Dalle nevi della Bernina al cuore delle Alpi occidentali, il progetto di Jacquemoud prosegue con forza, sfidando condizioni meteo avverse e terreni tecnici, tra lunghe giornate di ski‑touring, pedalate e imprese alpine di grande impegno.

Dalle Alpi Retiche verso il Ticino e oltre

Dopo la partenza da Bernina, Matheo ha dovuto fare i conti con tempeste persistenti, neve abbondante e meteo instabile che hanno complicato ogni passo. Da St. Moritz ha raggiunto il Lago di Como, per poi attraversare le Alpi del Ticino in lunghe tappe impegnative. Una notte sotto le stelle, con l’amico Noa Barrau, lo ha visto superare il Nufenenpass in Valais, e il giorno successivo ha proseguito verso Saas‑Fee scendendo e risalendo valloni e colli innevati.
Questa prima parte della traversata ha messo alla prova adattamento e resistenza, richiedendo più volte un cambio di piano per rispondere alle condizioni in montagna.

La tappa successiva doveva portarlo verso Zermatt, ma una nuova perturbazione ha bloccato il cammino: insieme a Clément Parisse, Matheo ha tentato più volte di superare l’Adlerpass, senza riuscirvi, e ha dovuto fare marcia indietro fino a Saas‑Fee. In ogni difficoltà, però, cresce la determinazione di proseguire verso nord‑ovest, verso la meta finale.

Sulla Route della Patrouille des Glaciers e oltre

La seconda parte del viaggio è iniziata da Zermatt, dove Matheo è partito nelle prime ore della notte con Juste LaBorne e Clément Parisse, seguendo l’itinerario storico della Patrouille des Glaciers, una delle gare di scialpinismo più iconiche delle Alpi. Dopo 9 ore di impegno continuo e con il sostegno di amici come Vivian Bruchez, Antoine Socquet ed Eliot Retulli, il gruppo ha raggiunto Verbier intorno a mezzogiorno. Da qui Matheo ha cavalcato in bicicletta fino a Champex‑Lac, dove ha ripreso gli sci e ha portato l’avventura fino alla stazione de Le Tour, ai piedi di Chamonix (Francia), prima di concludere la giornata dopo oltre 16 ore di sforzo totale.

Il giorno successivo lo ha visto affrontare il Monte Bianco (4.810 m). Nonostante il forte vento in quota al risveglio, Matheo è partito con l’idea di sfruttare un miglioramento nel pomeriggio. Con la via classica dei Grands Mulets impraticabile, ha scelto di salire lungo la normale estiva in condizioni invernali. Oltre i 3.600 m, la neve dura, tracce assenti e ice traverse sull’arête des Bosses hanno rallentato la progressione, ma alla fine Matheo è riuscito a raggiungere la cima in solitaria alle 14:00, affrontando condizioni difficili e tecniche.

Scendendo verso Chamonix, dopo una breve notte, Matheo ha proseguito verso il meraviglioso Mer de Glace e ha risalito la Vallée Blanche fino al Col de Toula, per poi valicare il confine verso l’Italia lungo il percorso dello Skyway Mont Blanc. Non si è fermato, anzi: ha preso ancora la bicicletta fino al Gran Paradiso (4.061 m), dove ha è salito in cima, raggiunta in circa 3h30 nel fitto della nebbia, prima di ridiscendere e chiudere un raid di oltre 40 ore consecutive di sforzo.

Verso le grandi traversate delle Alpi

La rotta di Matheo segue, in parte, le tracce della celebre Haute Route Chamonix–Zermatt, considerata una delle traversate scialpinistiche più iconiche, che da sempre collega due capitali dell’alpinismo, passando tra panorami glaciali, colli oltre i 3.000 m e scenari mozzafiato tra Monte Bianco e Cervino.

Questo tipo di itinerario non è solo un viaggio: rappresenta un dialogo profondo con la montagna, dove ogni passo, curva e salita richiede esperienza, resistenza e capacità di gestione delle condizioni alpine. Per chi ama lo scialpinismo e le traversate di alta montagna, è un sogno carico di significati e di sfide.

L’eredità e la passione oltre i numeri

Il progetto di Matheo non è semplicemente una serie di tappe: è un invito continuo a vivere la montagna con cuore, rispetto e capacità di adattamento. In ogni condizione, dalla tempesta alla neve instabile, l’unica costante è stata la volontà di superare ogni ostacolo, di proseguire con passo deciso verso ciò che rimane di questa grande traversata.

 

 

© foto Noa Barrau e Thibaut Marot

 

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