I protagonisti della battaglia al Sellaronda 2014

In una serata da favola i duelli per la vittoria

La partenza da Canazei è senza dubbio la più elettrizzante, l’arrivo a Canazei il più emozionante. Si parte e si arriva in centro al paese, in mezzo al pubblico. Una maratona di scialpinismo a portata di mano e, per chi ha avuto la pazienza di seguirla, anche una gara combattuta con attacchi, recuperi, fughe, sorpassi.
Il fascino del Sellaronda all’ennesima potenza: Dolomiti, luna piena, evento di popolo, e perfino il dramma di sangue e arena in testa alla corsa.

Il pronostico era difficile, come dimostra anche la distribuzione delle scommesse sul risultato finale estratta dal Toto Crazy. Troppe le variabili in gioco, troppo particolare la gara. Il Sellaronda è la Formula 1 dello scialpinismo, sì. Ma può diventare anche la Milano-Sanremo, o un derby in cui ogni risultato è possibile. Però hanno vinto i due che l’hanno interpretata meglio. O meglio, hanno vinto i due uno dei quali era Tadei Pivk. Come lo scorso anno con Brunod, Tadei a un certo punto si è preso la gara sulle spalle. Solo che quest’anno era più difficile, e più difficili i clienti con cui fare i conti. Avere alle costole Manfred Reichegger, Lorenzo Holzknecht, Damiano Lenzi, Anton Palzer, Thomas Martini e Thomas Trettel, e attaccarli, non è facile come dirlo. Diciamo che avere Pietro Lanfranchi in team aiuta, perché sai che il Lanfra piuttosto muore un metro dopo il traguardo, ma fino a lì non molla.

TADEI PIVK RE DEL SELLARONDA –
Così è stato. Grande il Lanfra a tenerlo, ma l’eroe di giornata è stato il monumentale Tadei Pivk, che più che uno sportivo di endurance fa venire alla mente gli atletoni perfetti delle olimpiadi antiche, scolpiti nel marmo dagli artisti dell’antica Grecia. Gli avversari si sono battuti con onore, ci hanno provato tutti, e ognuno ha scontato i rischi che si corrono quando ci si prende la responsabilità di provarci. Il rischio numero uno è quello di far saltare il compagno invece degli avversari. Ma quando si lotta per vincere bisogna osare. Tre squadre hanno osato, una ha vinto: è la dura legge dello sport.

QUESTE BORMINE –
Tutto meno battagliato tra le donne, ma che Francesca Martinelli con Roberta Pedranzini al suo rientro dopo l’infortunio andassero a stabilire il nuovo record, non era così preventivabile. Con tutto il rispetto, anzi un po’ di più ancora, le ragazze avrebbero già dato durante il loro luminoso passato. Stasera avrebbero anche potuto godersi meglio i magnifici cieli stellati e la luna piena di questo Sellaronda, vincendolo comunque a mani basse.
E invece no: record. La neve veloce non basta, bisogna spingere, non si sono risparmiate, eppure le loro facce erano tra le meno segnate dalla fatica all’arrivo. Amicizia e passione non sono sempre categorie da Libro Cuore, in tanti casi funzionano.

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