Avevamo tutto e non lo sapevamo

Poco conosciuta, la Valle Gesso è stato il luogo dove, inconsapevolmente, abbiamo vissuto l'entrata dell'Italia nel lockdown del Covid-19. E dove ci piacerebbe tornare per la prima sciata

© Federico Ravassard

«Dopo un caffè partiamo dal Valasco portandoci dietro un asse di legno, ci servirà ad attraversare un ruscello senza dover allungare inutilmente fino al ponte situato in fondo alla piana. Il canale è stretto, ma mai ripido. Si snoda attraverso pareti di granito rossastro che sono una delle caratteristiche della zona, ben riassunte dalla Cresta Savoia che si snoda qualche chilometro più a monte. Trecento metri, poco più o poco meno. Pochi per essere l’obiettivo di una giornata, ma abbastanza per rientrare in una concezione di scialpinismo che in Italia stenta ancora ad avere seguito: anziché voler programmare la gita in funzione di una cima precisa, in alcune aree ha più senso fare l’avvicinamento iniziale e solo dopo decidere dove puntare gli sci, in base all’appetito e al menù del giorno. Come, ad esempio, la valle del Valasco, dove sono presenti pendii di qualsiasi esposizione e inclinazione».

© Federico Ravassard

Scrive così Federico Ravassard nell’articolo di apertura di Skialper 129 di aprile-maggio, che ha regalato anche la copertina al numero attualmente in edicola. Avevamo tutto e non lo sapevamo il titolo. Sì, perché Federico si è ritrovato in uno degli angoli più selvaggi d’Italia, dove il distanziamento sociale è la norma, proprio nel momento in cui è stato dichiarato il lockdown nazionale. «Cis nel frattempo controlla nervoso il telefono, fino a quando arriva la notizia che cambierà il corso della nostra primavera, e per nostra si intende quella dell’intero Paese: in conferenza stampa il premier Conte ha appena dichiarato lo stato di lockdown in tutta Italia in risposta all’aggravarsi dell’epidemia. Ci guardiamo negli occhi consci che ora la situazione si farà parecchio complicata, per dirla con un eufemismo. In altre parole: siamo tutti fottuti». Così fare scialpinismo nel Parco Naturale Alpi Marittime soggiornando in un rifugio ex reale casa di caccia sabauda, guardando le vette e canali dove si snodano decine di itinerari, si è trasformata in un lusso e nella scusa per riflettere su quanto siamo stati fortunati fino a oggi ad avere tutto, anche se spesso non ce ne siamo resi conto fino in fondo.

© Federico Ravassard

«Scendiamo uno alla volta, dandoci il cambio alla guida del gruppo. Le pareti che ci circondano sono alte, si potrebbe credere di essere ben altrove. Anche se poi, a pensarci bene, le Marittime hanno ben poco da invidiare ad altri massicci, qui la quota relativamente modesta viene compensata dalle abbondanti nevicate, merito proprio della vicinanza con il Mediterraneo, e la morfologia complicata sembra essere studiata apposta per soddisfare desideri di pornografia scivolatoria». Se le vacanze torneranno a essere più local, come è probabile, qui in Valle Gesso, nel Parco Naturale Alpi Marittime, potrete vivere esperienze in un certo senso esotiche e quella sensazione di isolamento sempre più rara sulle Alpi. Sapevatelo e… se volete approfondire l’argomento, non rimane che leggere Skialper di aprile-maggio.

Skialper 129 è in distribuzione in edicola, oppure puoi ordinare la tua copia qui

© Federico Ravassard
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