Ski-alp e Olimpiadi: occasione ma a quale costo?

Un'interessante riflessione del sito nordamericano skintrack.com

La ISMF, federazione di riferimento dello ski-alp, è finalmente stata ammessa tra le federazioni olimpiche. Lo abbiamo già scritto su skialper.it e nel prossimo numero di Up & Down, in edicola a partire dalla prossima settimana, affrontiamo la questione con un’ampia intervista al presidente della federazione Mariotta. Questo, però, non vuol dire che il gioco è fatto. Per essere ammessi ai Giochi il CIO valuterà attentamente alcuni aspetti. Si è occupato della questione con un interessante articolo il sito nordamericano skintrack.com. Facciamo nostra la riflessione di Stano Faban perché affronta in maniera critica alcuni aspetti non secondari della questione scialpinismo-Olimpiadi. «In primo luogo il CIO riconosce che c’è uno sport sufficientemente popolare e organizzato, poi lo osserva e cerca di capire se è sufficientemente ‘vendibile’ per le televisioni; infine, può includerlo negli sport olimpici» scrive Stano Faban* e aggiunge: «… il CIO deve inoltre considerare se aggiungere un nuovo sport o sostituirlo a un altro. è business, niente altro. Che sia uno sport environmentally friendly o no, ci deve essere un ritorno sull’investimento». 

LA CHIAVE BROADCASTING – Alcuni dati sul business del broadcasting fanno riflettere per capire quanto sarà fondamentale: il 47% degli introiti del CIO derivano proprio dalla vendita dei diritti tv, contro il 45% delle sponsorizzazioni, il 5% dei biglietti e il 3% del licensing. La rete statunitense NBC ha recentemente firmato un accordo per i diritti delle Olimpiadi dal 2021 al 2032 del valore di 7,65 miliardi di dollari. Che cosa significa questo per lo ski-alp? «Che diventerà sport olimpico e rimarrà molto simile a quello che è ora se i broadcaster troveranno un sistema molto efficiente dal punto di vista dei costi per riprendere le gare su ogni tipo di terreno e con ogni meteo in modo da bilanciare l’audience non elevatissima oppure che la stessa audience crescerà molto nei prossimi due anni e ‘pagherà’ i costi di produzione e distribuzione». Stano Faban ipotizza anche un’altra, amara, ricetta, il cambiamento drastico dello scialpinismo per abbassare i costi di produzione e renderlo più appetibile per le masse: «… Non sarei sorpreso se questo volesse dire creare dei circuiti da ripetere più volte e evitare terreni problematici e tecnici». Basti pensare che a Sochi la 50 km è stata fatta su un anello relativamente breve percorribile in una dozzina di minuti su meno di due ore di gara. Certo, come ammette Stano Faban, ci potrebbe essere una terza via, con cambi meno drastici… 

UNO SPORT ‘AD ANELLI’? – Interessanti anche le conclusioni alla domanda se le Olimpiadi sarebbero positive per lo ski-alp. Lasciamo a ognuno di voi lettori la risposta, qui ci limitiamo a riportate le conclusioni del blogger statunitense. «Sono abbastanza indeciso sulla validità come sport olimpico: se diventerà uno sport su anelli e terreni non naturali sarà ancora lo ski-alp che abbiamo conosciuto?… Se guardiamo la Sprint, credo che sia stata inventata proprio per venire incontro alle esigenze televisive del CIO. Mi piace? È scialpinismo? No. … Però le Olimpiadi porterebbero soldi e farebbero conoscere lo ski-alp a tante persone, facendolo crescere. Per questo saremmo felici che quello che consideriamo il più bello sport al mondo fosse conosciuto da più persone. In definitiva la sola cosa che possiamo fare è stare attenti e chiedere dei cambiamenti se non ci piace la direzione presa dallo ski-alp». Pensieri sensati ai quali però si contrappone quello di Laetitia Roux che sul prossimo numero si Up & Down dice che una delle gare che ama di più è proprio la Sprint… E voi cosa ne pensate?  

*Stano Faban, fondatore del sito skintrack.com nel 2009, slovacco trasferitosi in Canada nella vita è un web designer e fa parte della nazionale canadese di scialpinismo
 

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