A tu per tu con Geraldine Coccagna, brand manager di Prowinter

La fiera Prowinter, in programma dall’11 al 13 gennaio a Bolzano, si candida sempre più a evento invernale b2b di riferimento per il mondo dell’outdoor. Un’esposizione che, dopo 26 edizioni, si trova in una posizione privilegiata nel panorama fieristico europeo di settore, mentre altri eventi hanno subito trasformazioni profonde e sono in difficoltà. «Abbiamo sempre cercato di essere concreti nell’offerta: costi abbordabili, un target molto definito, legato alla montagna, e soprattutto abbiamo sempre dialogato con le aziende. Anche il cambio di data di qualche anno fa è il frutto della collaborazione con le principali aziende espositrici, fino a ora siamo riusciti a interpretare bene le esigenze dei marchi» esordisce Geraldine Coccagna, brand manager dell’evento di Bolzano, con la quale abbiamo fatto il punto sulle principali novità e i trend.

C’è qualche mercato europeo su cui puntate di più?

«Abbiamo puntato sulle aree vicine di lingua tedesca, Austria e Germania soprattutto, poi la Scandinavia, che si è sempre mossa per venire a ISPO e ora ha scelto Prowinter come fiera di riferimento. Crediamo anche nei Paesi dell’Est: Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia. Sono già clienti importanti per le nostre località sciistiche e ci sono diversi marchi del settore, però non hanno una fiera di riferimento».

Anche nel 2026 riproporrete i Test Days di Carezza. Cosa avete imparato dall’esperienza di questi anni e quali novità ci sono?

«Le decisioni strategiche le sta prendendo il Pool Sci Italia. Nella prima edizione avevamo inserito anche lo scialpinismo, ma le aziende che hanno esposto hanno segnalato che in tre giorni il programma era troppo intenso e i negozianti coinvolti erano interessati prevalentemente ai prodotti da pista. Dall’anno scorso, concentrandosi solo sugli sci da pista, si è lavorato meglio e la risposta dei negozianti è stata positiva. Avere i test e la fiera insieme ha richiesto un impegno da parte dei punti vendita, però  in pochi giorni hanno avuto la possibilità di concentrare tutte le attività».

Dall’anno scorso avete aperto all’outdoor. Quanto incide sulla crescita della fiera questo segmento?

«Già l’anno scorso la collaborazione con l’Italian Outdoor Group è stata molto utile. Da questa edizione apriremo per la prima volta anche un secondo padiglione interamente dedicato all’outdoor con 90 espositori (130 nel settore dedicato allo sci in pista). Possiamo dire che il 40% della fiera è già legata al mondo outdoor. Aprendo il secondo padiglione abbiamo registrato un aumento di 50 espositori rispetto all’anno scorso. Il 30% di tutti gli espositori presenti sono stranieri».

Siete nati come fiera del noleggio, qual è lo stato di salute del segmento in Italia?

«Con il nostro osservatorio Prowinter Lab abbiamo un rapporto diretto con il settore: c’è sempre più qualità. Il numero dei noleggi, soprattutto dopo la pandemia, è diminuito, però molti negozi hanno fatto un salto nella digitalizzazione e nella qualità dei prodotti e dell’esperienza proposta. Credo che in futuro ci sarà sempre più polarizzazione attorno alle strutture più grandi e qualitative, è un’evoluzione normale del mercato. Quello italiano è cresciuto e si è avvicinato ai più maturi, come la Francia, anche grazie alla sempre maggiore presenza di turisti in arrivo da lontano, in aereo, nelle località sciistiche».

Vedete qualche attività più in salute e altre in difficoltà tra gli sport outdoor invernali?

«Lo sci alpino tiene, lo scialpinismo ha avuto un trend positivo e un boom con la pandemia, poi la crescita si è arrestata per effetto di questo grande boom, ma i numeri sono sempre importanti ed è una realtà dinamica. Lo snowboard è stabile, forse in leggera crescita: anche in questo caso c’è stato un boom con il Covid, che ha cannibalizzato la crescita negli anni successivi. Lo sci di fondo ha una presenza costante in fiera».

Il mondo cambia in modo sempre più veloce, come sarà il panorama fieristico outdoor tra cinque anni?

«Come non so, dove sarà, in Italia. Ci candidiamo a capitale dell’outdoor grazie alla fiera Outdoor di Riva del Garda, che ha appena fatto un accordo con l’European Outdoor Group per diventare la fiera di riferimento estiva. Noi abbiamo il pieno supporto dell’Italian Outdoor Group e dei marchi scandinavi, ma abbiamo contatti con diversi altri outdoor group nazionali. Non crediamo che Amsterdam, nuova sede di ISPO dal 2026, potrà diventare facilmente un riferimento per il panorama degli sport invernali. È importante fare sistema, per fortuna con gli organizzatori degli Orbdays di Riva abbiamo una bella collaborazione, ma anche con il Pool Sci Italia e le organizzazioni nazionali, noi ci crediamo».

 

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