Dalle pareti del Karakoram alle creste delle Ande, passando per l’Himalaya nepalese, i Piolets d’Or non sono semplicemente gli Oscar dell’alpinismo. Ogni anno, una giuria internazionale seleziona alcune delle ascensioni più significative della stagione precedente, valutandole non soltanto per la difficoltà tecnica o per l’importanza della vetta raggiunta, ma soprattutto per lo stile, l’autonomia delle cordate, lo spirito di esplorazione e la capacità di affrontare una montagna con mezzi essenziali. L’obiettivo è riconoscere un’idea di alpinismo in cui il modo di salire conta almeno quanto la cima: meno risorse, più responsabilità e avventura. L’edizione 2026, ospitata dal 21 al 25 ottobre nell’Oisans-Vénéon, in Francia, ha premiato quattro ascensioni realizzate nel 2025, assegnato una menzione speciale a Tiphaine Dupérier e consegnato il riconoscimento alla carriera a Peter Habeler.

Quattro ascensioni, quattro modi di esplorare

Nel Karakoram pakistano, Ethan Berman, Maarten van Haeren e Sebastián Pelletti hanno realizzato la prima salita del pilastro sud-orientale dell’Ultar Sar (7.388 m), una linea di 3.100 metri chiamata Shooting the Moon. La parete era stata tentata numerose volte senza successo. La cordata ha raggiunto la vetta l’11 giugno, affrontando difficoltà di arrampicata su roccia e terreno misto in quota, per poi rientrare lungo la stessa via con oltre 70 doppie. Un’impresa che ha convinto la giuria per l’impegno, l’autosufficienza e il lavoro di squadra.

Sempre nel Karakoram, George Ponsonby e James Price hanno aperto Secrets, Shepherds, Sex and Serendipity, una via di circa 3.000 metri sulla parete nord-occidentale dell’Aikache Chhok (6.673 m). I due giovani alpinisti hanno raggiunto la cima dopo otto giorni di salita, superando difficoltà tecniche su ghiaccio e terreno misto. La discesa, attraverso versanti mai percorsi prima, ha richiesto altri due giorni e un bivacco a 5.000 metri. La giuria ha sottolineato il carattere esplorativo dell’ascensione, compiuta in una zona poco frequentata e con possibilità di soccorso praticamente nulle.

Dall’Asia al Sudamerica, sulle Ande peruviane, Bru Busom, Rubén Sanmartín e Marc Toralles hanno completato la prima traversata integrale dello Yerupajá Grande (6.634 m), nella Cordillera Huayhuash. La cordata ha aperto una nuova linea sullo sperone e sulla cresta orientale, raggiungendo la cima principale e proseguendo lungo una cresta affilata fino allo Yerupajá Sur, prima di scendere per il versante sud-orientale. Cinque giorni di arrampicata, con passaggi tecnici e tratti esposti, senza una possibilità realistica di ritirata una volta raggiunta la parte alta della cresta. Un risultato che dimostra come le grandi avventure alpinistiche siano ancora possibili anche lontano dalle montagne più celebri dell’Himalaya.

Il quarto riconoscimento va a Nicolas Jean e Benjamin Védrines per la prima salita dello Jannu Est (7.460 m), in Nepal, lungo la parete nord e la cresta est. La via, chiamata Le Sommet des Pieux, supera circa 2.300 metri di dislivello su terreno ripido, tra neve, ghiaccio e misto, con difficoltà fino a M6 e WI5. I due francesi hanno raggiunto la vetta il 15 ottobre 2025, dopo aver trascorso la notte in parete a 6.200 metri e aver affrontato una cresta sommitale stretta e corniciata. La discesa lungo la via di salita ha richiesto circa 50 doppie. Per la giuria, un esempio di alpinismo leggero e veloce ai massimi livelli, in un ambiente remoto e impegnativo.

Tiphaine Dupérier, dalla vetta alla discesa

La menzione speciale per l’alpinismo femminile è stata assegnata alla francese Tiphaine Dupérier, guida alpina e sciatrice estrema, protagonista nel 2025 di una delle ascensioni più significative dell’anno alle alte quote. Insieme a David Goettler e al compagno Boris Langenstein ha compiuto la prima salita in stile alpino della via Schell sul versante Rupal del Nanga Parbat (8.125 m). Dupérier e Langenstein hanno poi realizzato la prima discesa con gli sci dalla vetta lungo questo versante, affrontando una montagna che lascia poco spazio all’improvvisazione. Una spedizione che corona un progetto inseguito per sette anni e che si inserisce in un percorso costellato di ascensioni e discese di grande difficoltà, dalle Alpi alle montagne dell’Asia.

Peter Habeler, una carriera che ha cambiato l’alpinismo

Il Piolet d’Or alla carriera, intitolato a Walter Bonatti, è andato a Peter Habeler, nato nel 1942 in Tirolo e figura centrale dell’alpinismo moderno. Il suo nome è legato soprattutto alla cordata con Reinhold Messner e alla storica salita dell’Everest del 1978, la prima senza ossigeno supplementare. Due anni prima, i due avevano già aperto una nuova strada nell’approccio alle grandi quote con la salita del Gasherbrum I in stile alpino, con equipaggiamento ridotto e senza l’organizzazione pesante delle spedizioni tradizionali. Dalle grandi pareti delle Alpi alle montagne più alte del mondo, Habeler ha contribuito a dimostrare che leggerezza, preparazione e autonomia potevano diventare strumenti decisivi per esplorare l’alta montagna. Un’eredità che riflette pienamente lo spirito dei Piolets d’Or.

 

 

© foto Les Piolets d’Or

Iscriviti alla newsletter


Mulatero Editore utilizzerà le informazioni fornite in questo modulo per inviare newsletter, fornire aggiornamenti ed iniziative di marketing.
Per informazioni sulla nostra Policy puoi consultare questo link: (Privacy Policy)

Puoi annullare l’iscrizione in qualsiasi momento facendo clic sul collegamento a piè di pagina delle nostre e-mail.

Abbonati a Skialper

la tua rivista preferita
a partire da 57 €per 6 numeri

La nostra sede

MULATERO EDITORE
via Giovanni Flecchia, 58
10010 – Piverone (TO) – Italy
tel ‭0125 72615‬
info@mulatero.it – www.mulatero.it
P.iva e C.F. 08903180019

SKIALPER
è una rivista cartacea a diffusione nazionale.

Numero Registro Stampa 51 (già autorizzazione del tribunale di Torino n. 4855 del 05/12/1995).
La Mulatero Editore è iscritta nel Registro degli Operatori di Comunicazione con il numero 21697

Privacy Policy - Cookie Policy

Privacy Preference Center

X