A volte si fatica per abbassare i record di pochi minuti altre volte si cambia completamente la percezione di ciò che sembrava possibile. Il nuovo FKT firmato da Sophie Woods cambia radicalmente la nostra percezione di traversata delle Alpi.

L’ultrarunner neozelandese ha completato la Via Alpina in 28 giorni, 17 ore e 59 minuti, stabilendo il nuovo Fastest Known Time (FKT) assoluto sul celebre itinerario che attraversa l’intero arco alpino da Muggia, alle porte di Trieste, fino al Principato di Monaco. Un tempo che non migliora soltanto il primato femminile, ma supera anche quello maschile, abbassando di oltre una settimana il precedente record assoluto.

La Via Alpina non è un sentiero qualsiasi. Il tracciato attuale misura 2.018 chilometri e accumula oltre 117.000 metri di dislivello positivo, attraversando otto Paesi: Italia, Slovenia, Austria, Germania, Liechtenstein, Svizzera, ancora Italia, Francia e infine Monaco, lungo alcuni dei passaggi più spettacolari e impegnativi delle Alpi. Per dare un’idea delle dimensioni dell’impresa, significa affrontare un dislivello equivalente a circa dodici ascensioni dell’Everest, distribuite in meno di un mese.

Per riuscirci Woods ha mantenuto una media impressionante di oltre 70 chilometri e più di 4.000 metri di salita ogni giorno, muovendosi per 14-18 ore quotidiane. Un ritmo che avrebbe già del sorprendente in condizioni ideali, ma che quest’estate si è scontrato con due intense ondate di calore, temporali, incendi boschivi e deviazioni obbligate lungo il percorso.

La quarantaduenne, nata in Nuova Zelanda ma residente nel Regno Unito e conosciuta nelle competizioni anche con il cognome da nubile Sophie Grant, non è nuova alle grandi avventure alpine. Nel suo curriculum figurano tre partecipazioni concluse al Tor des Géants, diversi piazzamenti di rilievo nelle grandi ultra europee e una lunga esperienza nello skyrunning. Ma la Via Alpina rappresentava qualcosa di diverso: non una gara, bensì un progetto personale costruito giorno dopo giorno, dove la vera sfida era continuare a muoversi quando il corpo chiedeva di fermarsi.

Anche l’approccio mentale è stato determinante. Woods ha raccontato di non aver mai pensato ai 2.000 chilometri nella loro interezza, ma di aver suddiviso il viaggio in piccoli obiettivi: una giornata, un’ora, persino pochi minuti alla volta. Un modo per rendere affrontabile qualcosa che, visto nella sua totalità, sarebbe parso semplicemente impossibile.

L’impresa conferma anche un’altra tendenza ormai evidente nel mondo dell’endurance: le grandi traversate stanno vivendo una nuova stagione. Sempre più atleti scelgono di misurarsi con itinerari storici piuttosto che con gare tradizionali, trasformando sentieri iconici in palcoscenici per sfide dove contano resistenza, logistica, capacità di adattamento e conoscenza della montagna almeno quanto la velocità.

La Via Alpina, nata per unire l’intero arco alpino attraverso una rete di sentieri escursionistici, aggiunge così un nuovo capitolo alla propria storia. E il tempo di 28 giorni, 17 ore e 59 minuti fissato da Sophie Woods diventa il nuovo riferimento assoluto per chi, un giorno, vorrà provare a correre da Trieste fino al Mediterraneo inseguendo il filo delle Alpi.

 

Trovate sul suo profilo Instagram il racconto della traversata giorno per giorno.

 

© foto Instagram Sophie Woods

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