Nato dall’incontro tra Airbus e Salomon, il progetto Adaptive punta a rendere più accessibili le protesi per gli sport outdoor, affrontando uno dei limiti più concreti: il costo.
L’idea prende forma grazie a Jérôme Bernard che, dopo aver perso due gambe e un braccio da bambino, decide di cercare una soluzione concreta. Vivendo vicino agli stabilimenti Airbus, propone di riutilizzare materiali compositi e fibra di carbonio dell’A350 per creare una protesi da corsa. Da quel primo passo, il progetto si amplia grazie al coinvolgimento di studenti e, successivamente, di Salomon, entrando nel mondo degli sport di montagna.
Oggi Adaptive guarda a un panorama ampio: trail running, scialpinismo, snowboard, trekking. Discipline diverse, unite da un problema comune. I costi delle protesi sportive restano infatti proibitivi: una protesi da running parte mediamente da 6.000–8.000 euro, mentre per sci o snowboard si possono superare facilmente i 10.000 euro. Spese che spesso non vengono rimborsate, perché considerate legate al tempo libero e non alla necessità quotidiana.
Il progetto lavora proprio per cambiare questa prospettiva. Le prime soluzioni sviluppate, anche grazie a un team di para-atleti coinvolti nei test, puntano a ridurre drasticamente i prezzi senza compromettere funzionalità e sicurezza. Una protesi da scialpinismo ha oggi un costo di produzione intorno ai 2.500 euro, con l’obiettivo di scendere sotto i 1.000 sul mercato. Per il running, si parte da circa 2.000 euro, ma con margini di ulteriore riduzione grazie all’utilizzo combinato di materiali come legno, fibra di vetro e carbonio.


Parallelamente, il progetto cresce anche sul piano esperienziale: test in ambiente reale, uscite in montagna, obiettivi condivisi. Non solo sviluppo tecnico, ma anche visione. Far vedere cosa è possibile fare, creare un immaginario diverso, più inclusivo.
Adaptive non è solo un progetto di innovazione, ma un cambio di prospettiva. Perché rendere accessibile lo sport significa allargare davvero i confini della montagna. E, in fondo, ricordare che i limiti più difficili da superare non sono sempre quelli fisici, ma quelli legati alle opportunità.
© foto Michele Guarneri
