Boffelli e Jacquemoud riscrivono la traversata
Ci sono linee che non sono solo itinerari, ma veri racconti incisi nella geografia alpina. La Chamonix–Zermatt è una di queste: un filo che unisce due capitali dell’alpinismo attraversando il cuore più glaciale e severo delle Alpi. Un viaggio che per generazioni ha significato lentezza, rifugi, meteo da interpretare. Oggi, sempre più spesso, diventa anche terreno di velocità.
A spingere ancora più in là questo confine sono stati William Boffelli e Mathéo Jacquemoud, capaci di completare la traversata in 13 ore e 27 minuti. Un tempo che non è solo un numero, ma una dichiarazione: la Haute Route può essere percorsa in un’unica tirata, trasformando un viaggio di più giorni in una lunga, continua accelerazione.
La loro partenza è avvenuta nel cuore della notte, da Chamonix, con l’obiettivo di attraversare oltre 100 chilometri e più di 8000 metri di dislivello positivo fino a Zermatt, senza soste. Un gesto che ribalta la natura stessa dell’itinerario, normalmente suddiviso in tappe tra rifugi, pause e adattamenti alle condizioni.
Eppure, per capire davvero questo record, bisogna guardare indietro. La Haute Route nasce all’inizio del Novecento come evoluzione dello spirito esplorativo alpino: collegare due vallate simbolo attraverso ghiacciai allora poco conosciuti, passando per luoghi come il bacino dell’Argentière, i grandi altipiani dell’Otemma, Arolla e il Col de Valpelline. Un itinerario che ha sempre avuto qualcosa di iniziatico, più simile a una spedizione che a una semplice gita.
Il record firmato da Boffelli e Jacquemoud si inserisce in una trasformazione più ampia dello sci alpinismo contemporaneo, dove le grandi classiche diventano terreno di confronto fast and light. Il loro tempo abbatte sensibilmente i riferimenti precedenti e racconta non solo una prestazione fisica, ma anche un’evoluzione culturale della disciplina. Eppure, in mezzo a questa corsa contro il tempo, resta qualcosa di profondamente tradizionale: la cordata. Non una sfida individuale, ma un movimento condiviso, un ritmo comune costruito per ore sugli stessi passi. È forse questo il punto di contatto tra passato e presente: la velocità cambia, ma la montagna continua a chiedere relazione.
Il record femminile, poche ore dopo

Quasi in risposta diretta, a distanza di poche ore, anche la traccia al femminile della Haute Route è stata riscritta. A firmarla sono state Hillary Gerardi e Valentine Fabre, che hanno riportato il record nelle loro mani chiudendo la traversata in poco più di 22 ore, migliorando nettamente il riferimento precedente.
La loro non è una storia nuova su questa linea. Già nel 2021 erano state le prime a completare la Chamonix–Zermatt in un’unica spinta tutta al femminile, aprendo di fatto una nuova prospettiva su quello che era possibile fare su questo itinerario
Negli anni successivi il record era stato abbassato, segno che anche nel mondo femminile le Haute Route stanno diventando terreno di confronto sempre più competitivo. Ma questa nuova prestazione rappresenta qualcosa di più di una semplice restituzione: è la conferma di una maturità atletica e tecnica che permette di affrontare oltre 100 chilometri di ghiacciai e dislivelli in meno di un giorno.
Anche in questo caso, la partenza notturna e la progressione continua raccontano un approccio identico a quello visto tra gli uomini: ritmo costante, transizioni ridotte al minimo, capacità di adattarsi a un terreno che cambia continuamente tra salite, creste e lunghe sezioni su ghiacciaio.
© foto Noa Barrau / Adrien Colleur
