Martinelli-Pedranzini forever

Intervista a Francesca sul futuro della coppia d'oro

Negli ultimi tempi era stata paventata una scelta di ritiro dalle competizioni da parte delle due grandi portacolori del nostro ski-alp. Poi sono arrivate delle smentite parziali da parte delle interessate ma mai nulla di ufficiale. Così approfittando di un nostro viaggio di lavoro a Bormio siamo andati direttamente a casa della Franci per saperne di più.
L’ambiente familiare della nostra forte atleta, con i due figli e il marito, è ancora molto permeato di voglia di agonismo. La nostra sensazione è stata quella che la Martinelli, e anche la Roberta Pedranzini, abbiano ancora una gran voglia di sciare e di confrontarsi a livello mondiale. Anche il marito, Davide Canclini, coinvolto a 360° nello ski-alp valtellinese, sembra propendere per una prosecuzione dell’attività agonistica.
Sostanzialmente le due atlete, che noi per abbreviare il tutto abbiamo sempre chiamato «bormine», gareggeranno verosimilmente nelle gare a coppie, vera essenza dello scialpinismo race.
Difficilmente le vedremo nelle prime individuali di Coppa del Mondo ma più probabilmente nelle gare inserite nel calendario della Grande Course.

Bella gatta da pelare questa per Oscarone Angeloni…
«Eeehh…» Ci guarda un po’ smarrita ma determinata l’atleta. «Adesso vedremo…»

Secondo te come si può conciliare questa vostra disponibilità parziale con le esigenze e le regole di una squadra nazionale?
«Sì, può essere un problema, ma d’altronde noi vorremmo impegnarci solo a questo livello.»

E per un’eventuale convocazione ai Mondiali di Claut?
«Anche lì propenderemmo soprattutto per partecipare alla gara a coppie…»

Purtroppo lo ski-alp femminile in Italia non offre grandi possibilità: senza le bormine siamo veramente in brache di tela. Ci auguriamo che Francesca e Roberta all’ultimo ci ripensino e si adattino ad affrontare ancora un ultimo anno duro partecipando a tutto il calendario agonistico nell’attesa che qualcuno si faccia avanti per affiancare le due forti atlete affinché ci sia un trait d’union generazionale fra chi va verso il finale di carriera e chi inizia.
La cosa che in un certo senso ci conforta è che la carica agonistica delle bormine è intatta e allora ne vedremo certamente delle belle.

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