La prima ripetizione di Drifter’s Escape, una delle vie trad più difficili al mondo, porta la firma dell’italiano Pietro Vidi. Il 13 ottobre 2026, sul granito dello Stawamus Chief, a Squamish, in Canada, il ventitreenne ha completato la salita liberata nel 2025 dallo statunitense Connor Herson, confermando il grado proposto di 9a+/5.15a. Un risultato che segna un nuovo capitolo nell’arrampicata trad, dove la difficoltà dei movimenti si combina con la necessità di proteggersi autonomamente durante la progressione.

Sulla parete dello Stawamus Chief, una delle grandi strutture di granito che dominano Squamish, Drifter’s Escape segue due fessure parallele su una placca leggermente strapiombante, per circa 20 metri di arrampicata estenuante. La via risale al 1975, quando venne affrontata in artificiale, ma è stata liberata soltanto nel luglio 2025 da Herson, dopo due stagioni di lavoro. Il risultato è una combinazione rara di forza, precisione e capacità di leggere la roccia: dopo una partenza con passaggi di boulder e due spit, la salita prosegue su fessure sottilissime, dove le protezioni mobili devono essere piazzate direttamente dal climber. Due sezioni particolarmente dure, assimilabili a problemi di boulder di 8a, sono intervallate da passaggi in fessura di difficoltà elevatissima.

Vidi ha raccontato la salita in un post Instagram, partendo da una frase che restituisce bene il senso della sfida: «The Drifter did eventually escape». Il processo, spiega, è stato particolarmente impegnativo anche dal punto di vista mentale. Erano anni che non dedicava così tante sessioni a un singolo progetto, finendo per esserne completamente assorbito. La parete sembrava seguirlo ovunque: da ogni angolo della città continuava a vedere lo Stawamus Chief e quella caratteristica fascia di granito bianco, quasi fosse la via stessa a ricordargli costantemente la sfida ancora aperta.

La difficoltà non stava soltanto nella forza necessaria per superare i passaggi chiave. Vidi descrive un’arrampicata estremamente complessa e tecnica, in cui ogni dettaglio conta: la posizione di ciascun dito sulle prese e nelle fessure, gli incastri delle punte dei piedi in aperture sottilissime, la precisione richiesta per mantenere l’equilibrio. A Squamish, scrive, non si può semplicemente forzare il movimento: bisogna lasciare che il corpo trovi il proprio equilibrio, quasi galleggiando sulla roccia.

 

Dopo alcune sessioni, i movimenti più precari hanno cominciato a prendere forma. La svolta è arrivata con la scoperta di un riposo senza mani a metà via e di una sequenza alternativa nella parte alta. Due soluzioni che gli hanno restituito fiducia e motivazione, permettendogli di affrontare il progetto con una prospettiva diversa.
Vidi ha anche scelto di piazzare meno protezioni rispetto a Herson, per risparmiare energie e rendere più efficiente la prima parte della salita. Una decisione che ha però aumentato l’esposizione psicologica, rendendo alcuni tentativi particolarmente tesi. Durante il secondo giorno di prove dal basso è riuscito inaspettatamente a superare l’ultimo passaggio duro, salvo perdere la presa subito dopo, mentre si allungava verso l’appiglio finale.
Da quel momento la pressione è cresciuta. Vidi si sentiva pronto a chiudere il progetto, ma le condizioni e la necessità di gestire la propria testa lo hanno costretto ad aspettare il momento giusto. Dopo altre due cadute proprio sull’ultimo movimento, il 13 ottobre è arrivato finalmente il tentativo perfetto: una progressione fluida, senza esitazioni, fino a superare l’ultima cengia.

Con questa ripetizione, Vidi conferma il grado di 9a+/5.15a proposto da Herson, collocando Drifter’s Escape tra le vie trad più difficili mai salite. Una disciplina in cui il grado non racconta tutto: oltre alla difficoltà fisica, contano la qualità delle protezioni, la gestione del rischio e la capacità di affrontare passaggi estremi senza rinunciare alla libertà di movimento.
Per il climber trentino, la salita si aggiunge a un curriculum già notevole, costruito attraversando diverse discipline dell’arrampicata. Tra i suoi risultati figurano le ripetizioni di Meltdown e Magic Line nello Yosemite, entrambe tra le grandi classiche del trad ad altissimo livello e la salita di Tribe a Cadarese, in Italia. Nel 2025 ha inoltre realizzato la seconda salita in libera di Lurking Fear, una big wall di 19 tiri su El Capitan, in Yosemite, liberata per la prima volta da Tommy Caldwell e Beth Rodden circa 25 anni prima.

La ripetizione di Drifter’s Escape conferma così la versatilità di Vidi, capace di muoversi tra boulder, grandi pareti e vie trad di altissima difficoltà. Ma racconta anche qualcosa di meno misurabile: il tempo investito in un progetto, la fatica di convivere con un passaggio che continua a sfuggire e la capacità di aspettare, dopo tante cadute, il momento in cui tutto finalmente funziona. A volte, per liberare una via, non basta trovare la sequenza giusta, bisogna anche riuscire a lasciarla andare.

 

© foto Instagram Pietro Vidi

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