Il privilegio della libertà

Alla ricerca dei sentieri sconosciuti e del gioco

© Kilian Jornet

Viviamo una vita programmata fin nei minimi dettagli, invece il bello è partire alla scoperta, solo con la propria voglia di fare sport nella natura, che sia camminare o correre. È lo spirito che permea un po’ tutto Skialper 131 di agosto-settembre. Lo abbiamo anche scritto in copertina: non abbiamo seguito il sentiero, ma la nostra voglia di scoprire. Ed è quello che scrive Emelie Forsberg in un capitolo tratto dal libro Correre, vivere, pubblicato dalla nostra casa editrice. Ecco perché quel capitolo lo abbiamo riproposto all’interno di Skialper 131. «Lasciare i sentieri è eccitante. E lo è ancora di più cambiare itinerario seguendo il proprioistinto. La sensazione che hai quando raggiungi la cima è unica» scrive Emelie.
È proprio questo il privilegio della libertà. Un privilegio che inconsciamente abbiamo sempre avuto, ma questa strana estate ce lo ha fatto riscoprire.
Per farvi venire voglia di comprare Skialper 131 e il meraviglioso libro di Emelie, ma anche per aiutarvi a uscire con le scarpe da trail e il giusto spirito, condividiamo anche sul nostro sito il contributo della trail runner svedese.

Nella High Coast della Svezia, dove sono cresciuta, la natura è selvaggia. I boschi sono secolari e invitano al gioco, con i loro grandi alberi, i licheni sulle rocce e un terreno caotico dove vedi appena cosa c’è sotto i piedi quando esci dal sentiero. Le spiagge di ciottoli sono lunghe, con grandi e piccole rocce che si tuffano nel mare. Qui mi diverto a giocare, a trovare la strada più veloce e le spiagge sembrano non finire mai.
Sono uscita a correre con un’amica nella parte meridionale della High Coast. È la prima volta che viene da queste parti e anche per me le spiagge di ciottoli, grandiose rocce e le fitte foreste sembrano nuove, nonostante le conosca bene. Stiamo correndo lungo un sentiero, di tanto in tanto parliamo, in altri momenti ci concentriamo sulla corsa e lasciamo fluire i nostri pensieri, come è giusto che sia quando stai fuori più ore. Sulla via del rientro vediamo una piccola cima interessante perché le rocce formano un plateau sulla parte alta. Vogliamo andarci e questo significa che staremo fuori ben più tempo di quanto previsto, ma rimanere sul sentiero e perdere la nostra avventura è impossibile. Man mano che ci addentriamo nel bosco il muschio ricopre completamente il terreno ed è necessario essere concentrati al massimo. Piano piano corriamo da un lato all’altro. A volte è più veloce la mia amica, a volte sono io a scegliere il percorso più rapido. Siamo concentrate e la collina che vedevamo lontano ora è alla nostra portata.

Lasciare i sentieri è eccitante. E lo è ancora di più cambiare itinerario seguendo il proprio istinto. La sensazione che hai quando raggiungi la cima è unica. E noi l’abbiamo raggiunta! Abbiamo scelto questo itinerario perché sembrava così intrigante, non perché dovevamo o era programmato. È stato fantastico anche se niente di più di una deviazione dal percorso. Lasciare spazio alla curiosità, ai propri desideri pervivere una nuova esperienza: non abbiamo seguito il sentiero ma la nostra voglia di scoprire. La curiosità ha un posto importante nella mia vita, è la benzina. Non sempre però vado avanti, magari trovo un nuovo itinerario e mi piace, ma se il terreno è troppo difficile torno indietro. La cosa più importante è provarci. A volte quando corri è necessario inseguire i tuoi pensieri e cercare nuove idee. Solo chi agisce con il cuore riesce a lasciarsi andare e seguire il suo istinto. Così trova nuove prospettive, prova esperienze sconosciute e cresce.
A volte ho paura di perdere per strada il lato più giocoso di me nel tentativo di diventare la migliore runner o scialpinista. Poi però mi basta pensare a uno dei tanti bei ricordi, per esempio quello del Grand Teton National Park, negli Stati Uniti, per tranquillizzarmi.

Stavo correndo con Kilian, il mio compagno di misfatti. Avevamo guardato le mappe e vi- sto una montagna un po’ più in là, ma senza nessun sentiero, che finiva presso un grande lago. La montagna saliva proprio oltre lo specchio d’acqua, dall’altra parte. Così abbiamo deciso di correre nel bosco, ma ci siamo trovati ingolfati in un terreno stile giungla e quattro chilometri hanno richiesto ben tre ore. Ma wow, è stato fantastico! Volevamo salire sul Mount Marcon, che pochi hanno salito. Arrivare in vetta è stato veloce: la nostra curiosità e il sollievo che abbiamo provato a non dovere correre saltando su e giù dai rami e cespugli hanno reso tutto un bel gioco. Al ritorno abbiamo deciso di nuotare. Abbiamo avvolto i nostri smartphone nelle magliette e le abbiamo arrotolate attorno alla testa. Non possiamo certo dire di essere dei provetti nuotatori, Kilian sembrava quasi un cane. Abbiamo riso a crepapelle, ma è stata un’impresa faticosa e impegnativa. Con inostri turbanti abbiamo continuato a nuotare con calma e due chilometri sono sembrati lunghi come l’andata in quel bosco stile giungla. Se esiterò a lasciare la strada programmata, ricordi come questo mi aiuteranno a decidere di cambiare sentiero.

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