Lo sci alpinismo ha fatto il suo storico debutto alle Olimpiadi Invernali di Milano‑Cortina 2026, scrivendo una nuova pagina per la disciplina.
Nella gara di sprint maschile, disputata il 19 febbraio, il titolo è andato allo spagnolo Oriol Cardona Coll, con il russo neutral Nikita Filippov medaglia d’argento e il francese Thibault Anselmet bronzo. Purtroppo solo quattordicesimo Boscacci, il primo italiano.
Nello sprint femminile la svizzera Marianne Fatton ha conquistato l’oro, seguita dall’argento della francese Emily Harrop e dal bronzo dell’iberica Ana Alonso Rodriguez. Qui la nostra atleta Murada Giulia è giunta in finale, affrontando una prova intensa su un tracciato che richiedeva equilibrio perfetto tra velocità e potenza.
La staffetta mista, svoltasi il 21 febbraio, ha visto gli atleti francesi tagliare per primi il traguardo e gli svizzeri e spagnoli a seguire, con la squadra italiana che ha chiuso in quinta posizione dopo una battaglia serrata. Questo evento ha mostrato quanto lo scialpinismo possa essere interpretato come disciplina di squadra, valorizzando la cooperazione tra donne e uomini nella sfida.

Questi risultati, al di là del colore delle medaglie, rappresentano un passo importante per lo sport. Sebbene il format olimpico sia ben lontano dalle grandi classiche del circuito, con le sue distanze maggiori e percorsi di alta montagna, ha saputo offrire competizioni dinamiche e veloci, adatte a un palcoscenico olimpico. Debutto e risultati, con protagonisti di alto livello, confermano la capacità dello scialpinismo di attrarre interesse e di distinguersi fin dalla prima partecipazione in una rassegna così prestigiosa.

L’ingresso alle Olimpiadi, con competizioni di sprint e staffetta mista, offre un’opportunità di visibilità, incuriosendo gli spettatori, stimolando nuovi praticanti e dando agli atleti una piattaforma internazionale senza precedenti. Gli spettatori incuriositi potranno scoprire che lo scialpinismo non è solamente una disciplina veloce ma anche un approccio alla montagna con gli sci differente da quello legato ai soli impianti di risalita.

È naturale che una nuova disciplina inserita in un contesto come quello olimpico venga osservata con occhio critico: il formato proposto è stato pensato per esigenze televisive e di fruibilità da parte di un pubblico vasto, e per questo può risultare diverso dal formato delle gare classiche come Tour du Rutor, Pierra Menta o Mezzalama, che restano manifestazioni iconiche per profondità tecnica e legame con la montagna. Tuttavia, proprio come avvenuto in passato per sport come l’arrampicata, che ha evoluto e adattato il format nella seconda olimpiade, anche lo scialpinismo potrà beneficiare di questa visibilità e proporre cambiamenti nelle competizioni e magari puntare ad un circuito da ripetere più volte con una distanza e dislivello cumulativi maggiori, garantendo allo stesso tempo la copertura televisiva e l’effetto arena per il pubblico, un pò come in Coppa del Mondo di mountain bike e nel ciclocross.

In conclusione, i risultati ottenuti e l’esposizione offerta dai Giochi rappresentano un’occasione che va colta e valorizzata: lo scialpinismo ha tutte le carte in regola per crescere, conquistare nuovi appassionati e, in futuro, evolvere anche nel format olimpico, rendendolo sempre più vicino alle sue radici alpinistiche e di endurance.

© foto Milano-Cortina 2026

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