Pelvoux 2013: la roulette della Sprint Race

Giornata in chiaroscuro: quando una cerniera costa una medaglia

La forte nevicata è caduta nel giorno giusto: il teatro di gara delimitato su una pista di sci alpino ne ha guadagnato tecnicamente ed esteticamente.  
Dopo l’esperienza negativa delle Sprint Race di Coppa del mondo a Les Marecottes, qui a Pelvoux invece le cose sono filate lisce. Buona continuità di gara sul percorso, ritardi al vero minimo, stress delle attese tra i turni per gli atleti ridotto a termini ragionevoli.  

QUALIFICHE E BATTERIE –
Nelle qualifiche sono andati tutti al loro meglio per guadagnarsi le batterie. In queste passano i primi due, più i due migliori terzi classificati recuperati dai tempi della qualificazione (‘Happy loosers’), quindi la battaglia in batteria continuava anche oltre il secondo posto, a vantaggio dello spettacolo.   

SPETTACOLARI SPRINT RACES
-Spettacolo offerto soprattutto dalle dimostrazioni di potenza sulla salita di partenza: pendenza moderata per un centinaio di metri lineari, e poi un secco cambio di pendenza da percorrere a inversioni obbligate. Ancora qualche evoluzione della preparazione e dei materiali,  e assisteremo a Sprint Races interamente in alternato e corsa.  

CAMBI DECISIVI –
Ma la prestazione tecnico-atletica non è l’unico fattore che gioca nelle sprint, anzi forse non è neppure il più importante. Oggi il medagliere italiano ha risentito in misura decisiva di tutto quello che può accadere nei cambi di assetto.
Sicuramente anche gli altri team hanno almeno altrettanti episodi su cui recriminare, ma raccontiamo qualcuno dei nostri ‘inghippi’, almeno quelli decisivi:
– Robert Antonioli sale la finale in modo strepitoso. E’ secondo ma insieme al primo e con margine sugli altri. Sci sullo zaino per il tratto a piedi: una piccola difficoltà con la fettuccia gli fa perdere la testa condivisa della finale e riparte quarto. Recupera il podio in cima. Ripartirebbe ancora secondo per la semplice discesa finale, ma la zip della tuta si chiude solo al secondo tentativo. Un secondo o due al massimo. Quarto. 
– Giulia Compagnoni arriva all’ultimo cambio primissima con margine su tutti.  Che sia l’emozione, o la neve sotto la suola, non riesce a centrare gli inserti anteriori. Quinta.
– Luca Faifer, normalmente veloce ed esperto in queste cose, nella concitazione della lotta per il secondo posto che conquisterà ‘sulla neve’ dimentica per una volta di appoggiare i bastoni a terra. Penalità. Fuori dal podio.  

Eccetera. Fa parte di questo sport ripartire in dieci secondi con le pelli ben piegate nella tuta, o fissare istantaneamente gli sci sullo zaino, ma resta ugualmente un po’ di amaro in bocca.  

REGOLAMENTI –
I regolamenti sono chiari e -fin troppo- articolati.
Faifer è rimasto vittima della discrepanza tra quello italiano e quello internazionale riguardo l’obbligo di bastoncini a terra nelle zone. Quando si corre sul filo del secondo ogni gesto dev’essere automatizzato in una catena continua di movimenti. Cambiando gesto improvvisamente e ‘una tantum’ succedono queste cose o si viene infilzati da chi è abituato ai movimenti giusti.
I giovani hanno ragione, a lamentarsi.  

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