Lettera dalla Nuova Zelanda

© Joe Harrison

Se state pianificando un viaggio sciistico nell’Isola del Sud della Nuova Zelanda, allora probabilmente state pensando di atterrare a Christchurch, saltare in auto/van/bus e dirigervi a Sud verso le località sciistiche dei laghi meridionali di Wanaka e Queenstown. Lì si scia a The Remarkables e Treble Cone e poi si fa festa fino a farsi venire male alla testa. Ma il punto è proprio questo: perché salire su quell’auto/van/bus e guidare verso Sud vedendo svanire velocemente attraverso il finestrino il migliore sci della Nuova Zelanda? Con 12 ski field, la regione di Canterbury ha più posti per sciare di tutte le altre. Molti di questi ski field sono in realtà dei club field gestiti in maniera comunitaria e no profit, il che significa che sono delle specie di comunità sciistiche socialiste.

Nei club field non troverete molte piste battute, né seggiovie, qui gli impianti di risalita sono manovie in stile anni ‘40, un modo semplice, terrificante ed efficace per salire in montagna. L’assenza di discoteche nel raggio di 100 chilometri fa sì che la scelta migliore per l’après-ski sia quella di pernottare in uno dei lodge dei club field e bere quello che vi siete portati, oppure andare in un pub di campagna ad ascoltare le storie di caccia di contadini dall’aspetto rude o a guardare una partita di rugby (in Nuova Zelanda una vera e propria religione) in tv.

Gli scialpinisti che vogliono provare qualcosa di diverso da quello che potrebbero trovare sulle Alpi o in Nord America saranno accontentati dai letti dei fiumi, dalle foreste e dai ghiacciai delle Alpi di Canterbury. Le cime glaciali del Parco Nazionale Aoraki Mt Cook sono una calamita naturale per gli skialper, ma ci sono molte altre destinazioni meno impegnative ideali per l’esplorazione. Con oltre 900 rifugi situati in tutto il backcountry neozelandese, trovare un posto dove passare la notte in montagna non è mai difficile, ma non dimenticate di portare le scarpe da trekking e le calze di ricambio per i guadi dei fiumi e le lunghe passeggiate nei fitti boschi per rientrare all’auto.

Gli inverni kiwi possono essere più imprevedibili dei tweet di Donald Trump. Alcune bufere fanno diventare bianca l’intera Isola del Sud, ma altri inverni vi vedranno sciare un sacco sul tussock (erba di montagna). La cosa buona è che se la brutta neve vi butta giù, potrete sempre abbandonare gli sci e dirigervi verso uno dei tanti surf break lungo la East Coast: l’acqua sarà gelida ma non c’è niente che una calda muta, una hot steak pie (piatto nazionale) e un flat white coffee (il cappuccino local) non possano risolvere.

Se vi concentrate solo sulla qualità della neve e sulla vita notturna, potreste rimanere delusi da un giro nella piccola e vecchia Nuova Zelanda, ma se siete disposti a superare gli ostacoli, a guadagnare ogni curva e a scambiare la vostra giacca in Gore-Tex con una muta da surf, allora l’avventura sarà difficile da dimenticare. Che poi è lo spirito giusto dopo tutto quello che è successo negli ultimi mesi. Nell’ultima stagione la mancanza di neve ha impedito l’apertura di alcuni club field, lasciando tanti sciatori senza possibilità di scelta se non quella di scambiare gli sci con mute spesse o mountain bike. Aspettiamo con fiducia qualche nuova bufera, dopo tutto quello che il 2020 ci ha gettato addosso, una giornata intera nella powder sarebbe la ricompensa minima.

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© Joe Harrison

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