La quarantesima Pierra Menta si chiude nel segno della Francia, ma lascia anche un messaggio chiaro: l’Italia c’è. Meno appariscente forse, ma solida, continua, capace di stare stabilmente tra i migliori in una delle gare più dure e complete dello scialpinismo.
Quattro giorni, oltre dieci ore di gara complessiva, condizioni variabili e un equilibrio che si è deciso per dettagli minimi. Davanti a tutti, ancora loro: William Bon Mardion e Xavier Gachet, che conquistano la vittoria in 10h24’28”, difendendosi fino all’ultimo dagli attacchi dei connazionali Equy-Damevin, secondi a soli 38 secondi.
Un margine ridottissimo che racconta bene il livello di questa edizione: una gara giocata sul filo, dove ogni tappa ha avuto un peso specifico enorme.

Italia: tre bronzi che valgono più di quanto dicano
Se il podio assoluto maschile vede il terzo posto di Davide Magnini e William Boffelli, a oltre sedici minuti dai vincitori, è guardando alla classifica mondiale long distance che si legge meglio il risultato azzurro.
Michele Boscacci e Robert Antonioli chiudono sesti nella generale, ma conquistano il bronzo mondiale tra le nazionali, confermando una volta di più la loro affidabilità nelle gare lunghe e complesse. Un risultato costruito sulla regolarità, senza picchi clamorosi ma con una gestione lucida delle quattro tappe. In una gara dove si accumula fatica giorno dopo giorno, è spesso questo a fare la differenza.
Ancora più netto il segnale al femminile. Alba De Silvestro e Lisa Moreschini centrano un doppio terzo posto: bronzo mondiale e terzo gradino del podio nella classifica generale, chiusa in 12h47’13”. Un podio costruito con continuità, sempre presenti nelle posizioni che contano, senza mai uscire davvero dalla gara. Un approccio che, alla Pierra Menta, paga quasi sempre.
Francia dominante, ma gara tutt’altro che scontata
Il dominio francese è evidente, soprattutto nella gara femminile, dove Emily Harrop e Margot Ravinel hanno imposto il ritmo fin dalla prima tappa, chiudendo in 12h13’15” senza mai dare l’impressione di poter essere realmente attaccate. Ma anche qui, dietro, la lotta è stata serrata, con distacchi costruiti tappa dopo tappa e mai scontati. E lo stesso vale per la gara maschile, dove la sfida interna alla squadra francese ha tenuto aperto il risultato fino all’ultimo giorno. Una dinamica che ha reso la competizione ancora più intensa e spettacolare.


Una gara che resta un riferimento
La Pierra Menta continua a essere qualcosa di unico. Non solo per i numeri, ma per ciò che richiede: capacità di adattamento, gestione della fatica, lettura delle condizioni. Anche quest’anno il meteo ha imposto modifiche e adattamenti, ricordando ancora una volta che qui non vince solo chi ha più gamba, ma chi riesce a interpretare meglio la montagna. Ed è proprio in questo contesto che il risultato italiano assume valore. Tre bronzi, tra generale e mondiale, che raccontano una squadra solida e competitiva, capace di stare stabilmente nel gruppo dei migliori. Forse senza il clamore del dominio francese, ma con una qualità che, su una gara come questa, pesa. E non poco.
Classifica finale maschile
1° William Bon Mardion / Xavier Gachet
2° Samuel Equy / Anselme Damevin
3° Davide Magnini / William Boffelli
4° Nadir Maguet / Anton Palzer
5° François D’Haene / Alexis Bonnet
Classifica finale femminile
1° Emily Harrop / Margot Ravinel
2° Axelle Gachet-Mollaret / Célia Perillat-Pessey
3° Alba De Silvestro / Lisa Moreschini
4° Lena Bonnel / Emily Herry
5° Giulia Murada / Ilaria Veronese
© foto Pierra Menta
