L’arte del confino

Disegnare tempi migliori nell'era del lockdown

Le Tre Cime di Lavaredo © Ben Tibbetts

«Faceva più freddo di quanto mi aspettassi. Il sole non aveva raggiunto ancora il fondo del ghiacciaio e una leggera brezza catabatica scendeva dalla testa della conca, penetrando sotto le giacche a vento. Di tanto in tanto il silenzio veniva interrotto. Bastavano pochi minuti e il sole del mattino allentava i vincoli che tenevano legate le pietre, facendone cadere qualcuna. In assenza di altri suoni, si sentiva il rumore di ogni singola pietra che scendeva dalle pareti a diversi chilometri di distanza. Poi la pace veniva cancellata dal ruggito di un seracco che crollava sopra il canale del Cordier sull’Aiguille Verte. Le settimane chiuso in casa avevano dato una spinta fortissima alla mia sensazione di stupore per la bellezza di queste masse di roccia e ghiaccio, ma ero frastornato da un’accozzaglia di emozioni contrastanti. Stare lassù non aveva quel sapore di libertà che mi aspettavo, ma mi sembrava un piacere illecito che potevo solamente sorseggiare per paura di ubriacarmi».

© Ben Tibbetts

Descrive così il sapore della libertà dopo il lockdown Ben Tibbetts su Skialper 130 di giugno-luglio in un bell’articolo sul senso dello stare chiusi tra quattro pareti quando vivi ai piedi del Monte Bianco. L’inglese, autore del bel libro Alpenglow, sui quattromila delle Alpi, ha firmato per Skialper un racconto tra ricordi di quelle lunghe settimane, nelle quali ha avuto la fortuna di potere salire in montagna per lavoro, disegni delle grandi pareti Nord delle Alpi e riflessioni sul mestiere di Guida ai tempi del Covid-19 e il futuro. «Oggi siamo 1.500 guide. È probabile, e credo anche auspicabile, che si possa diversificare, se possibile, in vari settori – ha detto a Tibbetts Philippe Collet, un istruttore dell’ENSA (il centro francese di formazione delle Guide alpine) In ogni caso, data la forza dello choc economico, credo che sia ormai certo che il numero di Guide che potranno vivere di questo lavoro diminuirà notevolmente. Ho la sensazione che la nostra professione si stia muovendo verso qualcosa di più diffuso, che possa interessare un pubblico più ampio rivisitando il concetto di avventure local. Il rapporto con il viaggio e con l’idea di andare lontano per appagare la nostra passione diventerà un argomento di seria riflessione».

L’articolo completo è su Skialper 130 di giugno-luglio, ora in edicola e prenotabile anche nel nostro online-shop

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