Marathon des Sables, i portacolori italiani

Abbiamo incontrato Marco Olmo e Filippo Salaris a poche ore dal via

Il nostro inviato Paolo Secco ha raccolto alcune testimonianze durante il trasferimento aereo che ha portato gli atleti italiani da Milano a Quarzazate, alle porte del deserto marocchino. Non potevano mancare le impressione dei due portacolori italiani, il sardo Filippo Salaris (1971) e il piemontese Marco Olmo (1948). Oggi pomeriggio è iniziato il lungo viaggio in pullman che porterà l’intera carovana verso il primo bivacco dal quale, domenica 7 aprile, prenderà ufficialmente il via la manifestazione. Gli ultimi siamo i primi. Lungi da me dal fare un paragone con il Vangelo ma in genere nello sport è così (in particolare nelle discipline dove la fatica ed il sacrificio personale la fanno da padrone): gli atleti che mantengono un atteggiamento compassato, semplice, a volte umile, generalmente sono i più forti. Ed è cosi che si presentano Marco Olmo, piemontese, e Filippo Salaris, sardo, i due italiani più forti e che ambiscono ad importanti posizioni di classifica. In particolare Filippo, che per ragioni anagrafiche punta giustamente al piazzamento migliore, solo dopo qualche ora di colloquio, non riesce a trattenere che il suo principale obbiettivo, quest’anno, è di salire sul podio.

FILIPPO SALARIS: SACRIFICI E PASSIONE –
D’altronde le carte in regola le ha tutte. Nel 2012, alla sua prima esperienza alla Marathon des Sables, è arrivato settimo. Successivamente ha avuto modo di confrontarsi in altre competizioni con i migliori della disciplina, e ha vinto. In particolare ha battuto il mitico Mohammad Hansal al Magredi Mountain Trail. In quella circostanza, strano ma vero,  Hansal patì il ‘nostro’ clima, quello umido e afoso e non quello secco delle zone desertiche. Come dice Filippo: abbiamo combattuto ad armi invertite… e ho vinto io. Filippo non nasconde di sentirsi a volte intimorito dal correre spalla a spalla con i mostri sacri, i marocchini Hansal e Rachid El Morabity e il giordano Salameh Al Aqra, ovvero tutti atleti professionisti. Filippo invece è un piccolo impresario edile che per allenarsi si sveglia alle 3,30 del mattino per correre 2 ore e mezza ed essere puntuale in cantiere alle 7, replica in pausa pranzo con un’ora e mezza di corsa come ‘sostitutivo’ del pranzo. In totale sono 250 Km alla settimana. Il lavoro di preparazione è stato imponente e lui dice di sentirsi a posto. Noi gli crediamo ed in cuor nostro nutriamo una certa invidia nei confronti di cotanta costanza e determinazione. 

MARCO OLMO: ESPERIENZA DA VENDERE –
Marco Olmo, dall’alto della sua l’esperienza. Lui, il mito, l’uomo che batte il tempo ma non quello che scandisce i secondi sul cronometro ma quello degli anni che passano; per gli altri non per lui. Passa il tempo e lui è sempre uguale, un macchina, sempre perfetto, sempre uguale, mai un grammo in più mai un grammo in meno. Tutto è studiato, tutto è calcolato. È un uomo che in vita sua ha studiato poco ma che ha viaggiato molto, gareggiato tanto. Questo gli ha aperto la mente e regalato un cultura ampia, è preparato, conosce numeri, date, luoghi, persone. Lo conosco da anni e sinceramente non ho idea di come sia nato il mito dell’uomo schivo, di quello che non parla con nessuno, dell’orso di montagna. In realtà è una persona estremamente cordiale, disponibile, affabile, che non risparmia la battuta. L’unica giustificazione che posso trovare è che Marco è una persona sincera, a volte troppo, che non nasconde nulla e se ti deve mandare a quel paese lo fa, in modo educato, diretto, ma lui dice sempre le cose in faccia. A mio avviso non un difetto ma un pregio. Certo è una persona estremamente educata e posata ma all’occorrenza sa essere anche in giocherellone. Io e lui parliamo in dialetto piemontese, e questo ci fa sentire un po’ a casa entrambi. Come sempre si è preparato al meglio, macinando chilometri nelle sue montagne, prendendo il treno al mattino presto per raggiungere la Francia, per tornare poi a casa passando il confine della montagna. Un modello ‘spallone’ che anziché contrabbandare sigarette trasporta nel suo zainetto barrette e sogni, i suoi e quelli dei suoi innumerevoli fan in Italia e nel mondo. Perfetto e minimalista nell’attrezzatura, tutto ciò che si porterà in gara è calcolato per dimensione e peso. L’esperienza delle sue innumerevoli partecipazioni alla Marathon des Sables gli regala ora tranquillità e rilassatezza. Ma non troppa quando domenica mattina metterà lo zaino sulle spalle e si allineerà a fianco dei migliori per dar vita alla battaglia sulla sabbia.

VERSO IL PRIMO BIVACCO – Con Filippo, Marco e altri 36 italiani al via, molti dei quali alla loro prima partecipazione. Dopo averla a lungo immaginata e forse sognata ora la MdS è anche per loro una realtà, ora non gli resta che viverla. Quella che abbiamo trascorso è stata l’ultima notte in albergo, oggi il lungo viaggio in pullman e camion militari per raggiungere il primo bivacco. Li sarà deserto vero, li ci sarà la vera MdS ad attenderci. 

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