Donne e montagna, quale futuro?

Ad Arco di è svolto il primo meeting delle donne Guide alpine e un climbing day tutto al femminile. Un'occasione per riflettere su numeri e prospettive

© Camilla Pizzini

Sono solo 16 le donne Guide alpine su 1.129 uomini: meno del 2% riesce, infatti, a trasformare la passione in un lavoro. È iniziata proprio attorno a questi dati la riflessione che ci ha spinto come Donne di Montagna a organizzare il primo Meeting delle Donne Guide alpine e il primo Women’s Climbing Day, eventi che si sono svolti il 9-10 novembre ad Arco di Trento.

La due giorni, supportata da Montura, Garda Trentino e Grivel, si è aperta con la tavola rotonda 0,1 Differenze di genere nelle professioni ad alto rischio, vantaggi e opportunità. A dare il via al dibattito la Guida alpina di Courmayer Anna Torretta (prima e unica donna della Società Guide – la più vecchia Società delle Guide in Italia):

«Non è possibile che dal 1984 con Renata Rossi le Guide alpine donne non siano cresciute, e siamo ancora un numero inferiore al 2%. Penso che le donne abbiano bisogno di incoraggiamenti e di spinte per poter cambiare il sistema modernoha affermato la Torretta – Noi donne Guide alpine non siamo piccoli uomini che vogliamo emulare, ma abbiamo le nostre capacità per poter affrontare le situazioni. Bisogna sradicare e sconvolgere questa idea».

Pietro Giglio, presidente nazionale delle Guide alpine, si è detto aperto a nuove idee e prospettive. Lui stesso ha invitato le Guide a mettersi in gioco: «Mi auguro che questo convegno serva a far cadere dei muri. Ben venga una Guida donna presidente».

«Quando penso alla figura della Guida alpina vedo un professionista preparato e qualificato, non importa se sia esso uomo o donna. Vedo una persona con l’esperienza e la passione necessarie per accompagnare consapevolmente persone in montagna, a 360 gradi» ha aggiunto la Guida alpina e testatore della nostra Outdoor Guide Elisabetta Caserini.

Marika Favé (oltre che Guida è anche maestra di sci da 22 anni e anche lei testatrice per Skialper, ma per la Buyer’s Guiide) ha ricordato come, anche nel mondo dello sci, si è dovuto combattere contro resistenze e incertezze: «Nella mia scuola di sci, a Campitello di Fassa, noi maestre rimaniamo la minoranza ma siamo le più richieste, perché siamo più brave con i bambini e sappiamo il russo. A livello di considerazione siamo allo stesso livello dei maschi. Così un giorno sarà anche per donne Guide alpine».

A portare la sua testimonianza anche la bresciana Giulia Venturelli, classe 1990, la più giovane donna Guida alpina che è intervenuta insieme alle colleghe Anna Monari (Piemonte), Ivana De Zanna (Veneto) e Monica Malgarotto (Veneto).  Una sorta di cordata al femminile contro il pregiudizio, in un ambiente prettamente maschile, come quello delle Guide alpine, che prevede una selezione davvero dura: prove fisiche con arrampicata su ghiaccio, roccia e di scialpinismo. Quando si è diventate Aspiranti ci vogliono ancora due anni di lavoro per potere accedere all’ultimo esame per diventare Guida alpina.

«E pensare nel 1911 l’alpinista austriaco Paul Preus riteneva che le donne fossero la rovina dell’alpinismo» ha aggiunto Barbara Poggio, prorettrice alle politiche di equità e diversità dell’Università di Trento.

Intervenuta alla tavola rotonda anche Antonella Bellutti, biolimpionica nel ciclismo su pista. Grande il suo impegno nel diffondere le pari opportunità nello sport ed è testimonial anche di Assist, l’Associazione nazionale atlete. Hanno portato il loro contributo alla tavola rotonda Marta Bonomi, vice presidente dell’Associazione degli Accompagnatori di Media montagna e Elena Guella, vice presidente della Sat.  Il giorno seguente 50 ragazze hanno partecipato al primo Women’s Climbing Day, scalando insieme alla falesia Policromuro, di Massone ad Arco. Sono arrivate perfino dalla Sardegna per fare rete, conoscere altre ragazze e scambiarsi pensieri e riflessioni sull’approccio della montagna al femminile.

Le donne Guide alpine hanno raccontato il loro percorso per accedere alla professione e messo a disposizione la loro esperienza. Hanno poi spiegato le manovre di sicurezza in parete e fatto accenni sulla tecnica di arrampicata. Era la prima volta che così tante donne si riunivano per arrampicare insieme e passare una giornata in falesia: molte le storie e le opinioni che si sono intrecciate a corde, rinvii e moschettoni.

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