Le bormine, patrimonio dello ski-alp

Ma un altr'anno saranno ancora al via?

Ci siamo abituati negli anni a dare per scontato che le bormine non avrebbero fallito i grandi appuntamenti, che anche in situazioni poco felici per i colori azzurri poi alla fine sarebbero arrivate loro a tirare su le quotazioni della squadra azzurra…
Io le chiamo le bormine, forse anche qualcun altro le chiama così. Questo termine è il nome di un trattore a quattro trazioni, inarrestabile. Proprio come le due ragazze di Bormio che viaggiano in assetto costante con Francesca davanti e Roberta dietro: il loro ritmo, anche a questa Pierra Menta, è stato molto elevato, frequenze alte, mai strappi o variazioni di ritmo, movimenti all’unisono e via!
Roux e Mirò hanno tentato di insidiarle nel terzo giorno di gara ma questo tentativo deve aver inciso duramente nelle riserve di carburante della catalana che ci è sembrata meno sorridente del solito nei passaggi chiave.
E se la Franci e la Roberta decidono di mollare? Guardando indietro non vediamo nessuno in lontananza che possa prendere il loro posto. Clos e Rocca hanno fatto un grande balzo di qualità proprio nelle ultimissime gare importanti ma non hanno ancora quel passetto che contraddistingue le due grandi quando fanno sul serio.
E dietro ancora? Cazzanelli ha trovato una compagna, la Martha Beuchod. Le due tuttavia non sono ancora in grado di far male, ma c’è tempo… E poi? Per ora all’orizzonte non vediamo nulla o ben poco. Martina Valmassoi si è persa un po’ con il cambio di categoria e la Piccagnoni dovrebbe trovare una compagna in grado di competere ad alto livello.
Intanto assaporiamo queste lezioni di classe delle due bormine, forse saranno le ultime.

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