Ski-alp olimpico, la soddisfazione del colonnello Mosso

Responsabile del Centro Sportivo Esercito, ma anche dirigente ISMF e FISI

Il riconoscimento dell’ISMF dal parte del CIO è stato salutato con grande entusiasmo. Tante condivisioni della notizia, moltissimi commenti, a partire da quelli degli atleti. Uno per tutti, quello del vincitore della Coppa del Mondo, Michele Boscacci che sulla sua pagina Facebook ha postato ‘Finalmente il CIO ha riconosciuto lo sci alpinismo come disciplina Olimpica, magari possiamo già essere al via alle prossime’.
Ma chi meglio del colonnello Mosso può commentare la notizia, nelle vesti di dirigente ISMF, FISI, ma soprattutto responsabile del Centro Sportivo Esercito?
«Un traguardo importante, un punto di arrivo, ma anche di partenza per nuove sfide future. Adesso abbiamo il passaporto olimpico, dovremo essere bravi a lavorare per vedere gli atleti al via di una gara a cinque cerchi.
Direi che è stato un premio al lavoro di squadra, alla volontà di arrivare al riconoscimento olimpico che ha coinvolto tutta la ISMF, dal presidente Mariotta a tutte le federazioni».
Cambierà qualcosa per il Centro Sportivo Esercito?
«Siamo sempre stati in prima linea sullo ski-alp: ci abbiamo creduto sempre anche quando non si parlava di Giochi Olimpici. Abbiamo investito su questo settore e il pass olimpico è anche un riconoscimento al nostro impegno. Ovviamente continueremo su questa strada: a settembre avremo due arruolamenti femminili, poi proseguiremo con i nostri piani di arruolamento anno dopo anno».
A livello FISI?
«Lo ski-alp azzurro è sempre stato ai vertici e dovrà mantenere questa leadership nei prossimi anni. La FISI ci ha creduto, ma adesso tante altre federazioni, penso per esempio a quella austriaca (la Ösv è entrata nella ISMF dalla scorsa stagione) investiranno ancora di più su questa attività, puntando proprio ai Giochi Olimpici. Nelle prossime stagioni bisognerà anche ragionare su una strategia diversa in modo che la Nazionale di ski-alp possa avere ancora di più strumenti di lavoro al pari delle altre squadre olimpiche».

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