Quando un ghiacciaio scompare, per noi la storia finisce lì. Una fotografia del prima e del dopo, qualche numero impressionante, l’ennesima prova di un cambiamento climatico che corre più veloce di quanto vorremmo. Ma per il territorio che emerge da sotto il ghiaccio, quella storia è appena cominciata.
Qualche giorno fa sono stata sulla Mer de Glace, invitata da Millet per conoscere Ice&Life, un progetto sostenuto dal brand. Con noi c’era Jean-Baptiste Bosson, glaciologo e coordinatore dell’iniziativa. La cosa più interessante che mi sono portata a casa non riguarda tanto il ghiaccio che stiamo perdendo, quanto quello che lascia dietro di sé.
Quando un ghiacciaio si ritira, libera territori sui quali lentamente comincia a svilupparsi la vita. Nascono laghi, arrivano le prime specie vegetali, si formano nuovi ecosistemi. Ambienti fragili, ancora poco conosciuti e spesso scarsamente tutelati. Le prime a colonizzare questi terreni sono le cosiddette piante pioniere, specie capaci di attecchire anche su suoli poverissimi, quasi privi di sostanza organica. Con il tempo contribuiscono a creare le condizioni perché altre forme di vita possano insediarsi.
Ice&Life lavora proprio su questo. I ricercatori mappano i territori liberati dal ghiaccio, studiano la comparsa di nuove specie e seguono l’evoluzione di questi ambienti. Ma non si fermano alla ricerca: collaborano con amministrazioni e istituzioni per creare nuove aree protette e impedire che questi spazi vengano occupati o trasformati prima ancora di averne compreso il valore. Un lavoro che ha già contribuito a portare la tutela degli ecosistemi postglaciali tra gli obiettivi della strategia francese per la biodiversità entro il 2030. Quando pensiamo a un’area protetta, ci vengono in mente soprattutto animali, boschi, specie vegetali da salvaguardare. Molto meno spesso pensiamo ai ghiacciai, e ancora meno ai territori che stanno emergendo dalla loro ritirata. Eppure, anche quelli sono ecosistemi che meritano protezione, possibilmente prima che qualcuno decida cosa farne.
Ed è fondamentale che anche i brand outdoor facciano la loro parte, sostenendo la ricerca scientifica e la tutela degli ambienti sui quali costruiscono il proprio business. Come sta facendo Millet con Ice&Life. Perché chi dalla montagna trae profitto dovrebbe anche contribuire a proteggerne il futuro, senza lasciare che siano sempre altri a farsene carico. «Il profitto non è tutto e la crescita non può essere infinita. Noi cerchiamo un equilibrio», mi ha detto Sacha Millet mentre camminavamo sulla Mer de Glace.
Mi sembra un buon punto da cui partire.
© foto COMUNITY LAB
