Da Vienna a Nizza, in sci e bici: un viaggio di 2.000 chilometri nel cuore delle Alpi
Per chi frequenta il mondo dello scialpinismo il nome di Mathéo Jacquemoud non ha bisogno di presentazioni. Ex campione del mondo, vincitore della Pierra Menta e per anni uno degli interpreti più completi dello skimo moderno, il francese ha deciso di tornare alle origini della disciplina: l’avventura. E lo fa con un progetto che ha il sapore delle grandi traversate alpine, dal nome L’intégrale des Alpes.
L’obiettivo è semplice da raccontare, molto meno da realizzare: attraversare integralmente l’arco alpino da Vienna a Nizza, muovendosi esclusivamente con sci d’alpinismo e bicicletta, senza mezzi motorizzati. Un itinerario che attraversa quattro Paesi: Austria, Svizzera, Italia e Francia, lungo circa 2.000 chilometri complessivi, con un dislivello positivo stimato attorno ai 100.000 metri. Una linea che attraversa il cuore delle Alpi e che tocca alcuni dei massicci più iconici del continente: dal Bernina al Monte Bianco, dal Gran Paradiso fino alle Alpi Marittime.

Dalla competizione all’avventura
Per comprendere il senso di questo progetto bisogna tornare alla storia sportiva di Jacquemoud. Nato nella Drôme e cresciuto tra le montagne del Dévoluy, è stato uno dei protagonisti dello scialpinismo internazionale tra gli anni 2010 e la metà del decennio successivo. Nel suo palmarès figurano titoli mondiali e successi alla Pierra Menta, la gara simbolo dello scialpinismo competitivo.
Negli ultimi anni però il suo percorso ha preso una direzione diversa. Meno pettorali, più montagna. Più traversate, meno classifiche. La traversata dell’arco alpino rappresenta la sintesi di questo passaggio: un progetto che unisce la resistenza di un atleta di livello mondiale con la visione di un alpinista che cerca una linea logica attraverso la catena montuosa più complessa d’Europa. Non a caso Jacquemoud ha partecipato negli ultimi anni ad alcune avventure con Kilian Jornet, tra cui il progetto sui tutti i quattromila delle Alpi, esperienza che gli ha dato la convinzione di poter sostenere giornate consecutive di sforzo estremo senza compromettere lucidità e sicurezza.
La logica della linea
Il progetto non è semplicemente una lunga traversata sciistica. È piuttosto una linea continua attraverso le Alpi, costruita alternando sci e bicicletta. Le sezioni alpine vengono percorse con sci e pelli, sfruttando i grandi ghiacciai e i valichi invernali. Quando la neve scompare, Jacquemoud scende a valle e prosegue in bicicletta, collegando le diverse catene montuose.
Questa scelta non è solo logistica ma anche filosofica: l’idea è non interrompere mai la progressione, mantenendo un movimento continuo lungo l’arco alpino. Il progetto prevede circa 28 tappe e un tempo complessivo inferiore a un mese, un ritmo decisamente sostenuto se si considera che una traversata completa delle Alpi richiede normalmente diversi mesi.
Le difficoltà reali: neve, meteo e gestione dello sforzo, dal punto di vista tecnico, la difficoltà dell’impresa non sta tanto nella singola salita quanto nella gestione della continuità.
Una traversata di questo tipo impone infatti tre variabili fondamentali:

1. La finestra nivologica
La linea attraversa massicci con condizioni molto diverse. Neve primaverile sulle Alpi centrali, innevamento ancora invernale nelle zone più continentali, e probabile fusione già avanzata sulle Alpi meridionali.
2. La gestione del ritmo
Con tappe che possono superare i 3.000–4.000 metri di dislivello giornaliero, la vera sfida sarà mantenere un ritmo sostenibile per settimane.
3. La lucidità decisionale
Jacquemoud non è solo un atleta: è anche guida alpina. E in un progetto di questo tipo la capacità di leggere la montagna ogni giorno diventa decisiva quanto la condizione fisica.
Il ritorno allo spirito originario dello scialpinismo
In un’epoca in cui lo scialpinismo competitivo è sempre più vicino al format olimpico, progetti come questo riportano la disciplina alla sua dimensione più autentica.
Non si tratta di una gara, né di un record puro. È piuttosto un viaggio sportivo attraverso le Alpi, dove la prestazione esiste ma non è l’unico obiettivo.
In fondo lo scialpinismo nasce proprio così: muoversi in montagna in inverno con sci e pelli per attraversare territori, collegare vallate, salire montagne.
Jacquemoud, con questa linea da Vienna al Mediterraneo, sembra voler ricordare proprio questo: che prima ancora di essere uno sport, lo scialpinismo è un modo di viaggiare nelle montagne. E raramente questo viaggio è stato immaginato su una scala così grande.
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© Instagram Mathéo Jacquemoud
