Giù al nord

Una giornata inattesa, nell’effimera polvere e nella solitudine dei Monti della Laga

© Alice Linari

Una piacevole brezza ci accarezza la pelle, una delle tante stranezze di inverni sempre più atipici in Appennino. L’Appennino centrale è caratterizzato da condizioni meteo variabili, ma il climate change ha reso tutto ciò ancora più imprevedibile. Tornare sulla catena dei Monti della Laga, Colle del Vento e Monte di Mezzo è un po’ come andare oltre la distruzione del sisma del 2016. Attraversare Amatrice, con il campanile della sua chiesa, unica struttura rimasta in piedi, e gli altri paesi quasi del tutto rasi al suolo per raggiungere Campotosto, da dove iniziano le salite, è come allontanare il passato e riconnettersi al futuro che verrà. 

Le salite con le pelli verso le vette, quasi tutte a Est della catena della Laga, attraversano bellissime faggete che sembrano avere lo stesso pattern per quanto sono regolari e simmetriche. Fuori dal bosco si continua a fare traccia risalendo pendii ondulati e dolci su una neve ancora fredda, condizioni insolite per questo posto, dove solitamente le creste sono battute dal vento e la neve è icy e insidiosa.

Raggiunto Colle del Vento si gode di una fantastica vista sul Mare Adriatico a Est, Gran Sasso a Sud-Est e Lago di Campotosto a Ovest. Il paesaggio richiama scenari tipicamente nordici, il contrasto tra le alte vette, le dolci colline coperte di neve, il lago di Campotosto e la luce bassa all’orizzonte è fantastico. L’assenza del solito fastidioso vento, da cui il toponimo, ci dà modo di godere ancora per un istante del paesaggio. A Nord le vette si susseguono tra un vado – il più noto il Vado di Annibale – e l’altro. Monte Gorzano, Pizzo di Moscio, Macera della Morte, Pizzo di Sevo e più a Nord i Monti Sibillini.

È tempo di andare: la discesa nella powder, nel canale Sud-Est con vista Gran Sasso e sui pendii dolci e poi nella larga faggeta fino ad arrivare al lago dà un gran gusto. Ogni volta che torno in Appennino vengo su queste montagne, ma condizioni di neve così non le avevo mai trovate. Un’altra stranezza degli inverni appenninici. Arrivati al lago ci fermiamo ad ammirare le ultimi luci del tramonto sul Gran Sasso e Monte Corvo, torneremo presto!

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