Il racconto del grande raid dell'Adamello

Quota, distanza, condizioni difficili hanno esaltato i concorrenti

Le condizioni invernali hanno dilatato i tempi di percorrenza di questa super-traversata.
Anche i lunghissimi tratti che attraversano il Pian di neve e il ghiacciaio dell’Adamello, impostati in discesa dal c.o. per agevolare i chilometrici trasferimenti tra le due dorsali di cresta, si sono rivelati infiniti per via della neve soffice e lenta. Freddo, ambiente, lunghezza, altitudine, incognite hanno reso oggi questa gara un evento letteralmente epico, che i concorrenti non scorderanno tanto facilmente.  

LA GARA ASSOLUTA –
Sulla prima lunga salita, che portava in quota fino al Passo Presena, le tre squadre di testa hanno marciato insieme. Anzi, Bon Mardion leggermente staccato lasciava sperare il team Holzknecht-Boscacci specialmente, con quest’ultimo particolarmente aggressivo dietro a Jacquemoud che sembrava rallentare il gruppo per permettere il rientro del compagno.  

Fino al rifugio Garibaldi il vantaggio massimo dei due fuoriclasse francesi si limitava a un minuto circa, molto elastico. Ma sulla lunga salita all’Adamello, attraverso il Passo degli Inglesi e la cresta, gli inseguitori hanno deciso di fare il proprio ritmo per evitare la crisi, mentre i francesi addirittura allungavano. Tattica  francese che ha pagato, perché i due hanno preso in breve circa 6′ di vantaggio, ma soprattutto perché hanno tenuto alla distanza: cosa niente affatto scontata con queste condizioni, a 3500 metri e a metà di un percorso infinito.  

Nel frattempo da radio corsa le difficili comunicazioni davano e confermavano un distacco inverosimile, salito a oltre 10′, con conseguenti interrogativi da parte di tutti in zona arrivo.  Ma una volta ritornati ad affacciarsi sul versante a vista tutto è ritornato nella norma, con distacchi ‘fisiologici’ che si sono mantenuti fino all’arrivo.  

Alla fine William Bon Mardion  e Mathéo Jacquemoud hanno vinto inevitabilmente, come da pronostico. Lenzi e Eydallin hanno fatto una bella gara perché hanno tenuto dietro il team Holzknecht-Boscacci particolarmente competitivo in questa fase della stagione. Sevennec e Gachet hanno sfruttato il Pisgana, una delle discese più lunghe delle Alpi, per superare Beccari-Kuhar.

LE DONNE DEL RAID – Ennesima passerella trionfale per Mireia Mirò e Laetitia Roux, che hanno chiuso in 6h 29′ 24". Per loro non si può parlare tecnicamente di ‘gara’. Certamente si sono godute il tifo delle centinaia di scialpinisti sul percorso che al passaggio dei team femminili raddoppiavano il baccano!

Durante la gara si sono fatte avanti le giovanissime Axelle Mollaret  e Jennifer Fiechter, seconde al Presena, seguite dalle più esperte valtellinesi Francesca Martinelli e Silvia Rocca. E le giovanissime hanno tenuto benissimo anche la distanza: seconde fino al traguardo, conservando il margine.  

IL PUBBLICO –
Menzione d’onore per il tifo da stadio, scaldato ulteriormente da centinaia di infernali trombette distribuite dal C.O.: un’ idea di grandissimo effetto. Dopo le prime dieci squadre, i concorrenti non potevano fare a meno di rallentare e guardarsi attorno meravigliati mentre scollinavano in un frastuono infernale. A passo Presena stazionavano almeno trecento persone, ma dalle 6.00 ma per almeno tre ore una fila ininterrotta di scialpinisti saliva e transitava per inoltrarsi in Adamello e raggiungere in prevalenza gli accessi al Pisgana.  

Organizzazione eccezionale e qualcosa in più ancora. Solo così ci si può permettere di far entrare negli sterminati ghiacciai dell’Adamello una competizione di circuito ‘La Grande Course’ con settecento concorrenti, e con queste prospettive meteo. Solo pochi anni fa e con strutture organizzative ‘normali’ sarebbe stato impensabile.  

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