono le piste e si dedicano a itinerari più semplici, fino ai più esperti, come quelli che scelgono le uscite ai Colli Citrin e Serena». A parlare è ancora una volta il sindaco Corrado. «Una struttura che abbiamo voluto realizzare direttamente, occupandoci da zero della progettazione e, una volta approvato il progetto e commissionata la realizzazione della struttura, della messa in posa. Pensa che per terminare i lavori prima dell’avvio della stagione siamo saliti lungo la strada già innevata con l’Unimog io, l’amico Guida alpina Loris e Fabio. E poi Erik, maestro della Scuola di Sci Gran San Bernardo, che si è occupato personalmente della struttura su cui poggia. Gli scialpinisti possono entrare per cambiarsi la maglietta oppure scaldarsi e mangiare un panino. È aperto sempre, anche di notte, la luce si accende grazie a un sensore di movimento e illumina l’entrata e l’interno. È molto piccolo e non sono previsti posti letto, ma sappiamo che c’è già chi, con materassino e sacco a pelo, ha trascorso la notte sulla panca in legno, godendosi lo spettacolo delle prime luci dell’alba».

Quando arriviamo al bivacco, effettivamente, non lo troviamo vuoto. Due ragazze si stanno riscaldando e, fuori, sci e pelli infilati nella neve. Il calorifero elettrico funziona alla perfezione e la temperatura interna è sui 18/20 gradi. Il panorama tutto intorno spazia a 360 gradi, con una veduta mozzafiato sul Passo del Gran San Bernardo con il suo Ospizio, i colli Citrin e Serena e, in lontananza, i 4.000 metri del Grand Combin. Scendendo lungo le piste ci imbattiamo in due professionisti dell’Esercito che effettuano le rilevazioni nivologiche utili per emettere il bollettino valanghe. Un’operazione che qui viene ripetuta quotidianamente per determinare il grado di rischio e la tipologia di valanghe che potrebbero formarsi. Informazione utilissima, ovviamente, per chiunque voglia fare del fuoripista o risalire i pendii della vallata con le pelli. Ci coinvolgono attivamente nella loro attività spiegandoci gli aspetti che valutano con queste rilevazioni e mostrandoci, attraverso una lente di ingrandimento, la natura dei cristalli di ghiaccio. Avvicino l’occhio alla lente, incredula di poter scorgere qualcosa se non un ammasso di neve senza forma. E invece – sorpresa – i cristalli sono ben visibili: spettacolo della natura purtroppo non visibile a occhio nudo.

© Stefano Jeantet

Prima di buttarci nel freeride di Crévacol, una lunga discesa che dal punto più alto degli impianti porta al borgo antico di Saint-Rhémy, ci fermiamo da Erica per una ricchissima polenta concia e un tagliere di affettati. Tra questi troneggia il famoso Jambon de Bosses, pregiato prosciutto crudo DOP dal sapore delicato, un tempo stagionato nei fienili, ora prodotto nello stabilimento ma seguendo ancora la ricetta artigianale. Erica, la ristoratrice, riempie la tavola di ogni prelibatezza, invitandoci ad assaggiare tutto. «Guardate che altrimenti mi offendo» ci intima scherzosa. Con le pance decisamente piene ci rimettiamo gli sci pronti ad affrontare la lunga e bella discesa freeride che, tra pendii non troppo ripidi e tratti di bosco, ci porta al borgo antico di Saint-Rhémy, dove ci attende lo Skialp-bus che ci riporterà agli impianti. Non prima, naturalmente, di essere passati da Simona, che gestisce un hotel e ristoro proprio nel cuore del delizioso borgo, ed esserci rifocillati con un tagliere a base di prosciutto, lardo e affettati misti, il tutto accompagnato da un paio di birre locali. Ho già intuito che saranno due giorni non solamente di scialpinismo ma anche di scoperte gastronomiche, che vanno dai piatti più tradizionali e caratteristici (indimenti- cabile la zuppa valdosatana offertaci da Danila e Roberto) a quelli più raffinati. Perché nella Valle del Gran San Bernardo non mancano neppure le rivisitazioni ricercate, come i gnocchetti di barbabietola ripieni di formaggio Bleu d’Aoste che mi ha servito Davide, il proprietario dell’hotel in cui ho alloggiato. Durante la cena Massimo Bal, presidente delle Guide alpine della Valpelline e del Gran San Bernardo, ci mostra il nostro prossimo itinerario. Tecnicamente semplice e non troppo lungo ma, così ci promette, assolutamente spettacolare dal punto di vista paesaggistico. Da quello che ho già visto durante la prima giornata, non stento a crederlo.

Si ride e si scherza, con Corrado, con le Guide e i Maestri di sci. Si parla della valle, della sua vocazione allo scialpinismo e mi raccontano di un certo Carlo Alfonso Ronc di Saint-Rhémy-en-Bosses, uno dei primi a prendere parte al Trofeo Mezzalama vincendolo due volte, nel 1935 e 1936, la seconda volta nella squadra delle truppe alpine con Perenni e Vida, quando la gara non era ancora così conosciuta e gli scialpinisti viaggiavano con gli sci
di legno. Il giorno successivo la sveglia suona alle sette. Il programma è risalire il Vallone del Gran San Bernardo, sempre tenendo gli impianti di Crévacol come punto di partenza e dirigendoci sulla sinistra, per arrivare fino al vecchio bivacco della Tête de Crévacol (2.621 metri) dal quale si apre una panoramica su quasi tutte le cime più alte della valle e gli immensi, bianchi valloni circostanti, compreso quello del passo del Gran San Bernardo con il famoso ospizio, dal quale mi dicono che è passato nel 990 Sigerico, autore del primo diario della Via Francigena, e poi Napoleone nel maggio del 1800, con 40.000 soldati. Salendo lo sguardo si perde sul colle del Malatrà, ultimo mitico passaggio del Tor Des Géants. E, più in lontananza, sulla cima del Monte Bianco. Siamo una bella compagnia oggi, tutti in fila indiana dietro alla Guida che, di tanto in tanto, si ferma per mostrarci le varie cime. Non c’è vento, solo una leggera brezza che va a mitigare il calore del sole. Sole, l’immancabile sole, presente dal mattino fino al tramonto, che accarezza e trasforma la neve. Non siamo gli unici a salire. Sono anche oggi tanti gli scialpinisti che, innamorati di questa vallata magica ed evocativa, lasciano la loro impronta allungata sui vari itinerari. Lontani dalle piste tanto quanto basta per apprezzare il silenzio della montagna, il pensiero corre alla grandissima quantità di linee, salite, discese e paesaggi. Al fatto che una o due giornate non bastano certamente, che bisogne- rebbe rimanere qui almeno una settimana e ancora potresti non averne abbastanza. «Skialp Gran San Bernardo, questo è il nome del progetto Interreg, ha come obiettivo lo sviluppo dello scialpinismo e la valorizzazione di un territorio che nulla ha da invidiare alle località più blasonate della Valle d’Aosta. Qui gli aspetti naturali e paesaggistici si legano indissolubilmente a quelli culturali, che spaziano dalla storia all’enogastronomia. Il contesto transfrontaliero permette di sviluppare azioni in un unico, contiguo territorio con il coinvolgimento diretto degli operatori turistici. Si scia da inizio stagione fino a maggio/giugno e quindi è una meta ideale per gli amanti delle pelli.
Il progetto è triennale, dal 2019 al 2021, e stiamo preparando una app per mettere in contatto turisti, strutture recettive, Guide e Maestri di sci. Quindi per fornire allo scialpinista un servizio completo al 100%». Così mi aveva detto Corrado quando ci siamo incontrarti, due giorni fa. Quando mi parlava, quando lo ascoltavo davanti alla tazzina di caffè, non avevo idea di cosa mi aspettasse. E ora, che l’ho visto, non vorrei più ripartire. Prima di caricare gli sci e dirigermi verso la pianura, lontano da queste vallate a dal bianco della neve, mi concedo un ultimo spuntino post sciata da Chiara, nel suo locale lungo le piste. Ridendo e scherzando scopro che l’8 febbraio a Flassin (il primo luogo in cui in passato, prima ancora di Crévacol, si praticava lo sci alpino e oggi sede di un parco divertimenti sulla neve) prederà il via la seconda edizione dell’Arrancaslimba, gara goliardica sugli sci (ma è possibile anche partecipare con ciaspole e ramponcini) da affrontare a coppie su un anello di 6 chilometri e un dislivello di 300 metri. L’idea nasce dalla storica Mezza Slimba che si disputava tra i borghi della vallata del Gran San Bernardo e, con lo stesso spirito di allora, viene riproposta con due variazioni: una nel nome (si chiama Arrancaslimba per gemellarla con la popolarissima Arrancabirra in calendario a ottobre) e una nella sua sostanza liquida: non vino ma birra lungo il percorso, ancora una volta grazie al supporto dei titolari di Les Bières du Grand St. Bernard, originari proprio della Coumba Freida (valle fredda in dialetto valdostano). Sarebbe una buona scusa per tornare da queste parti.

Per informazioni su Skialp Gran San Bernardo e gli itinerari:
Sito: www.skialp-gsb.eu
IG: skialpgransanbernardo
www.gulliver.it

© Stefano Jeantet

Il prosciutto che non ti aspetti

Il Vallée d’Aoste Jambon de Bosses Dop è un prosciutto crudo speziato con erbe di montagna dal sapore delicato, prodotto a 1.600 metri di quota. La sua produzione è antichissima: i primi documenti che testimoniano la presenza di questo prodotto nella Valle del Gran San Bernardo risalgono al 1397. È L’unico prosciutto in Italia che viene fatto stagionare in presenza di fieno (che assorbe l’umidità e rilascia profumi) grazie all’incrocio dei flussi d’aria che scendono dai colli Malatrà, Citrin, Serena e Gran San Bernardo e che creano l’ambiente ideale per la lavorazione e stagionatura. Una tradizione tramandata di padre in figlio che ha permesso al Vallée d’Aoste Jambon de Bosses di ottenere nel luglio del 1996 la Denominazione di Origine Protetta (DOP). Un assaggio lo troverete sempre, ma se capitate a Saint-Rhémy-en- Bosses la seconda domenica di luglio sappiate che si celebra la sagra di questa prelibatezza.

La birra local

Dopo una pellata per dissetarsi ci sono le birre del birrificio artigianale Les Bières du Grand St. Bernard di Gignod, a mille metri di quota. Si dice che arrivino direttamente dalla cima delle Alpi… Tutto nasce dalla grande passione di Rémy Charbonnier, ingegnere che dopo due anni di formazione si butta anima e corpo, insieme al suo socio Stefano Collé, in una nuova avventura e nel 2010, ad Etroubles, inizia la produzione delle prime birre Napea, Balance e Amy. Nel 2017 il birrificio di Etroubles comincia a non essere più grande a sufficienza per supportare le esigenze e le quantità produttive richieste ed ecco che la sede cambia e si trasferisce a Gignod. La nuova struttura, con oltre 4.000 metri quadrati, ospita un impianto di produzione da 35 ettolitri con una capacità produttiva annuale che arriva a 10.000. La filosofia del birrificio è racchiusa nel significato del marchio che rappresenta l’unione e l’equilibrio tra la natura e l’uomo. Due infiniti che, incontrandosi, danno vita alla birra ruotando attorno a quattro punti fissi che sono le materie prime: acqua, cereali, luppolo e lievito.

QUESTO ARTICOLO È STATO PUBBLICATO SU SKIALPER 128

 

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.