Kilian Jornet concatena i Fourteener della California e firma un nuovo FKT

Cinque giorni in bici, dal Colorado alla California. Una media di 282 km al giorno, 14 ore in sella, gambe e cuore puntati verso Ovest. Quando finalmente, alla fine della scorsa settimana, Kilian è arrivato al punto di partenza delle Norman’s 13, per mettere un altro tassello al puzzle del suo progetto States of Elevation (il concatenamento dei Fourteeners dei lower 48, nell'Ovest degli Stati Uniti) ad aspettarlo non c’era il riposo. Norman’s 13 è l'itinerario che unisce tredici cime sopra i 4.000 metri della California, due gruppi montuosi uniti da un tratto remoto del John Muir Trail, con oltre 100 miglia (160 km) di distanza, 12.000 metri di dislivello positivo e creste con ingaggio alpinistico. Granito, neve, vento, isolamento. È un viaggio dentro la montagna, ma anche dentro se stessi.

Kilian, come in altri tratti della sua impresa, è stato accompagnato da alcuni runner americani e volti noti della scena outdoor: Matt Zupan, detentore del FKT senza assistenza sul percorso del Norman's 13; Rod Farvard, da subito al suo fianco; poi Dan Patitucci e Kim Strom. Al Taboose Pass lo ha raggiunto Olivia Amber, fresca del suo personale FKT sulla stessa traversata, e nel tratto più tecnico dei Palisades è stato il climber Matt Cornell ad affiancarlo. Giorni interi senza incontrare anima viva: solo laghi ghiacciati, rocce e un cielo mutevole. Non sono mancate le tempeste di neve e un piede schiacciato da un masso. La notte più dura? La salita al Mount Sill, con il buio a rendere tutto ancora più pesante. Alla fine ne è venuto fuori un nuovo FKT (con assistenza): 56 ore, 11 minuti e 4 secondi (in attesa di conferma ufficiale).

© Andy Cochrane

Dopo l’impresa, una tappa a Bishop, dove finalmente Kilian si è concesso una doccia calda, una pizza e un letto vero. Ma il riposo è durato poco. Sabato mattina di nuovo in sella: direzione White Mountain, via cresta Ovest. È stato il suo Fourteener numero 70. La fatica si è fatta sentire, spingendolo a rallentare il ritmo.

Dopo aver raggiunto White Mountain, Kilian ha puntato verso Nord, trascorrendo due lunghe giornate in sella e attraversando Nevada e California, diretto dritto verso il Mount Shasta.Tra il 28 e il 29 settembre, ha percorso 626 chilometri (389 miglia) in poco meno di 30 ore di pedalata, con una media di quasi 200 miglia e 14-15 ore in sella ogni giorno, condividendo il primo giorno con Jason Hardrath.

Il 30 settembre, si è trovato sulla vetta del Mount Shasta, il Fourteener numero 71, affrontando quello che ha definito «uno dei tre venti più folli che abbia mai incontrato in montagna», con temperature percepite di -20 °C. La salita ha portato neve fresca e un buon promemoria a non abbassare la guardia, anche a questo punto avanzato del progetto. Ma non c’è stato tempo di fermarsi, appena lasciata la vetta alle spalle, Kilian è risalito in bici e ha ripreso a pedalare verso Nord, questa volta puntando all’Oregon e allo Stato di Washington.

Statistiche Generali
?? Distanza (miglia / km): 2.738 / 4.406
?️ Cime oltre i 14.000 piedi: 71
⏱️ Attività: 441:38:19
? Dislivello positivo (piedi / metri): 376.200 / 114.682

© Nick Danielson

Un'indagine sull'aumento dei costi per ospitalità e biglietti di Milano-Cortina 2026

Fino a più di 3.000 euro per un week end olimpico, sommando viaggio, pernottamenti e biglietti di ingresso alle gare. Con aumenti rispetto al mese precedente, gennaio 2026, che arrivano al 489%. È quello che emerge da un'inchiesta giornalistica realizzata da Altroconsumo. L'analisi ha riguardato quattro poli dei Giochi del prossimo febbraio: Milano, Bormio, Cortina d'Ampezzo e la Val di Fiemme. Il capoluogo lombardo, insieme alla Val di Fiemme, risulta quello dove la differenza di prezzo tra il periodo pre-olimpico e le settimana a cinque cerchi è minore, con prezzi delle strutture ricettive di circa il doppio, mentre la Valtellina tocca il 489% in più rispetto a gennaio e Cortina (la località più cara) il 344%. 

A conti fatti due persone che partono da una delle principali città italiane, pernottano due notti e acquistano due biglietti, spendono in media 1.792 euro, una cifra che equivale quasi a una mensilità della retribuzione media del 2023. Si va da minimo di 448 euro per chi assiste a una partita di hockey a Milano trovandosi già nel capoluogo lombardo, fino a oltre 3.200 euro per chi sceglie Cortina e le gare di sci alpino, con partenza da Roma. Se invece si sceglie uno dei pacchetti ufficiali di Milano Cortina 2026, che abbinano biglietti, pernottamento e servizi extra come l’accesso a lounge dedicate, catering e gadget esclusivi, la spesa va dal doppio fino a oltre otto volte rispetto alla somma di un biglietto base e di un hotel tre stelle. Curiosamente, tra le strutture ricettive, gli hotel, nonostante i rincari, risultano mediamente meno cari degli appartamenti.

E i biglietti per le gare? I pass più economici sono quelli per le partite di hockey su ghiaccio a Milano, dove si può ancora spendere meno di 100 euro a persona. Sotto i cento euro anche biathlon, curling, sci di fondo, bob e snowboard. Per il pattinaggio di figura si può arrivare a 280 euro.

L'inchiesta di Altroconsumo non contempla lo scialpinismo e lo sci alpino. Abbiamo fatto una ricerca sul sito ufficiale dei Giochi olimpici scoprendo che per lo scialpinismo sono disponibili solo dei pacchetti hospitality, con accesso alla lounge e degustazione di prodotti tipici, a 250 euro. Per lo sci alpino, per esempio per la discesa sulla pista Stelvio di Bormio, i costi dei tagliandi vanno da 100 a 220 euro ma non risultano posti disponibili. 


Fabiola Conti di bronzo e Italia d'oro ai World Mountain and Trail Running Championships

Con il terzo posto nel Long Trail (82 km, 5.078 m D+) del 27 settembre ai Mondiali di Canfranc, sui Pirenei, Fabiola Conti è la stella della spedizione azzurra, ma la sua non è l'unica medaglia. La Conti (10h35'51'') sale sul podio dietro alla statunitense Katie Schide (9h57'59'') e alla nepalese Sunmaya Budha (10h23'03''). La squadra azzurra femminile ha conquistato l'oro grazie anche ai risultati di Martina Valmassoi (settimana), Giuditta Turini (nona), Alice Saggin (ventesima) e Martina Chialvo (ventiquattresima). Tra gli uomini vittoria dello statunitense Jim Walmsley davanti ai francesi Banjamin Roubiol e Lousion Coiffet, con Cristian Minoggio quarto e Francesco Puppi nono. Gli altri azzurri - Andreas Reiterer sedicesimo, Riccardo Montani trentanovesimo e Gionata Cogliati quarantaquattresimo - hanno consentito all'Italia di chiudere medaglia di bronzo nella classifica a squadre. 

Nella gara Mountain Classic (14 km, 767 m D+) del 28 settembre tra gli uomini tripletta africana con Ombogo Kiriago Philemon (Kenya) davanti a Martin Kiprotich (Uganda) e Paul Machoka (Kenya). Primo azzurro Isacco Costa (decimo) davanti a Cesare Maestri. Italia di bronzo dietro a Kenya e Uganda tra le squadre. Nella gara femminile vittoria della tedesca Nina Engelhard davanti alla kenyana Ruth Gitonga Mwihaki e alla svizzera Oria Liaci. Prima azzurra Angela Mattevi, diciassettesima. Italia d'argento nella classifica a squadre femminile under 20, dietro all'Uganda. 

Il 26 settembre è stata la volta dello Short Trail (45 km, 3.469 m D+), vinto al maschile dal francese Frédéric Tranchand davanti allo spagnolo Manuel Merillas e al connazionale Andreu Blanes. Sesto Luca Del Pero, ottavo Davide Magnini e decimo Lorenzo Rota Martir. Per gli azzurri un terzo posto nella gara a squadre. Tra le donne successo della svedese Tove Alexandersson sulla spagnola Sara Alonso e l'inglese Naomi Lang. Prima azzurra Alice Testini, venticinquesima. 

Nel Vertical Uphill (6,38 km, 989 m D+) del 25 settembre dominio di Rémi Bonnet tra gli uomini, davanti ai due kenyani Richard Omaya Atuya e Patrick Kipngeno (primo azzurro Andrea Elia, ottavo); tra le donne la vittoria è andata alla tedesca Nina Engelhard davanti alla finlandese Susanna Saapunki e alla statunitense Anna Gibson. Quinta Francesca Ghelfi e settima Lucia Arnoldo. Per le azzurre però gradino più alto del podio nella gara a squadre.

© La squadra azzurra del Short Trail ©Guberti/WMRA

Atomic Bent 110 GFD, uno sci limited edition per celebrare i Grateful Dead

Atomic ha presentato lo sci Bent 110 GFD in edizione limitata. Progettato in collaborazione con Chris Benchetler, ha il topsheet illustrato con artwork originale ispirato al gruppo musicale dei Grateful Dead, il Bent 110 GFD viene lanciato in contemporanea con il nuovo film di Benchetler Mountains of the Moon, che debutterà a livello globale il 18 ottobre 2025. Questa release esclusiva coincide anche con il 60° anniversario dei Grateful Dead, la cui musica e cultura hanno da sempre fatto parte del ritmo della vita in montagna. Il Bent 110 GFD sfoggia il logo speciale GD60 e grafiche vivaci e psichedeliche create dallo stesso Benchetler, che richiamano le storiche copertine d’album e l’intramontabile eredità visiva dei Dead.

 

Si tratta della terza collaborazione creativa tra Atomic e i Grateful Dead. Il viaggio è iniziato nel 2019 con il Bent 120 GFD, lanciato insieme al film Fire On The Mountain, seguito dal Bent 100 GFD distribuito su scala più ampia. Ora, con il Bent 110 GFD, questa eredità continua, in parallelo al film Mountains of the Moon, che vedrà anche la partecipazione speciale del batterista originale dei Dead, Mickey Hart.

Il Bent 110 GFD in edizione limitata sarà disponibile a partire dall’autunno 2025 presso rivenditori selezionati indicati sotto e su atomic.com. Prezzo al pubblico: 899 euro. 

• Cortina Pro Sport, Cortina d’Ampezzo (BL) 

• Gialdini, Brescia (BS) 

• Mottolino, Livigno (SO) 

• Rossini Sport, Verano Brianza (MB) 

• Technosport, Charvensod (AO) 

• Viglietti Sport, Prato Nevoso – Villanova Mondovì – Frabosa Sottana (CN)


Axelle Gachet-Mollaret: nuovo record del mondo nel chilometro verticale

Axelle Gachet-Mollaret stupisce ancora, questa volta con le scarpe da corsa ai piedi. La notizia arriva dalle Alpi francesi, dal KMV de Nantaux. Nel vertical di 2,3 km x 1.000 m D+ corso lo scorso 13 settembre Axelle ha fermato il cronometro a 33 minuti esatti che rappresenta il nuovo record del mondo della disciplina (curiosamente ha battuto anche il marito Xavier Gachet, salito in 33 minuti e 40 secondi). Gachet-Mollaret ha abbassato di ben 42 secondi il precedente crono di Christel Dewalle, fatto registrare meno di un anno a Fully, in Svizzera, teatro naturale di tutti i record del mondo di chilometro verticale, almeno quelli sui percorsi dove è consentito l’uso dei bastoni. A Fully, infatti, sono stati registrati anche i record maschili, quello di Urban Zemmer del 2014 (primo uomo a scendere sotto i 30 minuti, in 29 minuti e 42 secondi) e di Philip Götsch del 2017 (28 minuti e 53 secondi). Il percorso di Fully? Più corto (1,9 km) e naturalmente ripido. L’appuntamento è il prossimo 18 ottobre. Ci sarà un nuovo record?  

 

 

©️ KMV de Nantaux


Kilian raggiunge tutti i Fourteeners del Colorado

I numeri, come sempre quando c’è di mezzo Kilian Jornet, sono impressionanti. A poco più di una settimana dalla fine della parte in Colorado del suo progetto States of Elevation per concatenare tutti i 67 Fourteeners of the lower 48 aperti al pubblico (le cime di oltre 4.267 metri) degli Stati Uniti (Colorado, California, Washington) by fair means, correndo e in bici, iniziano a filtrare i primi dati. In 16 giorni e 13 tappe Kilian ga raggiunto 56 Fourteeners, è stato in movimento per 267 ore, 10 minuti e 18 secondi. Il dislivello totale ha raggiunto i 79.176 m e la distanza i 2.007 km. 

Martedì scorso, dopo aver superato le mille miglia percorse e 200.000 piedi di dislivello, è stata la volta delle San Juan Mountains, dove si corre la Hardrock. Kilian si è fatto accompagnare dalla trail runner Anna Frost, da Meghan Hicks (che nel 2020 ha fatto registrare il FKT della Nolan’s 14, una delle sezioni del progetto di Kilian), e da Bryon Powell di irunfar.com. La tappa si è conclusa con un gelido tramonto in vetta e una pedalata fino a Ouray in compagnia di Scott Simmons. 

© Nick Danielson

La dodicesima tappa si è conlusa invece con 18 ore di traversata in una delle zone più selvagge del Colorado. Iniziata con una pedalata sulla bici gravel e proseguita in compagnia di Dakota Jones, ha portato il duo a Mount Sneffels, per poi scendere velocemente, pedalare ancora e concedersi un concatenamento di 25 miglia toccando Wilson Peaqk, El Diente e Mount Wilson, con passaggi fino al quarto grado. 

L’ultima tappa, per concatenare i quattro Fourteeners rimasti, ha avuto come teatro il Chicago Basin, in compagnia di Joe Grant. Le ultime vette? Mount Eolus, North Eolus, Sunlight Peak e Windom Peak. 

© Nick Danielson

 


Faletti Mountain Store

Passione di famiglia per la montagna

A Darfo Boario Terme, nel cuore della Vallecamonica, c'è un punto di riferimento per tutti gli amanti della montagna, dello sci e dell’outdoor: Faletti Mountainstore. Un negozio che nasce dalla passione di famiglia e che, dal 2010, è diventato una vera e propria istituzione per chi cerca equipaggiamento tecnico, esperienza e consulenza specializzata. «L'attività affonda le radici nel 1993, quando la nostra famiglia ha iniziato a muovere i primi passi nel mondo della montagna e dello sport – racconta Anna, che oggi gestisce il punto vendita – ma è nel 2010 che abbiamo deciso di aprire Faletti Mountainstore, nella sede storica di Darfo». Oggi il negozio si sviluppa su ben 500 metri quadri di area espositiva, dedicati a chi pratica sci alpino, scialpinismo, trail running e sport outdoor. «Siamo un punto di riferimento per chi cerca non solo prodotti, ma soprattutto competenza e assistenza vera, quella che fa la differenza» spiega Anna, seconda generazione della famiglia Faletti, che porta avanti l’attività con passione e determinazione, affiancata dall’esperienza del padre Franco, il fondatore.

La Vallecamonica è un territorio ricco, noto storicamente per il settore del ferro e dell’industria, ma anche per la sua vocazione naturale all’escursionismo e agli sport montani. Il negozio sorge lungo la prima tappa dell’antica Via Valeriana, che da Darfo arriva fino a Malonno. «Sono molti i trekking che consigliamo ai nostri clienti, tra cui il Darfo-Cervera o l’Erbanno-Monte Altissimo – spiega Anna – percorsi perfetti per chi ama la natura e vuole scoprire la zona». Faletti Mountainstore non è solo un punto vendita, ma anche un partner attivo del territorio, impegnato nel sostenere e promuovere numerose manifestazioni sportive locali. «Collaboriamo da anni con gare come la Darfo-Cervera, l’Erbanno Vertical e la Vallecamonica Vertical – racconta – e nel mondo dell’arrampicata supportiamo la palestra boulder Manopiede». Anche nel settore dello sci alpino, il negozio è protagonista: è sponsor tecnico dello Sci Club Rongai e dello Sci Club Astrio.

Uno dei punti di forza di Faletti Mountainstore è la grande attenzione alla specializzazione tecnica. «Sullo sci alpino siamo molto forti – sottolinea Anna – grazie anche al nostro maestro Andrea, che si occupa della preparazione degli sci e del bootfitting degli scarponi con una cura maniacale». Lo stesso approccio viene applicato allo skialp, dove il negozio offre una vasta scelta di prodotti, seguiti con competenza da Antonio. Per il trail running, invece, è Stefano a guidare i clienti nella scelta della scarpa giusta: “Non si tratta solo di vendere un prodotto, ma di capire chi hai davanti e cosa cerca veramente». Quello che fa davvero la differenza in Faletti Mountainstore sono l’assistenza e il servizio. «Da noi il cliente trova un supporto a 360 gradi, anche nel post-vendita. Se qualcosa non va, ci siamo. E soprattutto, c’è un personale competente che conosce davvero i prodotti».

La scelta dei marchi trattati è frutto di un lavoro di selezione accurata. «Per ogni settore abbiamo consolidato collaborazioni con i brand che riteniamo i migliori – spiega Anna – nello sci alpino siamo racing point per Rossignol e Dynastar, nello skialp partner di Ski Trab e ATK, due eccellenze del Made in Italy. Per il trail running, abbiamo puntato fin da subito su Hoka, e trattiamo anche La Sportiva e Scarpa, per chi cerca il massimo anche nei modelli più tradizionali».

Faletti Mountainstore continua a crescere, con lo sguardo sempre rivolto verso l’alto, come le montagne che lo circondano. «Siamo nati per passione e continuiamo a portare avanti questa missione ogni giorno – conclude Anna – perché crediamo che lo sport in montagna non sia solo una pratica, ma uno stile di vita».

FALETTI MOUNTAIN STORE
Corso Roberto Enea Lepetit, 15 

25047 Darfo Boario Terme (BS)

www.falettimountainstore.it

@sherpamountainshop


Rossignol presenta la nuova scarpa per ultra-distanze Vercors

Circa un anno fa, in occasione dell'UTMB 2024, Rossignol ha presentato a Chamonix Vezor, la sua prima scarpa da trail running. Settimana scorsa, all'UTMB 2025, ecco svelata la Vercors, scarpa per le lunghe distanze che verrà commercializzata nella primavera/estate 2026. Vercors è in realtà il terzo modello da trail del marchio del galletto, che da questa primavera ha in catalogo anche Venosk, calzatura door to trail che si posiziona sotto la top di gamma 'race ready' Vezor. 

Vercors va a chiudere il cerchio e a completare la gamma per la corsa in natura. Se Vezor è indicata per distanze fino a un po' oltre la maratona, infatti, la nuova arrivata ha nelle ultra-distanze la sua anima. La geometria e la tomaia Dragonfly Light favoriscono una falcata fluida ed efficace, senza affaticare il piede. La schiuma E+FOAM morbida ma reattiva assicura un comfort duraturo, anche dopo diverse ore di attività. La suola in mescola proprietaria DuraGrip Ultra offre un'aderenza sicura su tutti i tipi di terreno ed è pensata per la durata. Infine, l'integrazione della nuova piastra comfort Diapazon Shield X-LT protegge il piede a ogni falcata e riduce la fatica, chilometro dopo chilometro. Fedele al suo DNA alpino, Rossignol conferma la sua ambizione di diventare uno dei protagonisti nel segmento del trail running, grazie alla sua storia centenaria e al know-how, collaborando con atleti di alto livello per sviluppare i propri prodotti e puntare alla vittoria. Come Marine Quintard alla MCC nella settimana delle finali UTMB a Chamonix.

ROSSIGNOL VERCORS

Peso: 290 g per scarpa (misura 42) / 250 g per scarpa (misura 38) 

Drop: 6 mm 

Stack: 32 mm 

Tassello: 4 mm 

Ammortizzazione: morbida, reattiva e durevole. 

Terreno: misto


Dare nuova vita a uno sci o piantare un albero per ogni attrezzo prodotto?

Il riutilizzo è il modo più nobile di non far finire prodotti usati in discarica o nell'inceneritore. Più del riciclo dei materiali. Se poi questo teorema viene applicato agli sci che - nonostante i progressi in materia - sono difficilmente riciclabili perché non semplici da disassemblare, il gioco è ancora più divertente. Ed è quello che da anni fa il marchio polacco Majesty con il progetto Skis Re // Defined. In pratica i clienti vengono invitati a non buttare via gli sci che non usano più e a inviarli ad artisti i cui progetti sono stati preventivamente selezionati. I prodotti realizzati con gli sci usati vengono poi premiati da una giuria. Il vincitore della terza edizione, Adam Kabanski, ha realizzato una fotocamera stenopeica con i vecchi sci, mentre, tra i progetti con menzione, c'è anche una lampada abat-jour di Mikołaj Kontraktowicz. Tra le altre proposte, attaccapanni, una lampada con ventola (che ha vinto l'Audience Award), tavolini, sedie. 

Skis Re // Defined (le candidature per la prossima edizione sono state da poco chiuse) non è l'unica iniziativa di Majesty a favore dell'ambiente. Skis 4 Trees prevede che, per ogni sci acquistato, Majesty pianti un albero a nome dello sciatore. Nella sola primavera del 2024 ne sono stati piantati 11.000. L'azienda calcola che per la produzione di uno sci servano circa 0.09 metri cubi di legno, tutto proveniente da foreste di pioppo e di frassino certificate FSC.

https://majestyskis.com/en/


Ad Annecy una convenzione per provare a progettare in modo sostenibile le Olimpiadi Invernali del 2030

Dal 5 all’8 luglio 2025 ad Annecy, in Alta Savoia, si è tenuta la prima Convention Citoyenne Olympique (CCO), un esperimento democratico senza precedenti promosso da Protect Our Winters France con il sostegno di numerosi partner europei. L’obiettivo: coinvolgere direttamente la cittadinanza nella valutazione e co-progettazione dei Giochi Olimpici Invernali del 2030, che la Francia si prepara a ospitare sulle Alpi. 

Una convenzione cittadina per le Alpi e il clima 

La scelta di Annecy non è casuale: situata nel cuore dei territori interessati dai Giochi Invernali del 2030, rappresenta uno snodo chiave per le comunità montane coinvolte. La Convention si è svolta nel contesto dell’aggravarsi della crisi climatica nei territori alpini - dove il surriscaldamento globale procede molto più rapidamente rispetto alla media globale - e della crescente consapevolezza che i grandi eventi sportivi non possono più essere progettati ignorando gli impatti ambientali e sociali. Organizzata in tre fine settimana di lavori collettivi, la prima sessione della CCO ha riunito cinquanta cittadine e cittadini estratti a sorte tra i residenti dei territori alpini francesi. Accompagnati da scienziati, attivisti, rappresentanti istituzionali e tecnici, i partecipanti hanno iniziato un percorso di formazione, confronto e deliberazione finalizzato a formulare raccomandazioni concrete e vincolanti per una gestione sostenibile dei Giochi 2030. 

I temi e le attività: conoscenza, confronto, proposta 

I lavori del weekend si sono articolati attorno a diversi moduli tematici. Si è iniziato con un approfondimento su clima e biosfera, che ha offerto una cornice scientifica condivisa sui principali processi del cambiamento climatico, sia su scala globale che locale, con un’attenzione particolare al contesto alpino e alle sue fragilità. Si è poi discusso dello stato di salute delle Alpi francesi, Un ulteriore spazio è stato dedicato all’analisi degli impatti delle precedenti edizioni dei Giochi Invernali - in particolare Grenoble 1968 e Albertville 1992. per trarne un bilancio, sia in termini ambientali che socio-economici. 

 

© archivio Hans Kammerlander

La case history Milano-Cortina 2026

Infine, POW Italy ha presentato il caso studio di Milano-Cortina 2026, raccontando le criticità emerse nel percorso italiano. In particolare, durante l’intervento sono state raccontate le attività del comitato Open Olympics, un collettivo composto da più di venti associazioni di respiro nazionale, tra cui POW Italy, nato per chiedere piena trasparenza dei giochi olimpici invernali. Inoltre, è stata riportata l’esperienza dei Walkscapes, una  progettualità di POW Italy consistita in due incontri in presenza a Rasun Anterselva e Cortina D'Ampezzo con le comunità che ospiteranno i prossimi giochi invernali. È proprio tramite l’attività dei Walkscape che i rappresentanti di POW Italy hanno potuto farsi portavoce delle riflessioni emerse durante gli incontri sul territorio. Le principali problematiche emerse sono state la mancanza di trasparenza, l’assenza di valutazioni ambientali su molte opere e la scarsa inclusione delle comunità locali nei processi decisionali. 

Quella della partecipazione alla CCO è stata l’occasione perfetta per consegnare ufficialmente ai colleghi di POW France e ai rappresentanti del Comitato organizzatore delle prossime Olimpiadi Invernali francesi il position paper di POW Italy sulle Olimpiadi prossime allo svolgersi nelle Alpi italiane, dal titolo Milano-Cortina 2026: un’opportunità mancata, in cui viene analizzata criticamente l’esperienza italiana per trarne lezioni utili alle future edizioni, a partire da quella prevista nelle Alpi francese. 

«L’esperienza di Milano-Cortina ha mostrato i limiti di un approccio top-down - ha detto Giorgia Garancini, coordinatrice generale di POW Italy - Abbiamo visto come processi decisionali opachi e l’assenza di valutazioni ambientali adeguate possano compromettere la sostenibilità a lungo termine degli eventi. In Francia abbiamo trovato un terreno fertile per riflettere su un’alternativa possibile e concreta. Come advocates per la giustizia climatica, il nostro compito è trasformare l’esperienza vissuta in proposta politica. La Convention di Annecy ci ha dimostrato che un altro modo di costruire le Olimpiadi è non solo possibile, ma necessario».


Centosettanta corsi estivi con le Ortovox Safety Academy

La Ortovox Safety Academy è una delle più note e apprezzate iniziative formative per le attività di montagna, tanto da essere diventata negli anni uno standard internazionale di riferimento per gli appassionati. La sua offerta diversificata comprende i corsi pratici in ambiente in trentacinque scuole di alpinismo e arrampicata in Europa, la piattaforma digitale per l'auto istruzione Safety Academy Lab, e le Guide Book, pratici libretti in formato tascabile per apprendere le nozioni di base sulla sicurezza in montagna e da portare sempre con sé.
L'offerta delle Ortovox Safety Academy per la stagione estiva comprende centosettanta corsi di cui oltre ottanta sul territorio italiano, suddivisi in tre tematiche: alpinismo su ghiacciaio, alpinismo su roccia, arrampicata. Le scuole di Guide alpine che effettuano i corsi Ortovox Safety Academy sul territorio italiano sono Peakshunter Mountain Guides (Valle d’Aosta), Mountain Evolution (Abruzzo), Ossola Outdoor School (Piemonte), Alpine Days Mountain Guide (Trentino), Alp Experience (Lombardia), Oltre La Verticale (Lombardia) e Südtirolalpin (Alto Adige).

Mountaineering Basic

Corso base di alpinismo su roccia, dedicato a chi vuole avvicinarsi ai percorsi alpinistici classici su roccia o in cresta, tecnicamente facili ma in un vero ambiente di alta montagna. Il corso parte dalle tecniche di progressione nell'arrampicata per scalare anche con gli scarponi da alpinismo. Vengono trattate le tecniche di corda per la progressione a tiri di corda e a corda corta, a posizionare le protezioni veloci e allestire le soste. Verrà trattato l’argomento della corretta pianificazione degli itinerari, analizzati i pericoli oggettivi che presenta la montagna di media e alta quota e insegnato come gestire le variabili e l'emergenza.
Quando: da luglio a settembre
Dove: Abruzzo, Valle d'Aosta (area Monte Bianco), Piemonte, Trentino 

High Alpine Touring Basic

Corso di alpinismo su roccia e su ghiacciaio, per imparare a conoscere l'attrezzatura, le legature, la progressione della cordata e le tecniche di cramponage. Oltre all'utilizzo corretto di corda, piccozza e ramponi, il corso ha l'obiettivo di insegnare a orientarsi in modo autonomo sui ghiacciai grazie alla corretta interpretazione del terreno. Per una pratica responsabile vengono introdotte le basilari tecniche di autosoccorso, di intervento in caso di caduta e le tecniche di arresto. Alcune materie teoriche sviluppate in rifugio quali la meteorologia, la topografia e l'uso di applicazioni e strumenti vengono utilizzate per la pianificazione dell'escursione.
Quando: da luglio a settembre
Dove: Abruzzo, Valle d'Aosta (area Monte Bianco), Lombardia, Piemonte e Trentino (Dolomiti)
Durata: 3 o 4 giorni
Livello: per principianti e per aggiornamento

Climbing

Corsi di arrampicata disponibili in tre diversi livelli - Basic (dalla palestra indoor alla falesia), Advanced (arrampicata multipitch), Alpine Climbing (vie alpinistiche) - con un programma specifico per ognuna delle attività che include le tecniche base dell’arrampicata, la pianificazione delle vie, i nodi, le tecniche di sicurezza, la costruzione delle soste e la discesa in corda doppia. I corsi di arrampicata per principianti e progrediti sono finalizzati a trasmettere tutte le conoscenze fondamentali per praticare questa disciplina in sicurezza, con l'obiettivo di ridurre i rischi ed evitare possibili situazioni di emergenza.
Quando: da luglio a settembre
Dove: Alto Adige, Lombardia, Piemonte, Abruzzo
Durata: Basic, 1 giorno; Advanced, 2 giorni; Alpine Climbing, 3 giorni
Livello: da principiante a esperto a seconda del corso

La panoramica completa sui corsi è sempre aggiornata nella pagina dedicata del sito internet di Ortovox.

© Max Draeger

Hans Kammerlander e quella salita e discesa con gli sci dell'Everest da record

© archivio Hans Kammerlander

 

Il 3 maggio 1996 un uomo scende dalla vetta della montagna più alta del mondo. Più precisamente sul versante tibetano. È la prima discesa con gli sci dalla cima dell'Everest, anche se dovrà toglierli in un tratto per mancanza di neve. Hans Kammerlander è passato alla storia come il primo uomo a sciare il tetto del mondo. Ci avevano già provato in diversi, tra i quali Afanassieff e Jaeger nel 1978 e Tardivel nel 1992, tutti sul versante nepalese. Ma nessuno riuscì a partire dalla vetta ed erano stati aiutati dall'utilizzo delle bombole di ossigeno. Dopo di Kammerlander ci proverà lo sloveno Davo Karničar, nel 2000, riuscendo ad arrivare fino al campo base del versante nepalese senza togliere gli sci. Kammerlander ha fatto registrare il record (mai battuto) di salita dal versante tibetano, di 16 ore e 45 minuti, chiudendo salita e discesa in meno di 24 ore, senza ossigeno. 

L'alpinista altoatesino compagno di Messner su sette ottomila è tornato sulla sua discesa in occasione dell'incontro Alpinismo di Vita, organizzato da Sport Specialist nel negozio di Bevera (LC) lo scorso 9 luglio. Insieme a lui anche l'alpinista polacco Krzysztof Wielicki  e Simone Moro. «Per la salita ho puntato sulla massima leggerezza possibile, pensando ad arrivare in vetta senza fermarmi ai campi: l'obiettivo era di provarci se le condizioni fossero state favorevoli oppure di rinunciare lungo il percorso, però così ho potuto evitare di portare tenda, sacco a pelo e altra attrezzatura che avrebbe reso molto più pesante lo zaino». Kammerlander ha svelato che il peso dello zaino era di poco inferiore ai cinque chili inclusi gli sci e che la percentuale più alta era dovuta ai liquidi. «Quando sono arrivato in cima ero stanchissimo e il momento in cui ho visto le punte degli sci sporgere oltre la cresta è stato probabilmente il più intenso della vita». La discesa richiederà circa sei ore. «Non è stata proprio una sciata, ma una scivolata a valle con gli sci, a causa delle condizioni e della stanchezza» ha ammesso Kammerlander, che ha ricordato anche la sua discesa dal Nanga Parbat nel 1990. «Ho sempre pensato a sciare gli ottomila ma finché ero il compagno di Messner era impossibile perché lui non era uno sciatore ed era il capo spedizione, così quando Reinhold ha raggiunto il suo obiettivo, ho iniziato ad andare in Himalaya con gli sci». 

Kammerlander, già Maestro di sci, è arrivato allo sci ripido ispirandosi a Heini Holzer. Dopo l'Everest scierà anche su altre nevi himalayane: quelle del Broad Peak da quota 7.000; quelle del Kangchenjunga da quota 7.500; quelle del K2 nei primi 400 metri dalla vetta. Rimane ancora qualcosa da inventarsi per il futuro? «Ci sarebbe da provare a sciare tutti i 14 ottomila, ma è difficilissimo perché se cadi non soffrirai mai più di mal di denti» ha concluso Kammerlander.

 


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